Un pastrocchio. Dal quale ora sarà interessante verificare come il Palazzo ne verrà fuori. Il girone C di Lega Pro sta lanciando l'allarme sulla sostenibilità del campionato, ma anche i casi della Lucchese nel girone B e della Triestina nel girone A sono emblematici. Il Taranto nel raggruppamento meridionale è out, la Turris quasi, il Messina incorrerà in una penalizzazione, ma anche il club siciliano sembra avere il destino segnato perché il fallimento è dietro l'angolo.
La classifica sarà riscritta, ed il partito degli scontenti inevitabilmente crescerà a dismisura. Ed i piagnistei si sprecheranno. All’appello non mancherà il Foggia, che con ogni probabilità sarà fra le formazioni più penalizzate: se salteranno Taranto e Turris, il club rossonero pagherà infatti dazio con 9 punti in meno come accadrà anche a Messina e Monopoli. Peggio stanno solo Trapani e Casertana che vedranno la propria classifica decurtata addirittura di 10 punti.
Parlare di campionato falsato è pleonastico, il Governo del calcio è chiamato a dare risposte esaurienti. E deve farlo in fretta, perché la stagione vive la sua fase cruciale e molti club per responsabilità che non sono proprie rischiano di mettere a repentaglio il proprio futuro.
"C’è un’emergenza che viviamo da qualche settimana – ha dichiarato nelle ultime ore il presidente della Figc Gabriele Gravina – ed è la sostenibilità intesa come eliminazione di alcune componenti che stanno condizionando l’andamento dei campionati. Non possiamo avere 7-8 società che condizionano il campionato, classifiche riscritte con società che hanno programmato un’annata e subiranno delle modifiche alle classifiche. Non possiamo escludere il fallimento di un’azienda commerciale nell’arco di un anno, ma abbiamo il dovere di salvaguardare le competizioni. Chiederemo garanzie reali sulle partecipazioni delle società, io come Federazione voglio approvare il passaggio di quote di una società. Il primo tema è la sostenibilità, il secondo è ridisegnare il nostro piano strategico. Vogliamo mettere mano a una riforma che non può essere più rinviabile. Bisogna mettere mano a dei format che vanno a inficiare sullo stesso concetto di sostenibilità. Questo format denuncia delle lacune, ci dobbiamo interrogare su questo. I tempi? I tempi sono a ieri, questa è un’esigenza di sistema. Non si può più assistere a quello che stiamo vivendo in queste settimane. Il prossimo Consiglio ci sarà il 27 marzo e speriamo di anticipare di un anno l’attuazione del piano strategico approvato nel 2024. Ci sarà maggior rigore anche con norme che avranno un impatto significativo nell’ambito della valutazione delle partecipazione all’interno delle società. Ci sarà anche un cambiamento a livello di regole per l’ammissione ai campionati e per il controllo delle società durante la stagione. Ringrazio tutte le componenti per la disponibilità dimostrata nell’affrontare un tema così delicato”.
Così Gravina, che è tornato a tirare in ballo la riforma dei campionati.
Ogni anno la solita solfa. Puntuale come una cartella esattoriale i dirigenti federali tirano fuori l’idea della riforma dei tornei come panacea di tutti i mali. Di questo passo ci avranno messo meno tempo a fare il ponte sullo Stretto. Forse. Ma torniamo alle cose di casa nostra senza scivolare in tematiche architettoniche. La celeberrima riforma tra un po’ a furia di parlarne (senza però far nulla realmente…) sta per diventare maggiorenne.
I primi a parlarne erano stati Mario Macalli e Archimede Pitrolo. Era il 2008, ormai più di tre lustri fa. All’epoca c’erano la Prima e la Seconda Divisione, e il trapasso pareva dovesse materializzarsi da un giorno all’altro. Perché forte era la spinta emotiva in favore del cambiamento.
Di acqua sotto i ponti, nel frattempo, ne è passata. E tanta. Ma nulla è cambiato. Anzi, la situazione è drasticamente peggiorata.
Già, perché nel frattempo si sono registrati i casi di Nocerina, Modena, Pro Piacenza, e Catania, tanto per citarne alcuni. Ovvero di club estromessi a stagione in corso dai rispettivi campionati di competenza. Adesso potrebbe toccare al Taranto. E, a stretto giro, pure alla Turris.
Chi ha consentito questo scempio? Come è stato possibile che queste squadre risultassero regolarmente iscritte, se poi dopo solo pochi mesi avevano un piede nella fossa?
Facile ipotizzare che avessero già problemi in estate al momento di risultare regolarmente iscritte. Sarebbe bastato dare un taglio ai ripescaggi per 4-5 anni e avremmo avuto in automatico la riforma tanto decantata con 40 società a partecipare alla terza serie suddivise in due gironi da 20 ciascuno.
E invece ancora nulla. Niente di niente, ed anche se adesso Gravina parla di tempo scaduto e della indifferibile necessità di passare alle vie di fatto e di attualizzarla la riforma, la sensazione è che ancora una volta si troverà una scappatoia.
Perchè gli interessi in gioco sono forti. E forse alla Lega in primis conviene mantenere il format a 40 squadre. Ma fino a quando il baraccone resterà in piedi?
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