Ricapitolando: il Foggia al 16 di luglio ha un allenatore (seppure ancora da ufficializzare), uno staff tecnico di prim’ordine già regolarmente contrattualizzato, un nuovo direttore sportivo, ed ora pure una sede in cui svolgere prima il ritiro pre-campionato, e successivamente allenarsi in pianta stabile durante la stagione. Ora all’appello manca solo…la squadra. Ossia il companatico. Al quale da qualche giorno ci sta pensando Carlo Musa, il ds che ha battuto in volata la concorrenza di Pizzoli, e che di qui ad otto giorni dovrà provare ad assemblare almeno il 50% dell’ossatura sulla quale comincerà a lavorare Delio Rossi. Il quale dalla capitale segue direttamente l’evoluzione del mercato, mentre è impegnato a sistemare quel “cavillo burocratico” che presto gli consentirà di mettere nero su bianco col club di Nicola Canonico. Qualche giorno ancora e tutto sarà sistemato, con buona pace del patron, che non vede l’ora di annunciare ufficialmente che l’allenatore col quale ha un feeling particolare guiderà per la terza volta in carriera il Foggia. Senza l’imprevedibile contrattempo, infatti, il 65enne tecnico riminese sarebbe già in sella ed avrebbe messo fine a quella ridda di voci che lo danno in stand-by dall’altra parte del guado in attesa degli eventi.
Niente di più inverosimile, al buon Delio è bastata una stretta di mano con l’ex presidente per sentirsi nuovamente a casa. Ben consapevole di dover intraprendere un percorso che, almeno inizialmente, sarà tutto in salita. Perché il Foggia ha bisogno di ricostruirsi una credibilità che in questi ultimi anni ha perso, dovendosi per giunta misurare in una realtà molto diversa da quella che ha lasciato nel ‘23 e che ha bisogno di ritrovare certezze.
È a Trinitapoli, sul manto in acrilico doppio cushion, che a partire dal prossimo 24 luglio la comitiva rossonera si metterà al lavoro agli ordini del tecnico romagnolo, adesso è ufficiale dopo che il club ieri in una nota ha anche confermato che l’impianto dell’Audace Trinitapoli sarà il quartier generale rossonero per la prossima stagione. Sarà interessante per la data del raduno verificare con quanti effettivi il Foggia inizierà la sua nuova avventura, perché dopo gli svincoli d’ufficio dei 6 dissidenti (Salines, Emmausso, Gala, Mazzocco, Danzi e Silvestro) e la risoluzione con Camigliano, sembrano praticamente certi anche gli addii di De Lucia, Felicioli, Parodi ed Orlando. Il che ridurrebbe il numero degli abili ed arruolati ai soli De Simone, Castaldi, Agnelli e Pazienza.
Sarà una vera e propria epurazione, peraltro prevedibile, alla luce dell’ultima annata controversa e dei rapporti ormai logorati all’interno dello spogliatoio, ancor prima che con la proprietà. Di qui l’esigenza di un azzeramento che non riguarderà solo gli under in organico, due dei quali (Castaldi ed Agnelli) di rientro dai prestiti. Affiora preoccupazione nell’ambiente per il ritardo accumulato ad oggi nella programmazione, anche se al gap sperano di porre rimedio in tempi relativamente brevi da una parte Delio Rossi e dall’altra Musa. Che grazie alla loro rete di contatti dovrebbero molto presto vedere il Foggia rimpinguare sensibilmente il suo organico.
Di calciatori in giro ce ne sono in quantità industriale, importante è saperli individuare e convincerli poi a sposare un progetto green che dovrebbe, si spera, essere proiettato nel futuro. È questa, in fondo, la molla che ha spinto Rossi ad accettare quella che a tutti gli effetti deve considerarsi una scommessa. Che, a pensarci bene, presenta più di qualche punto di contatto con la sua prima esperienza professionistica in panchina risalente al ‘93 alla guida della Salernitana.
Stiamo parlando ormai di 32 anni fa, quando Delio Rossi dopo gli esordi in panchina a Torremaggiore ed alla Primavera del Foggia venne dirottato a Salerno, nel club granata che all’epoca gravitava nell’orbita di patron Pasquale Casillo. Nel ritiro estivo di Lagonegro prendeva forma il miracolo di una squadra che con un manipolo di sconosciuti avrebbe dato la scalata alla B. A Foggia ora i tifosi non chiedono miracoli, si badi bene: ma almeno di vivere una stagione senza patemi, e non da incubo come l’ultima appena trascorsa. È chiedere forse troppo?
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