Resta un retrogusto amaro. Perché un punto contro la Salernitana, alla vigilia, sarebbe stato probabilmente accolto con soddisfazione, ma il giorno dopo il pareggio dello Zaccheria il sentimento prevalente in casa Foggia è quello dell’occasione sfumata. Non tanto per il risultato in sé, quanto per la sensazione, forte e concreta, che i rossoneri avessero tra le mani la possibilità di prendersi l’intera posta in palio.
E questo, paradossalmente, è il dato più significativo della serata: il Foggia non ha semplicemente tenuto testa alla Salernitana, non si è limitato a contenere una delle formazioni più attrezzate del campionato. Per larghi tratti l’ha affrontata alla pari, con personalità, coraggio e una crescente consapevolezza dei propri mezzi.
È qui che si annidano contemporaneamente i rimpianti e le certezze di Gaetano Auteri. Il tecnico avrebbe probabilmente firmato, prima del fischio d’inizio, per un risultato del genere, ma al termine della partita è difficile non pensare a quello che poteva essere. Il Foggia ha avuto la possibilità di indirizzare definitivamente la gara e non l’ha sfruttata fino in fondo. Contro squadre di questo livello, quando riesci a portarle sul terreno che preferisci, e a creare i presupposti per vincere, devi avere la capacità di assestare il colpo decisivo. Il rimpianto, dunque, non è quello di aver raccolto poco. È quello di aver avuto la sensazione di poter raccogliere molto di più. Auteri può però consolarsi con una certezza importante: la sua squadra cresce a vista d’occhio.
Rispetto alle prime uscite ufficiali si intravedono con maggiore chiarezza i principi di gioco, le distanze tra i reparti sono più equilibrate, il pressing appare più coordinato e soprattutto è aumentata la personalità con la quale il Foggia affronta le partite. Non c’è più quella sorta di timore reverenziale che può accompagnare una squadra ancora alla ricerca della propria identità. Lo Zaccheria ha visto un Foggia consapevole di poter giocare a calcio anche contro un avversario costruito per obiettivi ambiziosi. Ed è probabilmente questo il vero patrimonio della serata.
Il Foggia non è sembrato inferiore alla Salernitana né sul piano dell’intensità né su quello dell’organizzazione. Quando ha accelerato ha trovato spazi, quando ha dovuto soffrire ha saputo farlo senza scomporsi e, soprattutto, ha dimostrato di avere acquisito una mentalità diversa. Quella di una squadra che non si accontenta più semplicemente di stare in partita, ma pretende di determinarla.
È un passaggio fondamentale nel percorso di crescita del gruppo di Auteri. Perché il campionato di Serie C non si vince soltanto attraverso la qualità dei singoli, ma attraverso la capacità di trasformare le prestazioni convincenti in punti. E proprio sotto questo profilo il pari con la Salernitana deve diventare una lezione. Il Foggia dovrà imparare a chiudere le partite quando ne avrà l’opportunità, evitando di lasciare in vita avversari che, magari, sembrano alle corde.
Il confine tra una buona prestazione e una vittoria, a questi livelli, è sottilissimo. E spesso passa da un episodio, da una scelta, da una giocata negli ultimi metri. Non è però il caso di trasformare il pareggio in un processo. Anzi. La partita dello Zaccheria conferma che la squadra è sulla strada giusta. Auteri sta riuscendo a dare una fisionomia precisa al suo Foggia e ogni settimana emergono segnali di maggiore fluidità.
Il lavoro quotidiano comincia a produrre effetti visibili: la squadra sembra conoscersi meglio, i movimenti diventano più naturali, la fase di non possesso appare più corale e anche la gestione dei momenti della partita sta progressivamente migliorando. Manca ancora qualcosa, ed è proprio qui che entrano in gioco gli ultimi giorni di mercato. La sensazione è che il Foggia abbia bisogno di essere completato. La base sulla quale lavorare c’è e la prestazione contro la Salernitana lo ha certificato. Servono innesti capaci di aumentare la concorrenza e, soprattutto, di alzare ulteriormente il livello qualitativo in quei reparti nei quali la rosa potrebbe avere bisogno di maggiore profondità.
Il mercato può dunque diventare un acceleratore del progetto. Non per correggere una squadra che ha mostrato lacune strutturali, ma per consegnare ad Auteri ulteriori soluzioni. In una stagione lunga e dispendiosa, poter contare su alternative dello stesso livello significa avere la possibilità di mantenere intensità e competitività anche quando arriveranno squalifiche, infortuni e fisiologici cali di rendimento. E c’è un altro aspetto da non sottovalutare: il Foggia sta diventando credibile.
Le prestazioni aiutano il mercato tanto quanto il mercato può aiutare le prestazioni.
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