Il Foggia è salvo, salvate il Foggia. Scampato il pericolo di sprofondare in Serie D e di scrivere un’altra Caporetto, ora bisogna scongiurare il rischio che il traguardo salvezza appena conquistato sul campo resti fine a sé stesso. Già, perché del domani non v’è certezza e, dopo il deferimento che porterà in dote diversi punti di penalizzazione, dietro l’angolo incombe lo spettro di una possibile esclusione dal prossimo campionato di Lega Pro.
Comincia adesso la partita più dura, quella che, si spera, porti alla sopravvivenza del club. Ma per la quale, al momento, non esistono certezze, atteso che di Nicola Canonico si son perse le tracce e che, fino a prova contraria, il patron ha tirato i remi in barca e non ha più alcuna voglia di tirare fuori nemmeno un cent per il Foggia. Ragione per la quale o all’orizzonte si materializza a stretto giro un acquirente, oppure il prossimo 6 giugno (termine perentorio per l’iscrizione al prossimo campionato di C) si intonerà il de profundis per il calcio foggiano.
Nell’attesa che l’orizzonte si diradi e che gli scenari diventino meno nebulosi di quanto non lo siano al momento, c’è da salutare con misurata soddisfazione la vittoria di un playout che il Foggia non avrebbe mai dovuto disputare, e che ha regalato una salvezza sulla quale in calce c’è la firma inconfondibile del timoniere Antonio Gentile. Il giovanissimo tecnico made in Foggia che è diventato strada facendo l’uomo della Provvidenza. Esattamente come lo fu Franco Caracciolo nel 2010 nella drammatico return-match dello Zaccheria contro il Pescina.
Questa salvezza arrivata per il rotto della cuffia ha una sola paternità ed è ascrivibile principalmente al 31enne allenatore “scippato” alla Under 17 ed al quale, come ha confessato egli stesso nel post-gara col Messina “ad un certo punto è stato detto di allenare la squadra e di vedersela da solo”. Un foggiano in panchina, un altro Gentile (Luigi) dietro le quinte arruolato dalla proprietà. In più un ragazzino sempre foggiano in campo come Orazio Pazienza, recuperato per le ultime sfide decisive per dare sostanza e spessore al centrocampo rossonero.
E’ attorno a questi tre nomi che il Foggia si è ricompattato, materializzando un traguardo che sicuramente non va enfatizzato per quello che rappresenta in sè e per sè. Ma al quale va comunque attribuita la giusta importanza. Soprattutto in ottica futura.
Coi tre moschettieri, a prendersi la copertina in un sabato vissuto col cuore in gola sono stati Michele Emmausso, Pietro Perina e Marco Zunno, i tre uomini-simbolo degli infiniti ultimi 100’ giocati col Messina allo Zaccheria sotto gli occhi di oltre 6mila tifosi la cui fede è stata ancora una volta incrollabile.
I due grandi ex più attesi della sfida ed il portiere troppo spesso chiacchierato si sono presi la loro personale rivincita in un pomeriggio che dopo l’iniziale 1-0 pareva dovesse scorrere via senza particolari sussulti, e che invece nel giro di un paio di minuti nella ripresa ha rischiato di trasformarsi in incubo: dal gol annullato a Mazzocco per un millimetrico fuorigioco al rigore concesso ai siciliani per un’entrata assassina di Parodi, è stato un attimo. E, non fosse stato sventato dagli undici metri il possibile pari di Luciani che poteva rimettere in perfetto equilibrio l’incontro, chissà che piega avrebbe preso la gara.
Gli ultimi 20’ ancora a disposizione, più i lunghissimi 8’ di recupero, sarebbero diventati di autentica passione e sconsigliati ai deboli di cuore, perchè il Messina a quel punto si sarebbe riversato a capofitto nella metà campo avversaria alla ricerca del gol che avrebbe portato i peloritani in Paradiso, e scacciato viceversa il Foggia all’inferno.
E invece alla fine è finita come doveva finire. Perché così hanno deciso gli dei del pallone, che ad un certo punto devono essersi resi conto che si sarebbe trattato di una enorme ingiustizia.
Il Foggia è salvo.
Adesso però chi può salvi il Foggia.
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