E’ un pari criptico. Che rimanda ogni verdetto a sabato prossimo, al return match dello Zaccheria. E’ davanti al pubblico di casa che il Foggia dovrà come minimo ripetere lo stesso risultato del San Filippo-Franco Scoglio per guadagnarsi la salvezza. Ma per ora lo 0-0 di gara 1 dei playout vale quanto il 2 di coppe nella briscola, perché al Messina a questo punto basterebbe un solo gol per sovvertire ogni pronostico e mandare i rossoneri all’inferno. E siccome per buttarla dentro i rossoneri fanno una fatica pazzesca, sarà bene mantenere altissima l’asticella della concentrazione.
E’ quanto avrà ripetuto ai suoi Antonio Gentile a margine di una gara che il Foggia avrebbe dovuto vincere se solo Sarr da poco più di un metro non si fosse divorata l’unica grande palla-gol partorita dal match in circa 100’ di gioco. Che hanno ribadito, laddove ve ne fosse ancora bisogno, che le due squadre magari non saranno le peggiori del girone. Ma sono quelle che a livello societario vivono i maggiori affanni. Ed il cui futuro, esito del playout a parte, è appeso a un filo.
E’ chiaro che adesso il pallino passa nelle mani del Foggia, che più che mai diventa arbitro del proprio destino e che in riva allo Stretto ha creato le premesse per chiudere i conti al ritorno: per consistenza di squadra ha dimostrato di essere una spanna superiore ad un avversario che, dopo aver compiuto una incredibile rincorsa, ha accusato la fatica ed ha steccato malamente l’appuntamento più importante della stagione.
Arruffone e con le idee annebbiate, deve aver nuociuto la sosta ai peloritani che sono stati imbavagliati da un Foggia guardingo e senza sbavature che perlomeno è stato pragmatico. Ed al quale Gentile sembra aver restituito un’anima: a parte infatti l’accertata inconsistenza offensiva, Salines e compagni hanno ritrovato quella compattezza di squadra che avevano smarrito nei due ultimi mesi, e con una più accorta disposizione in campo sono tornati ad essere una formazione che in campo il compitino lo riesce a svolgere senza complicarsi la vita. Niente di sensazionale, si badi bene, il gruppo era e rimane monco in alcuni ruoli-cardine, ma il lavoro ai fianchi compiuto dal giovane tecnico foggiano ha cambiato il trend ed ha prodotto gli effetti sperati.
Perché in poco più di 20 giorni il Foggia che pareva inesorabilmente essersi inabissato ed incapace di reagire a qualunque tipo di sollecitazione, ha ritrovato un briciolo di orgoglio per riemergere dalle macerie in cui si era infilato con le sue stesse mani. Per i prossimi giorni, e fino a sabato prossimo, bisognerà continuare incessantemente a lavorare ai fianchi di un gruppo che, mai come ora, non potrà concedersi distrazioni o cali di concentrazione di qualunque tipo.
I prossimi 90’ saranno una partita a scacchi da giocarsi sul filo delle emozioni, andrà in onda una partita completamente diversa dall’ultima, nella quale la percentuale d’errore dovrà essere molto vicina allo zero. E nella quale le motivazioni faranno inevitabilmente tutta la differenza del mondo.
Il Messina arriverà allo Zaccheria con l’acqua alla gola e con un solo risultato a disposizione, la vittoria. Sarà dunque chiamato a giocarsi il tutto per tutto e a fare la partita.
Il Foggia, dal canto suo, non dovrà cambiare atteggiamento, e scendere in campo per vincere. Resettando lo 0-0 dell’andata, che può diventare un’arma a doppio taglio. Quella gara va cancellata in fretta, è come non si fosse mai giocata e di essa non dovrà restare traccia nell’atteggiamento che il Foggia dovrà assumere nel E’ questa l’unica strada percorribile per mettere il cappello su una stagione che resterà fra le più negative dell’ultimo trentennio. Ma che si spera sempre possa essere a lieto fine.
Poi potrà pure cominciare un’altra partita, la più delicata della intricatissima recente storia rossonera.
(Foto: Calcio Foggia 1920)
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