Mai così in basso. Quel diciassettesimo posto grida vendetta. Perché in terza serie raramente è capitato di vedere il Foggia ansimante, inghiottito nei bassifondi della classifica. Ma questo è lo specchio fedele della sua dimensione attuale, e di una stagione che per ora è stata tutta in salita. C’era oggettivamente da aspettarselo per quelle che erano le premesse della vigilia e per tutte le incognite che si trascinano da maggio scorso.
Mai così male, e mai così giù. Una condizione insolita per il Foggia, al punto che adesso anche la terza serie sembra essere diventato un lusso per un club che ormai da troppo tempo arranca stancamente in C. Ed anche se il trend delle ultime settimane incoraggia a qualche timido ottimismo, lasciando intravedere progressi che non paiono del tutto casuali, il presente inquieta ugualmente. Perché, finisse oggi, per i rossoneri si spalancherebbero per il secondo anno di fila i playout (col Giugliano), con tutte le criticità, i dubbi e le incertezze che ne deriverebbero.
Gli ultimi 90’ di Salerno, le sviste arbitrali e del FVS, e le conseguenti lamentele di patron Canonico non devono però ora diventare alibi, e spostare l’attenzione rispetto a quello che è stato nel girone di andata il cammino del Foggia: che coi suoi 18 punti in 19 gare ha fatto suo il triste primato di essere diventato il peggiore in assoluto del terzo millennio in C della storia rossonera. Con l’aggravante che la media punti di 0.94 è, di fatto, la più bassa del quinquennio della gestione-Canonico.
In generale negli ultimi 25 anni (che hanno visto 18 partecipazioni in terza serie), mai si era registrato un cammino così deficitario dei rossoneri. Numeri che fanno impallidire per la loro inconsistenza e che preoccupano soprattutto in prospettiva. Ed anche se adesso i vertici societari promettono di correre ai ripari per porre rimedio agli e(o)rrori estivi, appare chiaro non sarà semplice rimediare in corsa. Anche perché tutte le altre dirette concorrenti nella corsa alla salvezza a gennaio si rinforzeranno a costo anche di aprire i cordoni della borsa. Provando dunque a tirarsi fuori dalle sabbie mobili della classifica.
Al Foggia servirà un girone di ritorno di tutt’altro tenore per centrare la permanenza. Ma soprattutto servirà colmare le lacune d’organico per tempo, senza attendere gli ultimi giorni di mercato, altrimenti rischierà seriamente di vanificare anche quel poco di buono che sta facendo da circa due mesi a questa parte Enrico Barilari. Che ha il grande merito di aver ricaricato le batterie ad un gruppo che pareva ormai abbandonato al suo destino. Aprendo uno spiraglio che prima si faticava ad intravedere.
Questo Foggia, che solo sabato scorso ha tenuto testa alla Salernitana mettendone a nudo i limiti attuali, si è meritato sicuramente gli applausi. Resta in ogni caso la versione più strampalata dal 2000 ad oggi. Leggermente meglio aveva fatto quello della scorsa stagione che virò al 14° posto con una media punti di 1,05, quindi ritroviamo nell’ordine il Foggia edizione ‘09-10 (targato Porta-Pecchia) che chiuse 12° (1,11), che precede quello del ‘05-06 (Morgia, Rumignani e poi Fiorucci) che chiuse la prima parte di stagione 12° ad una media di 1,17 punti a partita; e quello del ‘11-12 (Bonacina, Stringara e poi ancora ora Bonacina) che virò 12°, con 1,29 punti di media.
Chiude la speciale classifica il Foggia edizione ‘23-24 (Cudini, Coletti e poi ancora Cudini) che alla fine del girone di andata era 11° per una media di 1,31 punti a gara.
Ci sarà pure una ragione se il Foggia si ritrova nelle retrovie e in piena bagarre: al giro di boa oggettivamente le possibilità per tirarsi fuori dai guai ci sono ancora, ma tutto evidentemente passerà dalla volontà della proprietà di incidere o meno sulla ormai imminente finestra del mercato di gennaio.
Perché poi, al di là delle buone intenzioni preannunciate, occorrerà giocare d’anticipo per raggiungere quegli obiettivi necessari per far lievitare il tasso tecnico complessivo della rosa.
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