Foggia Calcio: primo di 3 scontri diretti col Sorrento propone incrocio col recente passato di Barilari

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Enrico Barilari sta per ritrovare il Sorrento. Che solo un anno fa l’ha prima sedotto, e poi abbandonato. Sarà la prima volta da avversario per il tecnico ligure da quando ha lasciato la panchina dei costieri. Superfluo aggiungere che per l’allenatore del Foggia non sarà una gara come le altre. E non solo per la posta in palio. L'esperienza di Barilari sulla panchina dei rossoneri campani è stata infatti breve ma intensa: vi approda a luglio ‘24 dopo la salvezza ottenuta col Sestri Levante, e inizialmente i risultati sono pure incoraggianti. 

Ma poi a gennaio giunge l’amaro esonero a margine di 4 sconfitte e 1 pareggio in 6 partite, ed al suo successore Serpini (ancora in sella) toccherà gestire una situazione che, al momento del suo abbandono, sembrava tutt’altro che disperata. 

Barilari in estate era subentrato a Vincenzo Maiuri con l'obiettivo di mantenere la categoria, e la mission pareva ampiamente alla portata. Dopo la sconfitta contro l'Avellino, però, il Sorrento entrò in un periodo negativo, ed il club sarebbe corso ai ripari.

Eppure, a guardar bene, erano stati 12 i punti racimolati nelle prime sette giornate da Barilari – senza oltretutto beneficiare dello stadio di “casa”. Per una curiosa coincidenza, anche nell’annata precedente il tecnico spezzino aveva salvato la matricola Sestri Levante – da lui stesso portata tra i professionisti, battendo in finale scudetto di D proprio il Sorrento – senza mai fare base al Sivori (dove c’erano lavori in corso), costretto a spostarsi tra Carrara e Vercelli. Firmata l’impresa, Barilari aveva scelto di uscire dalla sua comfort zone puntando la macchina in direzione Sud. Dalla Liguria alla Campania. E il filo che legherà le due esperienze sarà dato dal fatto che anche il Sorrento non avrà la possibilità di giocare in casa nel vecchio e affascinante Campo Italia. Per la seconda stagione consecutiva in C, i rossoneri della Costiera saranno infatti costretti a spostarsi al Viviani di Potenza (a 160 chilometri di distanza). 

Un’altra annata in esilio nel capoluogo lucano, insomma, per Barilari. Quasi 800 metri sul livello del mare. Altitudine che però, il Sorrento, sembra non soffrire. "Ho la fortuna di allenare in un posto bellissimo – racconterà a più riprese l’attuale allenatore del Foggia –, a 50 anni ho voluto confrontarmi con una realtà diversa da quella ligure dove ho operato sin dagli anni delle giovanili. Ci tenevo a mettermi alla prova in un girone tosto, con tante piazze importanti. Il Sorrento è un ambiente sereno e familiare, dove però si lavora con grande professionalità". 

E pazienza se si era costretti a giocare sempre in trasferta: "Non bado molto al fattore campo – riferiva Barilari in quel periodo  –, quello che chiedo ai miei è di concentrarsi in ogni partita esclusivamente sul terreno di gioco, senza lasciarsi condizionare dall’ambiente. E poi abbiamo una motivazione in più: ripagare i sacrifici dei tifosi, che per seguirci devono mettersi in viaggio 38 volte in un campionato". 

Anche col Sorrento il sistema di gioco preferito era il 4-3-3, propositivo per natura ma anche compatto nella fase di non possesso: a curare il lavoro senza palla, nello staff c’era l’ex difensore di Napoli e Sampdoria (e Foggia) Vasco Regini, con Barilari già a Sestri ma da giocatore. Se insomma la missione del Sorrento era quella di lanciare il più possibile i giovani – anche per ottenere i contributi del minutaggio –, l’allenatore era decisamente quello giusto, considerato che fino a pochi anni prima la carriera di Barilari si era sviluppata nei settori giovanili liguri, a partire da quello dello Spezia. 

Il salto fra i grandi era avvenuto solo nel ‘22, dopo aver guidato l’Under 19 in avvio del quadriennio al Sestri. Poi la scelta di girare pagina, la sensazione di aver dato tutto e di dover cercare altrove nuovi stimoli. Lasciava il club del presidente Risaliti con profonda gratitudine: "Non potevo rischiare di rovinare una favola", avrebbe ripetuto fino alla noia. 

Sorrento (ma anche un po’ Potenza), sembravano i posti giusti per scriverne un’altra di favola. E’ andata, però, com’è andata…

Domani Barilari ritrova il Sorrento. Per il terzo anno di fila, curiosa analogia, pure a Foggia è come ritrovarsi a giocare sempre in trasferta. Lo Zaccheria come il Sivori. Oppure il Viviani. Uno stadio che non c’è più. Perchè ormai desolatamente vuoto.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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