"La perdita di un caposaldo di legalità come l'Oasi Lago Salso - evidenziano ancora i sottoscrittori dell'appello - sarebbe un ulteriore duro colpo per un territorio difficile come la provincia di Foggia, già funestato dalla presenza della quarta mafia". L'auspicio del CSN è che, grazie al sostegno di tante personalità , ci siano ora tutte le premesse per non andare ad uno scioglimento a tutta velocità della società senza aver prima esaminato attentamente altre soluzioni, come la proposta di acquisto avanzata dal CSN. "A tal proposito è bene precisare che non vi è alcun vincolo legale che impedirebbe di prenderla in considerazione. Infatti, nè nell'accordo di programma e nel successivo contratto di cessione gratuita delle azioni dal Comune di Manfredonia all'Ente Parco siglati nel 2015, nè nel contratto di concessione dei terreni tra il Comune di Manfredonia e la Società Oasi lago Salso spa vi è alcun cenno al divieto di futura alienazione delle azioni da parte dell'Ente parco. Viceversa - come peraltro già evidenziato in una dettagliata nota legale a firma del prof. avv. Gianpaolo Impagnatiello, ordinario di diritto processuale all'Università degli Studi di Foggia, inviata ai consiglieri e ai revisori dei conti dell'Ente parco, nonchè al Ministero dell'Ambiente - la cessione della partecipazione detenuta dal socio pubblico è pienamente conforme sia allo Statuto della Società , sia alle disposizioni del Testo unico sulle società partecipate, le quali considerano l'alienazione della partecipazione quale misura privilegiata da adottare tutte le volte che la stessa non possa essere mantenuta per legge", spiegano dalla Onlus. "La complessità gestionale di un'area come l'Oasi Lago Salso - mille ettari di natura con centinaia di specie selvatiche - implica il coinvolgimento di numerose competenze tecniche che in questi anni, escluso l'infelice biennio 2016-2017, sono state in gran parte fornite proprio dal socio di minoranza, nonostante il suo esiguo 4% di partecipazione nel capitale sociale. Una presenza minoritaria che, è opportuno ricordare, non impedisce affatto all'Ente Parco di investire nell'area tramite la Società , come del resto è avvenuto proprio nel corso della precedente disastrosa gestione della società nel biennio 2016-2017, quando sono stati dirottati consistenti flussi di denaro verso l'Oasi, senza peraltro apportare alcun apprezzabile beneficio all'area", prosegue il Csn. "In caso di scioglimento della società , queste competenze non potranno certamente essere in capo ad un liquidatore, nominato con il preciso compito di vendere il patrimonio aziendale per pagare i debiti e senza la possibilità di fare quegli investimenti che servono per il rilancio dell'Oasi. Senza contare, poi, che con tutta probabilità il Comune di Manfredonia pretenderebbe la restituzione di terreni e immobili di sua proprietà facendo decadere il contratto di concessione e, di conseguenza, facendo venir meno gli introiti dell'attività agricola che hanno consentito in tutti questi anni di realizzare le opere di rinaturalizzazione dell'area e di reperire le risorse per le attività di gestione senza che i soci pubblici investissero fondi propri. Il CSN resta quindi fiducioso e confida che si possa aprire con il Presidente Pasquale Pazienza un tavolo di serena discussione e non si giunga a una decisione affrettata che potrebbe avere conseguenze disastrose per il futuro dell'Oasi".
Salviamo l'oasi Lago Salso: centinaia di adesioni all'appello lanciato da Pratesi e Furlani
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"La perdita di un caposaldo di legalità come l'Oasi Lago Salso - evidenziano ancora i sottoscrittori dell'appello - sarebbe un ulteriore duro colpo per un territorio difficile come la provincia di Foggia, già funestato dalla presenza della quarta mafia". L'auspicio del CSN è che, grazie al sostegno di tante personalità , ci siano ora tutte le premesse per non andare ad uno scioglimento a tutta velocità della società senza aver prima esaminato attentamente altre soluzioni, come la proposta di acquisto avanzata dal CSN. "A tal proposito è bene precisare che non vi è alcun vincolo legale che impedirebbe di prenderla in considerazione. Infatti, nè nell'accordo di programma e nel successivo contratto di cessione gratuita delle azioni dal Comune di Manfredonia all'Ente Parco siglati nel 2015, nè nel contratto di concessione dei terreni tra il Comune di Manfredonia e la Società Oasi lago Salso spa vi è alcun cenno al divieto di futura alienazione delle azioni da parte dell'Ente parco. Viceversa - come peraltro già evidenziato in una dettagliata nota legale a firma del prof. avv. Gianpaolo Impagnatiello, ordinario di diritto processuale all'Università degli Studi di Foggia, inviata ai consiglieri e ai revisori dei conti dell'Ente parco, nonchè al Ministero dell'Ambiente - la cessione della partecipazione detenuta dal socio pubblico è pienamente conforme sia allo Statuto della Società , sia alle disposizioni del Testo unico sulle società partecipate, le quali considerano l'alienazione della partecipazione quale misura privilegiata da adottare tutte le volte che la stessa non possa essere mantenuta per legge", spiegano dalla Onlus. "La complessità gestionale di un'area come l'Oasi Lago Salso - mille ettari di natura con centinaia di specie selvatiche - implica il coinvolgimento di numerose competenze tecniche che in questi anni, escluso l'infelice biennio 2016-2017, sono state in gran parte fornite proprio dal socio di minoranza, nonostante il suo esiguo 4% di partecipazione nel capitale sociale. Una presenza minoritaria che, è opportuno ricordare, non impedisce affatto all'Ente Parco di investire nell'area tramite la Società , come del resto è avvenuto proprio nel corso della precedente disastrosa gestione della società nel biennio 2016-2017, quando sono stati dirottati consistenti flussi di denaro verso l'Oasi, senza peraltro apportare alcun apprezzabile beneficio all'area", prosegue il Csn. "In caso di scioglimento della società , queste competenze non potranno certamente essere in capo ad un liquidatore, nominato con il preciso compito di vendere il patrimonio aziendale per pagare i debiti e senza la possibilità di fare quegli investimenti che servono per il rilancio dell'Oasi. Senza contare, poi, che con tutta probabilità il Comune di Manfredonia pretenderebbe la restituzione di terreni e immobili di sua proprietà facendo decadere il contratto di concessione e, di conseguenza, facendo venir meno gli introiti dell'attività agricola che hanno consentito in tutti questi anni di realizzare le opere di rinaturalizzazione dell'area e di reperire le risorse per le attività di gestione senza che i soci pubblici investissero fondi propri. Il CSN resta quindi fiducioso e confida che si possa aprire con il Presidente Pasquale Pazienza un tavolo di serena discussione e non si giunga a una decisione affrettata che potrebbe avere conseguenze disastrose per il futuro dell'Oasi".
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