Due stagioni davanti per scrivere un nuovo capitolo coi rossoneri. Gaetano Auteri si è legato al Foggia con un biennale, un destino che si compie e che affonda le radici nel passato. Un tuffo all’indietro di 37 anni: il 4 giugno dell’89, al Provinciale di Trapani si giocava Palermo-Foggia, una specie di spareggio che metteva in palio la promozione in Serie B. In campo quel pomeriggio fra i rosanero c’è proprio lui, Auteri, e sarà proprio l’attaccante di Floridia a firmare il gol dell’inutile 1-1 che consegnerà su un piatto d’argento la promozione ai pugliesi di Caramanno.
Quel pari spense i sogni di promozione del Palermo, con l’attaccante siciliano protagonista di una pagina che, a distanza di oltre trent’anni, sembra chiudere un cerchio con il suo approdo sulla panchina rossonera.
A 37 anni di distanza le immagini di quella stagione vissuta all’ultimo respiro sono sempre vivide in casa Foggia: gli ultimi 180’ di campionato con Cagliari e Palermo diventavano decisivi ai fini della promozione. La pratica Cagliari i rossoneri la regolarono senza patemi, restava da superare l’ostacolo Palermo, da affrontare nella bolgia di Trapani. Il Foggia aveva a disposizione due risultati su tre: poteva vincere o pareggiare e tornare in B. Solo perdendo, sarebbe stato necessario ricorrere ad uno spareggio per designare la seconda squadra promossa.
Fu una settimana di autentica passione quella che andò in onda, e che il Foggia preparò fra mille tensioni e preoccupazioni. Vanificare un’intera stagione in soli 90’ avrebbe rappresentato uno smacco troppo grande da digerire, oltretutto dall’interno dello spogliatoio si levavano cori di malcontento che contribuivano a rendere oltremodo agitata la vigilia della gara. Caramanno, al quale ormai la società aveva lasciato intendere che l’avrebbe scaricato, stava per imbattersi in quello che era stato il suo più recente passato. E con lui c’erano anche Marsan e Marchetti, che a Palermo erano stati fra i principali artefici del ritorno in C/1.
Il sospetto che i sentimentalismi potessero avere il sopravvento sulla professionalità dei singoli si insinuò malizioso, prima che la gara di Trapani dissolvesse ogni dubbio. Proprio infatti i due giocatori sui quali si accentrarono le maggiori attenzioni della vigilia, risulteranno fra i protagonisti più applauditi della sfida siciliana.
In quel fatidico 4 giugno il Foggia trovò il gol in apertura con Barone, prima che l’espulsione di Coppola complicasse i piani. Il Palermo troverà la forza per pareggiare con l’acuto di Tano Auteri, non quella però di ribaltare il risultato, e così per il Foggia si spalancheranno le porte della B. Il traguardo raggiunto sarà la personalissima vittoria di Caramanno e di un gruppo che per tutta la stagione avrebbe inseguito ferocemente l’obiettivo finale, trovando dentro di sé la forza di riemergere nei momenti più bui.
Foggia vivrà con grande passionalità e trasporto le ore che la divideranno dal grande evento: per l’occasione allo Zaccheria si ritrovarono in oltre 15mila per seguire in diretta la radiocronaca appassionata di Peppino Baldassarre. In serata poi, sempre allo stadio, saranno in 25mila ad attendere il rientro della squadra per tributarle la meritata ovazione.
A scandire l’arrivo della squadra in campo sarà il nuovo inno ufficiale "Forza Foggia", composto appositamente per l’occasione dal musicista-giornalista Massimo G. Marsico in collaborazione con il regista Lucio Di Gianni. Fu una festa suggestiva quella che andò in onda, attesa sei lunghi anni.
Al giro d’onore una lacrima solcherà il viso del presidente Pasquale Casillo: era il primo successo conseguito da massimo dirigente del Foggia, non sarebbe stato il solo.
Peccato solo che alla serata non prese parte Pino Caramanno, il condottiero della promozione che, alle luci della ribalta preferirà la solitudine della sua casa di Piana degli Albanesi dove rimarrà a riflettere sui perché del suo divorzio da Foggia.
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