Non è la prima volta che il Foggia nella sua ultracentenaria storia si ritrovi a lottare sul fondo della classifica. Nè sarà l’ultima, perché è fisiologico che ciclicamente si attraversino momenti difficili, e la congiuntura astrale non sia delle migliori. Inevitabile che quando le cose non girino per il verso giusto, dunque, cali l’interesse. E con esso anche le presenze allo stadio registrino una flessione. Quello che però si sta verificando nelle ultime settimane va oltre la disaffezione, e si sta trasformando in una sorta di rassegnazione che sta spingendo il tifoso a non identificarsi più nella sua squadra del cuore.
Mai era successo in 105 di storia che per una gara di campionato si registrassero appena 540 paganti, nemmeno ai tempi del Covid-19 o della Serie D si era dovuto fare i conti con il record negativo di presenze allo Zaccheria, come accaduto lunedì sera con la Cavese.
E allora viene spontaneo farsi qualche domanda per spiegare un fenomeno che da queste parti non ha precedenti, perché a Foggia il tifo è passione e condivisione, oltre che un rito che puntuale si rinnova ogni qualvolta quelle maglie scendono in campo. Con la categoria che è sempre stata un dettaglio. Almeno fino all’era-Canonico e all’ultimissimo periodo, quando accade che prima la tifoseria organizzata si dissoci da un immotivato caro-prezzi che il club ha praticato in concomitanza dei lavori di restyling che stanno interessando l’impianto di viale Ofanto.
E poi decida per lo sciopero, con il dato sulle presenze che inizialmente si era attestato sui 1400 paganti che è andato progressivamente scemando con il trascorrere delle settimane. Scendendo sotto le mille unità (983) contro il Benevento nella Giornata della Legalità (e della rivisitazione dei prezzi verso il basso nella speranza vana di ripopolare lo Zac, ndr), e si sia addirittura dimezzata nell’ultimo match interno, quando lo spettacolo che si è presentato agli occhi dei pochissimi presenti, è stato davvero spettrale. Una discesa verticale, che ha fatto seguito ai risultati scadenti della squadra, e che molto presto potrebbe portare ad azzerare le presenze allo stadio.
Ovviamente la politica dei prezzi decisa a monte è stato solo il pretesto per allontanarsi dalla squadra: sotto la cenere cova infatti molto altro.
La perdurante assenza delle curve è il segnale netto di una frattura ormai insanabile con la proprietà: certo sono stati i 18 euro (compresi i diritti di prevendita) fissati per i settori popolari ad aver fatto montare la protesta e dato la stura ad una polemica infinita, ma è da tempo ormai che non c’è più feeling con l’imprenditore di Palo del Colle, al quale pure era stata concessa fiducia incondizionata per un triennio abbondante.
Gli ultimi sei mesi di amministrazione giudiziaria hanno fatto il resto, e non hanno di certo agevolato il disgelo con quella parte più intransigente della tifoseria che ormai non perdona più nulla al patron. Con le due curve assenti a tempo indeterminato (d’amble sono venuti meno almeno tremila presenze tutte in una volta), anche l’altra parte della tifoseria distribuita fra Tribuna Est e Tribuna Ovest è andata via via evaporando. Ed anche gli irriducibili, che fino a ieri non avevano mai dato segnali di insofferenza, adesso preferiscono starsene a casa. Stanchi di vedere spettacoli indecorosi e di subìre continue umiliazioni.
E’ insomma ormai guerra fredda con patron Canonico, che in estate ha preferito non lanciare la campagna abbonamenti, e che successivamente ha liquidato la questione dicendo che non sarebbero stati certo i 2-300 mila euro di mancati incassi al botteghino a spostare la sua gestione. Dimenticando, evidentemente, il peso specifico che il pubblico può recitare in occasione delle gare allo Zaccheria.
Il Foggia che precipita in classifica è figlio anche di queste scelte scellerate, lunedì sera con 3-4 mila spettatori presenti, e magari in una situazione ambientale diversa da quella attuale chissà, pur se con tutti i suoi limiti, forse i 3 punti li avrebbe portati d casa. E invece il senso di solitudine di squadra e proprietà si fa sempre più pressante, e non aiuta di certo i ragazzi di Barilari, la cui battaglia rischia di diventare contro i mulini a vento.
Il paradosso è che i tifosi ormai disertano lo Zaccheria, ma in trasferta (quando gli è concesso e non ci sono restrizioni), sono sempre presenti: accadrà ad esempio sabato prossimo al Provinciale di Trapani, dove è preannunciato l’arrivo di una colonia piuttosto nutrita di oltre 200 supporter del Foggia. Un modo per sottolineare, probabilmente, che il senso di appartenenza a quella maglia non si è ancora perso.
E che nemmeno 900 chilometri di distanza possono dividere da una fede che resta incrollabile.
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