Sembrava il Foggia di Delio Rossi. Una sentenza che non deve essere proprio un complimento, visti i risultati ottenuti sotto la gestione del tecnico romagnolo e che riporta alla luce vecchi fantasmi. Il post-Latina, traumatico sotto il profilo della prestazione e del risultato, è sembrato il remake di un recente passato. Il Foggia che cade di nuovo rovinosamente in trasferta, e che perde due dei tre scontri diretti che il calendario gli proponeva, ripiomba in uno stato confusionale nel quale non si riesce bene a comprendere dove finiscano i propri demeriti e comincino invece i meriti dell’avversario. Apparso nettamente di una spanna superiore a Garofalo e soci, e letteralmente trasformato dalla cura-Volpe in poco più di un mese.
Certo, molto per i pontini ha fatto il mercato di riparazione che ha portato rinforzi di qualità in ogni reparto, ma comunque nella formazione pontina si vede la mano del suo allenatore, capace ti dare una identità sempre più alla sua squadra.
A differenza di Enrico Barilari, che nella gara in cui era fondamentale andare a punti, ha invece clamorosamente steccato. Incappando in alcuni errori di valutazione di fondo che hanno sicuramente agevolato il compito del Latina. E non ci riferiamo tanto alla variazione di modulo che pure ha pesato nell’economia del risultato finale, quanto alla complessiva interpretazione del match che ha lasciato molto a desiderare. Squadra molle e remissiva, la brutta copia di quella che nel turno precedente era riuscito a domare il Giugliano col cuore e l’abnegazione.
Il trend lontano dallo Zaccheria resta ampiamente insufficiente, il Foggia in trasferta continua a deludere (la miseria di 6 punti in 12 gare, da quando è subentrato Barilari solo 1 in cinque incontri), mostrando di soffrire le squadre che sul piano tattico hanno equilibrio. A differenza del Foggia, che se deve fare a meno per strada di qualcuno dei suoi uomini-cardine (vedi Castorri), si smarrisce.
Zero tiri in porta e pallino del gioco sempre in mano agli avversari, è quanto accaduto a Latina sabato pomeriggio: numeri che condensano la giornata-no dei rossoneri, praticamente mai in partita se non per i primi 15’ quando la partita non era ancorar decollata.
E così se la sfida coi pontini doveva confermare segnali di ripresa sulla strada della salvezza ed alimentare ottimismo dopo l’avvento della nuova proprietà, in realtà accende il dibattito sulla consistenza di un gruppo che è incompleto in alcuni ruoli cardine. E che gli arrivi di Nocerino, Menegazzo, Giron e Cangiano evidentemente da soli non possono bastare a portare fuori dalle secche della classifica una formazione che continua a balbettare.
A poco più di una settimana dalla chiusura della finestra suppletiva del mercato di riparazione, il Foggia è in ritardo sulla tabella di marcia e deve adesso accelerare per colmare più di una lacuna. All’appello mancano non meno di 4-5 pedine, e se non si serrano i tempi si rischia di arrivare con l’acqua alla gola alla fatidica data del 2 febbraio.
Cangiano e Giron, alla loro prima apparizione in rossonero, hanno fatto quello che hanno potuto, sicuramente hanno le qualità per incidere, ma da soli non bastano. Dopo la rinuncia forzata a Vazquez (che non ha superato le visite mediche), serve reperire un attaccante dal peso specifico negli ultimi 30 metri, ma oltre a potenziare la prima linea urgono interventi mirati anche in difesa. E a centrocampo, dove a differenza di quanto pensa lo staff tecnico con Musa in testa, servirebbe un giocatore che dia peso e centimetri al reparto.
Il calendario, oltretutto, non concede sconti, all’orizzonte incombe prima il derby di Capitanata con il Cerignola, e poi in rapida successione Casertana in trasferta e Picerno e Atalanta U23 in casa.
Serve un cambio di passo.
Radicale.
E repentino.
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