Trapani è un tuffo al cuore. Lì il 4 giugno dell'89, il Foggia di Pino Caramanno col pari all'ultimo respiro nello scontro diretto col Palermo, tagliava il visto per la B. In campo quel giorno, curiosa coincidenza, c'era anche Gaetano Auteri, che oggi siede sulla panchina della capolista Benevento. Trapani 35 anni dopo per il Foggia di Luciano Zauri diventa un ponte verso un futuro che si spera sia meno incerto di quello attuale.
Lunedì sera al Provinciale i rossoneri proveranno a chiudere un controverso ‘24 con una prova che dia ulteriore forza ad una striscia di risultati che in poco più di 40 giorni hanno scacciato via i cattivi pensieri. E rilanciato le ambizioni di una squadra che nel girone di ritorno vuole tornare ad essere protagonista.
Anche per questo la sfida del monday-night diventa uno snodo cruciale per la stagione di Salines e compagni, che sanno perfettamente che tornare dalla Sicilia col bottino pieno potrebbe dire agganciare quella zona playoff che pronunciata un mese fa pareva essere una bestemmia.
Il Trapani, infatti, al momento sopravanza i dauni di 3 lunghezze ed attualmente è nono, aggrappato alla griglia degli spareggi-promozione. Vincere vorrebbe dire agganciarlo e svoltare definitivamente. Facile a dirsi, meno a farsi.
Sarebbe stata tutta un'altra trasferta, con tante meno implicazioni, senza il terremoto che ha travolto il pianeta amaranto da quando il patron Antonini ha optato per la svolta tecnica: c'erano Musso ed Aronica fino a qualche giorno fa a pilotare la navicella Trapani, ma poi il fato (assieme ad un regolamento quanto meno discutibile) ha cambiato il corso degli eventi. E sull'isola, nel giro di un paio di settimane, ha paracadutato prima Peppino Pavone. E, a ruota, Eziolino Capuano, ovvero il passato rossonero nemmeno troppo lontano che riporta a galla due storie fra di loro agli antipodi.
Pavone sull'isola ci era già arrivato in estate, sponda Messina, auspice il tecnico Modica, allievo di Zeman, per trasferire tutta la sua competenza in un club in affanno, che per restare a galla aveva bisogno del fiuto del dirigente barlettano, abile come pochi a reclutare profili under di prospettiva certa. Pavone, che è subentrato a Domenico Roma, per uno strano scherzo del destino passato nel frattempo (molto inopportunamente) ad occuparsi del Foggia, sarebbe rimasto volentieri in riva allo Stretto ad inseguire col suo plotoncino di giovani promesse una salvezza che avrebbe avuto il sapore dell'impresa. L'ennesima della carriera di un uomo che ala venerabile età di 74 anni non ha perso il vizio di divertirsi inseguendo una idea che in tanti considerano ormai superata. Ma che in un calcio sempre meno sostenibile resta attualissima.
Quando però qualche settimana fa è arrivata la chiamata di patron Antonini, Pavone non ha saputo dire di no, anche perché nel frattempo a Messina la matassa si era ingarbugliata. A Trapani Antonini ha prospettato un futuro a vincere, l'imprenditore romano che già nel basket sta facendo sognare una città col Trapani Shark che punta al tricolore, vuole fare grandi cose anche nel pallone. E chi meglio di Pavone può lanciare la scalata?
Quanto del ds che fu fra gli artefici principali di Zemanlandia ci sia nella scelta di Capuano per la panchina resta però tutto da stabilire. Più facile ipotizzare infatti che si sia trattato di un priscio della proprietà, che in taluni atteggiamenti e prese di posizione ricorda molto il modus operandi di Nicola Canonico. Col quale, com'è noto, Pavone quattro stagioni fa arrivò ai ferri corti e ad un punto di non ritorno.
L'accoppiata Pavone-Capuano è sicuramente atipica, ma non è detto che non possa funzionare.
Il tecnico di Pescopagano, alla sua terza panchina stagionarle, ci ha messo pochissimo a tornare in sella: dopo la fugace ed inconcludente parentesi di Foggia, nessuno si aspettava che in un così breve lasso di tempo avrebbe trovato un altro estimatore. E invece rieccolo in pista l’istrionico allenatore lucano che è appena tornato lì dove 24 anni fa aveva già vissuto un'altra parentesi in amaranto. Che peraltro ha avuto un amaro epilogo in C2, col club che poi sarebbe fallito.
Foggia per Capuano resterà un rimpianto: due volte si è accomodato su quella panchina, ed in entrambe ha fatto dietrofront. Sempre per scelta personale.
L'ultima, nello scorso novembre, ha mollato per incompatibilità con uno spogliatoio che ad un certo punto gli si è rivoltato contro. Non lo dirà mai Capuano, ma è evidente che quella sera a Potenza col Sorrento la squadra si sia ammutinata, spingendolo a rimettere il mandato nelle mani di Canonico.
Accaddero cose inenarrabili già fra il primo ed il secondo tempo, e le dimissioni a fine gara avrebbero sancito l’inevitabile divorzio. Scintilla mai scoccata nello spogliatoio, e rapporto presto logorato col gruppo prima. E con la proprietà poi. Con la quale Capuano ha rotto su due piedi e in malo modo. Anche se poi all'esterno è passato altro.
Trapani-Foggia di lunedì sera mette i brividi già da ora: di qua una squadra che vorrà dimostrare, e tanto, al suo ex allenatore. Di là un tecnico ex un ds che sono stati ripudiati. E che sull'altra sponda vorranno confermare di essere vincenti di fronte.
How to resolve AdBlock issue?


(condividi) in basso allo schermo,
(Aggiungi alla schermata Home).