La situazione è grave, ma non è seria direbbe Flaiano. Il Foggia precipita in classifica, dopo il tonfo casalingo col Crotone scivola al quart’ultimo posto in piena bagarre playout. E la posizione in classifica potrebbe ulteriormente aggravarsi perché all’orizzonte incombe la proibitiva trasferta di Casarano, contro la seconda forza del girone. Eppure dall’interno, al di là dello scoramento e della preoccupazione che si colgono nelle parole di Delio Rossi, per il resto non si registrano reazioni che lascino intendere che il momento sia percepito come particolarmente delicato.
Il quadro è oggettivamente poco rassicurante, perché la squadra anche sabato scorso dopo i primi 20’ è andata in tilt, e passata in svantaggio è letteralmente scomparsa dal campo. Incapace di rialzarsi e di creare grattacapi ad un avversario che ad un certo punto ha giocato come fa il gatto col topo, e che anche quando per una buona mezz’ora si è trovato in inferiorità numerica non ha mai dato l’impressione di poter correre qualche rischio concreto.
Riprova ne sia il fatto che il Foggia non ha mai impensierito la porta di Merelli, a differenza del Crotone che ha rischiato invece di calare il poker.. Nessun tiro verso la porta avversaria (a parte un timido tentativo di Garofalo dal limite nel primo tempo, ed una spizzata sottomisura sul finire di Bevilacqua), e netta la sensazione del disagio che avverte un collettivo che già di suo è modesto, e che non può permettersi di rinunciare a quei pochi elementi che possono dargli sostanza in campo.
Centrocampo ed attacco sono i reparti sotto sub iudice e finiti sotto la lente di ingrandimento: li’ nel mezzo Delio Rossi ha gli uomini contati e per rimediare alle assenze si vede costretto a variare modulo. Si spiega così il passaggio nelle due ultime gare dal 3-5-2 ad un 3-4-2-1 che meglio si adatterebbe, a sentore il tecnico riminese, alle caratteristiche dei singoli.
Il vero dramma è che lì davanti è notte fonda, perché non c’è l’ombra di un attaccante che sia in grado di incidere negli ultimi 30 metri. In un quadro così desolante, anche lo sconsolato Rossi non sa più a che santo votarsi: i numeri sono impietosi, nelle ultime sette giornate sono stati raccolti la miseria di 4 punti, la vittoria manca dalla seconda giornata ed il trend è quello di una formazione in caduta libera.
Morale: quello attuale, in C, è il peggior Foggia del terzo millennio, al pari di quello targato ‘09-10 (Porta-Pecchia) e ‘05-06 (Morgia prima e Rumignani poi) per punti realizzati in gare giocate (7 in 9): un dato quest’ultimo che la dice lunga sulla crisi che sta avvolgendo il calcio locale. E che impone interventi mirati prima che ci si infili il tunnel senza via di uscita.
La rosa attuale necessita di rinforzi nell’immediato: è corta numericamente e, a parte poche eccezioni (Buttaro, Panico, Minelli, Morelli, Petermann, Garofalo, Perucchini, Staver, Rizzo, D’Amico e Sylla, vale a dire meno della metà dei componenti l’organico) non ha elementi di categoria che possano reggere l’urto di un campionato lungo e dispendioso come quello di C.
A gennaio si potrà intervenire con qualche innesto rodato e funzionale, ma adesso bisogna attingere dal mercato degli svincolati per individuare almeno un paio di puntelli: un centrocampista (visto l’infortunio di Petermann che priva la squadra di un giocatore di esperienza e di sostanza), ed un attaccante. E poco importa se dovranno poi essere recuperati sul piano fisico, atteso che è il gruppo in generale ad essere in ritardo di condizione.
Rossi a tal proposito è stato esplicito a margine del match col Crotone: “Siamo carenti a centrocampo. Mi preoccupano più le assenze che il calendario. Il problema è che poi quando recuperiamo chi è fuori non e’ nemmeno al meglio. Sto cercando delle soluzioni”, ha evidenziato. Come a dire: questo ho e mi devo arrangiare.
Non è il momento di alimentare polemiche, ma è noto che proprio Rossi solo poco più di un mese fa è stato sul punto di mollare. Non l’ha fatto solo perché l’amministrazione giudiziaria gli ha fatto intendere che il progetto tecnico ruota tutto attorno a lui. La speranza è che non si trasformi in una zavorra. Intanto però i risultati sono sotto gli occhi di tutti, ed anche la pazienza ha un limite.
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