Dopo Villani, Ciro Francavilla nuovo pentito dei clan. Ora la criminalità organizzata locale torna a tremare

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La voce circolava già da qualche giorno tra le contrade del rione Candelaro, fortino della criminalità organizzata foggiana. Ma ora sarebbe ufficiale, tanto da essere riportato dalle agenzie di stampa nazionale: Ciro Francavilla (alias “il capellone”), tra i pezzi da novanta della Società, avrebbe formalizzato la sua disponibilità a collaborare con la giustizia, ovvero con il pool di magistrati della Dda di Bari che segue le indagini sulla Quarta Mafia. Rivelazioni, le sue, che potrebbero contribuire a infliggere nuovi duri colpi alla criminalità organizzata del capoluogo dauno. Che ora torna a tremare. La notizia è circolata, ovviamente, pure negli ambienti malavitosi: personaggi vicini alle batterie foggiane, infatti, l’avevano recentemente condivisa via social, in particolare su TikTok, dove sono state pubblicate storie con la foto segnaletica di Francavilla accompagnate da didascalie come “nuovo pentito di Foggia” e canzoni neomelodiche di sottofondo che stigmatizzano la figura del pentito. Ciro Francavilla, 50 anni, è ritenuto, insieme al fratello Giuseppe, esponente di spicco del clan Sinesi-Francavilla: è nipote dello storico capoclan Mario “u ner’” Francavilla (freddato anni addietro nella guerra di mafia del capoluogo dauno) e cugino dei boss Antonello ed Emiliano Francavilla.

La sua volontà di collaborare con la giustizia arriva a pochi giorni dalla condanna definitiva a quasi dieci anni di reclusione inflittagli nell’ambito del processo scaturito dalla vasta operazione di polizia giudiziaria Decima Azione del 2018, in cui furono arrestate per estorsione aggravata dal metodo mafioso una trentina di esponenti dei tre clan di Foggia (Moretti-Pellegrino-Lanza, Sinesi-Francavilla e Trisciuoglio-Prencipe-Tolonese). 

Solo pochi giorni fa, dunque, la Suprema Corte aveva condannato con sentenza passata in giudicato sei degli imputati - tra cui Ciro e Giuseppe Francavilla, per quest’ultimo la pena inflitta è a 12 anni di carcere – i quali dopo il giudizio d’Appello presentarono ricorso in Cassazione, che ha infine rigettato la richiesta dei legali. 

Nel luglio 2015, inoltre, Ciro Francavilla e il fratello furono condannati rispettivamente a 6 anni e 8 mesi e a 6 anni e 10 mesi nel processo per aver chiesto 50mila euro al titolare di un bar di nuova apertura a Foggia, da pagare in tre tranche, sotto la minaccia di ritorsioni qualora non avesse acconsentito alla richiesta: "50mila euro o ci prendiamo il bar". Il gestore dell’attività – appena 35enne - non si era lasciato intimidire e aveva raccontato tutto alla polizia. Le indagini, il 9 luglio 2014, avevano portato all’arresto di quattro persone. 

Ora dunque, con la collaborazione giudiziaria di Ciro Francavilla, salgono a 13 i pentiti annoverabili nella storia della mafia foggiana, tra cui altri nomi più o meno “eccellenti” come Raffaele Bruno, Carlo Verderosa, Alfonso Capotosto, e, ultimo in ordine di tempo, Patrizio Villani, killer di primo piano del clan Sinesi- Francavilla, a cui è stato affiliato col grado di “Santista”,  nonché condannato in via definitiva a 30 anni di reclusione quale esecutore materiale dell’omicidio del 21enne Roberto Tizzano (del clan rivale Moretti-Pellegrino-Lanza) all’interno del bar H24 di Foggia .

Adesso Francavilla, nell’alveo della collaborazione con la magistratura, potrebbe fornire elementi utili a chiarire eventuali rapporti tra la Società foggiana, la politica e i colletti bianchi, così come pure il contesto di mafia nel quale si sono sviluppati gli omicidi, occorsi negli ultimi anni, di diversi nomi di spicco dei clan del capoluogo dauno, diversi dei quali tuttora irrisolti quanto all’individuazione di moventi e colpevoli.

Francavilla potrebbe inoltre confermare le rivelazioni fornite in qualità di pentito dallo stesso Villani ai pm della Dda di Bari Federico Perrone Capano e Carmela Bruna Manganelli nell’interrogatorio del maggio 2022, in cui il killer appartenente ai Sinesi-Francavilla fece luce su un importante pezzo di storia criminale del capoluogo dauno, smentendo sentenze passate in giudicato e sciogliendo nodi investigativi fino ad allora almeno in parte irrisolti.

Come quando rivelò che ad assassinare l’imprenditore edile Giovanni Panunzio, ucciso dalla mafia negli anni ’90, era stato il boss Federico Trisciuoglio (deceduto poco più di un anno fa per malattia durante la detenzione in regime di 41bis) e non Donato Delli Carri (nipote del boss Roberto Sinesi), che fu invece condannato quale esecutore del delitto.

Villani disse ai pm che, tra gli altri, erano stati proprio Ciro e Giuseppe Francavilla a rivelargli che la mano che sparò a Panunzio era stata quella di Trisciuoglio e non di Delli Carri; e che proprio Ciro Francavilla, insieme a Delli Carri, anni fa aveva provato ad affiliare al clan lo stesso Villani durante un periodo di detenzione comune nel carcere di Taranto.

Tra le tante questioni sviscerate nell’interrogatorio -129 pagine in cui il pentito parla anche di come “chi nasce a Foggia e vuole aprire un’attività sa che dovrà pagare il pizzo” - il killer aveva inoltre fornito dettagli sulla cassa comune dei proventi illeciti della Società foggiana, gestita, dal 2016, proprio dai “capelloni” della famiglia Francavilla (in particolare da Giuseppe Francavilla), succedutisi  in tal ruolo agli uomini del clan Moretti proprio per volere del boss Rocco Moretti, che (dopo l’agguato a Vito Bruno Lanza) con questa mossa intendeva ingraziarsi i Francavilla per portarli dalla sua parte, contro i Sinesi. 

Secondo la testimonianza di Villani i fratelli Francavilla, che mal tolleravano la figura di Francesco Sinesi, avrebbero in un paio di circostanze, anche con l’intermediazione di Francesco Pesante, detto “lo sgarro”, provato a commissionare l’omicidio del figlio del boss Roberto Sinesi.

Tra i passaggi salienti di quell’interrogatorio, pure il duplice tentato omicidio ai danni dei fratelli Trisciuoglio (figli di Federico), nel settembre del 2016, per cui Villani fu ingaggiato ma, secondo la ricostruzione, fece in modo che il diktat di morte impartito da Giuseppe Francavilla non andasse in porto. In questi passaggi si evidenziava il “gioco ambiguo” dei Francavilla, che, pur sapendo che i Trisciuoglio non fossero dietro all’agguato di un paio di giorni prima al boss Roberto Sinesi, avrebbero, però, cercato di aizzare una faida tra i Trisciuoglio e i Sinesi per sbarazzarsi di entrambi e prendere “due piccioni con una fava”. I fratelli Francavilla infatti, secondo Villani, hanno sempre ritenuto Federico Trisciuoglio responsabile della morte dello zio Mario.

Infine, tornando alla collaborazione al via di Ciro Francavilla con la giustizia, l’Attacco ha contattato Ettore Censano, suo avvocato difensore in Decima Azione. “Ormai è un mio ex assistito - fa sapere Censano - perché, per eliminare l’incompatibilità con la mia funzione, quando ha compiuto quella scelta ha dovuto necessariamente nominare un collega di Bari che segue i collaboratori di giustizia. Comprendo la decisione di Ciro Francavilla, anche se ricordo come l’imputato fosse andato meglio di tutti nel processo Decima Azione, perché per lui è stato escluso il ruolo di ‘organizzatore’, cosa che esclude il decreto al 41 bis, confermato, invece, al fratello Giuseppe”.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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