Dopo decenni di inerzia da parte del Comune di Manfredonia nei confronti dei macroscopici e innumerevoli casi di abusivismo edilizio a Siponto, nella zona dei Polder, adesso finalmente l’aria è cambiata. E non si tratta sicuramente di un caso, visto che l’ente è nuovamente commissariato e affidato alla viceprefetta Rachele Grandolfo, braccio destro del prefetto Maurizio Valiante.
Ieri l’Attacco ha raccontato in esclusiva della diffida a demolire adottata dal dirigente comunale Giuseppe Di Tullo nei confronti della moglie del boss Matteo Lombardi, la cui villa è situata presso il podere 17. Si tratta di uno degli attuali vertici di quello che negli scorsi anni era chiamato dagli inquirenti clan Romito-Ricucci-Lombardi.
Ma non è l’unico caso in cui l’ente ha deciso di andare fino in fondo rispetto alle opere abusive realizzate nei Polder, tra cui quelle di diversi nomi noti della mafia garganica. Ci sono altre diffide che, nei mesi scorsi, sono state adottate nei confronti degli eredi del boss Franco Romito,
che hanno abbondantemente cementificato nell’area demaniale, zona di grande pregio naturalistico e sottoposta a svariati vincoli di ogni tipo. Franco Romito fu ucciso il 21 aprile 2009, a 43 anni, insieme al proprio autista Giuseppe Trotta, proprio mentre attraversavano la zona in auto, nella vicina via degli Eucalipti.
Fu uno dei numerosissimi omicidi della sanguinosa guerra tra i clan Romito di Manfredonia e Libergolis di Monte Sant’Angelo, un tempo alleati tra di loro. Pochi mesi dopo, il 18 settembre 2009 il fratello Mario Luciano Romito sfuggì a un attentato dinamitardo mentre era in auto con l’altro fratello Ivan, ex calciatore.
Mentre risale al 9 agosto 2017, strage di San Marco in Lamis, l’omicidio di Mario Luciano, una data diventata spartiacque rispetto all’azione di contrasto della Squadra Stato ai clan della quarta mafia esistenti in Capitanata. Ebbene, dopo le diffide di dicembre scorso, cadute nel vuoto, lo scorso 29 gennaio il dirigente Di Tullo ha firmato la determina di “demolizione d'ufficio, con ripristino stato dei luoghi, di opere abusive ricadenti sull'area demaniale in località Siponto”, con approvazione del computo metrico e indizione della gara per l’affidamento della demolizione.
Si parla di tre lotti, dove sono situate villa ma anche stalle, porcilaia e la nota pista da gokart della famiglia Romito. L’importo complessivo dei lavori di demolizione è pari a 117.143,88 euro. “A seguito di interlocuzione con la Prefettura e la Procura di Foggia, si è stabilito di dare corso alle demolizioni di manufatti abusivi realizzati su terreni demaniali in agro di Manfredonia località Siponto”, scrive Di Tullo.
“In particolare, si procederà alla demolizione d’ufficio dei seguenti primi tre lotti: lotto n.1, podere 12; lotto n.2 podere 11; lotto n.3 podere 11. L’intervento è totalmente finanziato con fondi del bilancio comunale”. Per i lotti 1 e 2 la contestazione degli uffici comunali risale addirittura al 2004, ma la diffida a demolire è arrivata solo l’11 dicembre 2023, emessa nei confronti degli eredi di Franco Romito.
“Ad oggi, trascorsi i tempi stabiliti dalla diffida, i manufatti contestati non sono stati ancora demoliti”, sottolinea il dirigente.
Mentre per il lotto 2 era addirittura il 1991 l’anno in cui il comando di polizia locale contestò la realizzazione di vari manufatti, tra cui la pista da gokart. Nello stesso anno ci fu l’ingiunzione alla demolizione, ma tutto è rimasto al proprio posto finora".
A dicembre era stato ordinato di “attivare, senza indugio, la demolizione entro 30 giorni dalla notifica del presente provvedimento”, di completarla “entro 60 giorni dalla data di notifica del provvedimento” e di “trasmettere, entro 20 giorni dalla notifica del provvedimento, cronoprogramma dei lavori dal quale si evinca il rispetto di tali tempistiche”.
Non è difficile pronosticare che molte imprese locali si terranno lontane dalla gara d’appalto, che parte dall’importo di 83.204,82 euro, con criterio di aggiudicazione del minor prezzo. Sul fronte dell’abusivismo edilizio ci sono tante situazioni illegali che nel Golfo attendono da sempre di essere affrontate e risolte.
Le evidenziava la relazione della commissione di accesso sulle infiltrazioni mafiose negli organi di governo, che portò alla luce il mancato contrasto, da parte degli uffici comunali, al gravissimo abusivismo edilizio, in particolar modo tra i poderi di Siponto.
Un’azione di contrasto, va detto, che non si vide nemmeno negli oltre due anni di gestione straordinaria affidata ai commissari prefettizi, ovvero tra il 2019 e il 2021, dopo lo scioglimento per infiltrazioni mafiose del consiglio comunale.
E’ particolarmente interessante il focus degli inquirenti sull’area delle ex paludi sipontine, anche detta Polder, particolarmente pregiata da un punto di vista naturalistico, in ragione di numerosi canali e specchi d’acqua, oltre che per la prossimità al litorale costiero.
Una cospicua parte di questo territorio, ad oggi ancora paludosa, fa parte del Parco Nazionale del Gargano. Non lontano, sono presenti, inoltre, importanti vestigia del passato. Per tali ragioni, l’area è sottoposta a vincoli ambientali e paesaggistici: Parco del Gargano, PAI (Alta Pericolosità Idrica), Vincolo Archeologico e Vincolo Paesaggistico PPTR.
L’area è, inoltre, ricompresa nel Piano regolatore Generale del Comune, zona E12 area agricola soggetta a P.P.S.A.
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