Il Foggia non c'è più, ha smesso di lottare e si è volatilizzato. È alla deriva, sospintovi dalle mani di una proprietà che in questi 4 anni non ha mai brillato per lungimiranza. Ma che adesso si sta davvero superando per incuria ed approssimazione. I 90' di Biella hanno confermato quanto già non si sapesse e si temeva alla vigilia: la squadra ha tirato i remi in barca e, messa in cassaforte (o quasi) la salvezza, si è come svuotata.
Motivazioni prossime allo zero ed un senso di impotenza che con il passare delle giornate si fa sempre più dilagante: è la radiografia impietosa di una formazione che scende in campo per onore di firma e che ormai va avanti per inerzia.
Queste due ultime settimane che hanno partorito 3 sconfitte e trasformato il Foggia in una delle peggiori formazioni del girone, sono anche (e soprattutto) figlie degli umori di una proprietà che sceglie sempre i momenti meno opportuni per fare sentire la sua voce. Alimentando inutili polemiche che si riflettono inevitabilmente su un gruppo che in questa stagione è stato sempre al centro di attenzioni assai particolari.
Sarà anche un caso, ma quando il presidente è tornato a farsi vivo ritrovando la parola, il Foggia si è inabissato. La sortita del presidente è stata devastante ed ha spazzato via le ultime perplessità: ormai è chiaro, Nicola Canonico ha scaricato tecnico e ds, la squadra lo ha percepito ed ha “sbracato” in anticipo.
Non si spiegano diversamente le ultime tre prestazioni sottotono contro Audace Cerignola, Cavese e Juventus Next Gen, in cui il Foggia ha dato evidenti segnali di cedimento. Soprattutto sotto il profilo nervoso. Nel derby di Capitanata contro un avversario in leggero affanno almeno il pari sarebbe stato alla portata. Con la Cavese squadra sempre passiva e in balia dell’avversario. Sabato scorso stesso copione contro una formazione rimaneggiata, prima dei suoi elementi più talentuosi.
Chi si attendeva una reazione di orgoglio è rimasto deluso, sempre peggio i rossoneri, che sembrano essersi infilati in una spirale senza via di uscita. Anche perché nel frattempo sia Zauri che Leone, ai quali il gruppo si era aggrappato da novembre scorso dopo l’ennesimo avvicendamento in panchina, avvertono la sfiducia da parte del club. E a questo punto ben poco possono di fronte ad una situazione che ha preso una brutta piega, e che chiama in causa precise responsabilità da parte del patron.
A Biella il Foggia oltre a fare una figuraccia ha perso anche la faccia al cospetto della numerosa colonia di tifosi del Nord che in massa si sono presentati al Pozzo-La Marmora: andato sotto per un gol nato in evidente posizione di fuorigioco, ha poi giochicchiato per un tempo consentendo alle riserve della Juve NG di trovare anche il raddoppio. E quando nella ripresa ha tentato una timida reazione ormai era troppo tardi e il più era ormai fatto.
Facile puntare l'indice accusatorio su Zauri e le sue scelte, o su un modulo riveduto e corretto (il 3-5-2) che si è rivelato inadeguato contro un avversario che si è capito fin dall'inizio ne avesse di più di Salines e soci. In realtà le amnesie del Foggia partono da lontano, da quando ha perso ogni riferimento, perché così ha inteso il patron.
Non c'è più un filo logico, né una idea che la squadra riesca ad esprimere in campo: black-out totale in cui anche i pochi che fino ad oggi hanno tenuto a galla la squadra hanno gettato la spugna. E così questo finale di stagione rischia di trasformarsi in un autentico supplizio che rischia di cancellare con un colpo di spugna anche quanto di buono fatto nella seconda parte del girone di andata e per almeno un terzo del ritorno.
Ed il fatto che Canonico sembra aver avviato già la programmazione per il prossimo anno inquieta. Proprio vero, al peggio non c'è mai fine. Povero Foggia, come sei caduto in basso...
(Foto: Calcio Foggia 1920)
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