Femminicidio, 106 morti nel solo 2021. De Paolis: “Un dato drammatico, tenere alta la guardia”

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Si è svolto anche quest’anno presso l’Auditorium “Pasquale Trecca” dell'Ordine dei Medici di Foggia, l’evento organizzato dalla Commissione “Vìola” in collaborazione con Vìola Dauna - Associazione di volontariato, dal titolo “Vìola day - “Me against violence” Percorso Diagnostico Terapeutico e Assistenziale – PDTA – della Violenza Domestica: conoscere e contrastare un fenomeno misconosciuto”.

È ripreso così, attraverso la formazione e la sensibilizzazione, il “Progetto- studio sulla violenza contro le donne e il maltrattamento sui minori”, che ha permesso la messa a punto di un metodo scientifico per poter guardare al problema, non solo come ad un fenomeno sociale e culturale, ma anche come ad un problema di salute pubblica.

“Questa giornata è il frutto di un lavoro lungo e faticoso, portato avanti con impegno ed entusiasmo da tante figure istituzionali e professionali, con forza profusa, senza la quale, l'Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Foggia non avrebbe potuto realizzare un progetto efficace nel contrasto degli atti di violenza contro il genere femminile, sia nella vita pubblica che nella vita privata” dicono da via Acquaviva.

“La pandemia non ha di certo cancellato il fenomeno della violenza tra le mura domestiche – spiega a l’Attacco il presidente dell’Ordine Pierluigi De Paolis – anzi, probabilmente il fenomeno è aumentato proprio perché sono aumentate le occasioni di contatto. In periodo pandemico abbiamo registrato un maggior numero di casi di violenza assistita – continua – quello volto alle condizioni di minori purtroppo esposti a determinati episodi avvenuti all’interno del proprio nucleo familiare. Le violenze, finora nascoste dal Covid, stanno emergendo come la punta di un iceberg che va evidentemente esplorato fino alla fine e che deve far tenere alta la guardia non solo delle istituzioni ma anche del mondo medico”.

Di fatto “medici di famiglia e pediatri sono i primi baluardi che possono intercettare i sintomi i segni clinici delle violenze avvenute tra le mura domestiche e poter rassicurare e indirizzare correttamente le vittime verso le istituzioni che possono prendersene cura”.

Un passo in avanti nelle azioni di contrasto alla violenza si è sicuramente raggiunto concretamente con la sottoscrizione nel 2019 del Protocollo d’Intesa Interistituzionale, che ha permesso la strutturazione in Capitanata di una rete di cooperazione territoriale. Tale Protocollo ha visto il coinvolgimento dell’Arcivescovado, della Prefettura, della Procura della Repubblica, delle Forze dell’Ordine, del Comune, nonché del Policlinico Riuniti e della Asl Foggia, dell’Albo Forense, del mondo della Scuola e quello del Volontariato. Attori principali di questa rete i quali, con compiti e funzioni ben definite, si sono impegnati in azioni concrete di contrasto alla “Violenza Domestica”. Purtroppo, però, conti alla mano ancora poche persone decidono di denunciare.

“La necessità che Vìola ebbe già qualche anno fa di organizzare corsi di sensibilizzazione dei medici al riconoscimento del fenomeno di violenza tra le mura domestiche è la dimostrazione che c’è parecchio sommerso negli episodi di violenza domestico di genere. Ci sono situazioni che vanno rimosse mettendo in campo tutte le istituzioni e le varie forme di protezione per consentire l’emergere dei casi”.

E l’obiettivo del progetto Vìola è proprio quello di creare una rete sinergica tra gli attori del territorio.
“Una rete che sta funzionando – commenta De Paolis -anche grazie alla legge 69 del 2019 che ha consentito, attraverso l’attivazione del codice rosso, di poter intervenire in tempi brevi e prevenire episodi di violenza efferata. È chiaro che occorre un maggior impegno da parte di tutti: anche degli stessi legislatori. Contiamo oggi 106 morti per femminicidio da inizio anno sul territorio nazionale e oltre 30 mila denunce ai centri antiviolenza che dimostrano che il fenomeno è ben presente e va radicato puntando ad una legislazione che non solo faccia repressione, ma che porti a restaurare una nuova forma di cultura nelle famiglie e nelle scuole dove davvero si sconfigge la violenza domestica. Riportando ad un livello culturale diverso quelli che sono i retaggi sbagliati del passato, che devono quindi esser cancellati”.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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