Lavori alla Tabanelli Primo dopo amministrazione giudiziaria che ha sospeso effetti dell’interdittiva antimafia

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L’impresa edile Tabanelli Primo srl di Manfredonia, dopo l’interdittiva antimafia di luglio scorso firmata dal prefetto Maurizio Valiante, è stata ammessa alla misura di prevenzione dell’amministrazione giudiziaria per un anno. La decisione è stata assunta il 21 ottobre scorso dal Tribunale di Bari – sezione terza in funzione di tribunale della prevenzione, sospendendo gli effetti dell’interdittiva antimafia. Per tale ragione al Comune di Manfredonia è stato possibile, lo scorso 8 novembre, aggiudicare all’impresa i lavori relativi alla ristrutturazione edilizia e messa in sicurezza dei solai dell'edificio scolastico infanzia e primaria Croce, per un importo totale di 253.591,11 euro. Ammonta invece a 400mila euro la spesa complessiva, interamente finanziata dal Ministero dell’Istruzione e del Merito. 

Nella determina del 6 novembre scorso il dirigente Giuseppe Di Tullo spiega che la Tabanelli Primo srl ha ricevuto il diniego di iscrizione nella white list e che oggi è retta da un amministratore giudiziario in virtù della decisione del Tribunale barese, di cui la Prefettura foggiana il 29 ottobre scorso ha preso atto. Nell'amministrazione giudiziaria, a differenza del controllo giudiziario (che presuppone sempre una interdittiva antimafia impugnata al TAR), c'è il cosiddetto spossessamento gestorio dell'impresa: l’amministratore nominato si sostituisce agli organi dell'impresa e non li affianca semplicemente come avviene nel controllo giudiziario. Altre differenze tra i due istituti riguardano i soggetti che possono richiederle e la gravità della situazione emersa: nel caso dell’amministrazione giudiziaria, la condotta agevolatrice deve intendersi come attitudine comportamentale atta a rivelare un’obiettiva commistione di interessi tra le attività delittuose dell’agevolato e l’attività dell’impresa agevolante; diversamente, nel controllo giudiziario la condotta di agevolazione presenta contorni meno stringenti, in quanto l’art. 34 bis la correla all’elemento dell’occasionalità. 

L’appalto riguardante i lavori nella storica scuola sipontina è stato assegnato dopo la procedura negoziata previa consultazione di cinque operatori economici scelti sulla piattaforma MePA, con il criterio di aggiudicazione del minor prezzo. Si partiva dall’importo di 273.182,85 euro ed entro il termine di scadenza del 5 novembre scorso è pervenuta al Comune di Manfredonia solo un’offerta, quella di Tabanelli. Il progetto da 400mila euro è stato tra quelli finanziati dal MUR nell’ambito del decreto sugli interventi di ripristino delle condizioni di agibilità degli edifici scolastici mediante utilizzo risorse della quota a gestione statale dell’otto per mille dell’imposta sul reddito delle persone fisiche. 

Il decreto impone tempi serrati: gli enti locali erano tenuti ad aggiudicare i lavori entro il 7 novembre scorso e devono ultimare i lavori entro dodici mesi dall’aggiudicazione definitiva, come pure a rendicontare entro i due mesi successivi dall’ultimazione dei lavori. Come rivelato da l’Attacco a luglio scorso, affondano verosimilmente nelle indagini della maxi operazione antimafia Omnia nostra le ragioni delle due interdittive antimafia adottate da Valiante nei confronti di due imprese edili di Manfredonia riferite ai fratelli costruttori Tabanelli, insieme ad una terza relativa invece a Rignano Garganico. Probabilmente nemmeno dopo il commissariamento del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose nel 2019 a Manfredonia si era davvero compreso quanto fosse penetrante la pressione della quarta mafia e del clan locale denominato negli scorsi anni Romito-Ricucci-Lombardi-La Torre. 

Lo si sta capendo meglio dopo le indagini della DDA che nel 2021, con Omnia Nostra, coinvolsero ben 48 indagati, 32 dei quali arrestati. Il procedimento giudiziario che è scaturito è ora in corso davanti alla Corte d’appello di Bari, dopo le condanne già arrivate in primo grado. Tra i vari episodi contestati dall’accusa c’è quello del 14 luglio 2018, quando il sipontino Pietro La Torre e il foggiano Massimo Perdonò (della batteria Moretti-Pellegrino-Lanza, nipote acquisito del boss Rocco Moretti) avrebbero minacciato di morte – anche con una pistola – il pregiudicato Nicola Ricciardi affinchè fossero restituiti veicoli e attrezzature rubati pochi giorni prima alle imprese Tabanelli Primo srl e Tabanelli srl dei fratelli Tabanelli, considerati dall’accusa sotto la protezione del clan. 

“Con l'aggravante di essersi avvalsi delle condizioni previste dall'art. 416bis c.p. ed al fine di agevolare l'attività dell'associazione mafiosa”, riportavano i pm della DDA nell’avviso di conclusione delle indagini, “tanto in considerazione delle qualità personali di la Torre e Perdonò, organici ad associazioni mafiose alleate tra loro, delle ragioni poste a fondamento della minaccia, da individuarsi nell'esigenza di favorire  Leonardo e Giovanni Tabanelli, imprenditori di Manfredonia sotto la protezione dell'associazione mafiosa, e delle modalità della condotta illecita, volta a rafforzare la consapevolezza altrui dell'attuale forza intimidatrice della struttura criminale di appartenenza”. 

“L’interessamento di La Torre e Perdonò per il recupero dei mezzi rubati ai fratelli Tabanelli è stato espressione dell’attività dell'associazione criminale operante a Manfredonia, allo scopo di realizzare una sorta di giustizia privata a tutela di soggetti sottoposti alla “protezione” del sodalizio”, le parole del gip nell’ordinanza. I fratelli Giovanni e Leonardo Tabanelli rappresentano la seconda generazione di una famiglia impegnata nell’edilizia, dopo oltre 50 anni. L’impresa principale è la Tabanelli Primo srl, che offre servizi diretti a privati, imprese e amministrazioni pubbliche. Dapprima fu impresa individuale, poi nel 2013 avvenne la costituzione come società a responsabilità limitata. 
Oggi ha un capitale sociale di 100mila euro, controllato al 50% da ciascun fratello, e 18 addetti. Il legale rappresentante è Leonardo, classe 1971. La sede è presso l’area industriale del parco Sopim, dove tuttora è visibile lo scheletro dell’ex stabilimento giapponese Ajnomoto.Il fratello maggiore Giovanni Tabanelli, 54enne, è stato negli scorsi anni l’amministratore della Tabanelli srl, rispetto alla quale il Tribunale di Foggia - Sezione fallimentare ha dichiarato l’apertura della liquidazione giudiziale lo scorso 20 maggio. 

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testatina dillo al direttore WEB

 

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