Ad un mese di distanza dal clamoroso furto a Monte Sant’Angelo di 150 capi, tra ovini e caprini, ai danni della cooperativa agricola Agartur 2013, in località Sitizzo, l’ombra della mafia continua ad aleggiare sull’inquietante episodio, sul quale indagano i carabinieri. Una prima pista investigativa porta all’ipotesi di un sito di macellazione clandestina, in cui avrebbe trovato subito la morte il bestiame sottratto a Leonardo Santucci, responsabile allevatori CIA zone montane e referente dell’azienda agricola Sitizzo, e agli altri otto soci della coop Agartur. E’ quanto ha affermato il sindaco di Monte Sant’Angelo Pierpaolo d’Arienzo, partecipando sabato scorso alla riuscita assemblea pubblica organizzata da varie associazioni e cittadini nella Green Cave di Legambiente sul tema della sicurezza delle aree interne del Gargano. Il primo cittadino ha parlato anche di una seconda pista, da lui reputata ancor più preoccupante: la volontà di costringere l’impresa a chiudere i battenti per garantirsi il controllo del territorio, in modo da poterlo utilizzare per rifiuti pericolosi o altri fini. Piste che non devono, però, distrarre da quanto finora detto in maniera corale da Santucci, da altri operatori economici e dalle associazioni rispetto all’assenza di un adeguato presidio di sicurezza da parte dello Stato. “L’incontro è stato convocato da un gruppo di cittadini e associazioni che si sono fatti promotori di iniziative di solidarietà nei confronti dell’azienda agricola Sitizzo ed hanno attivato anche una raccolta fondi per aiutarla a far fronte al danno subito”, spiegano gli organizzatori. “É possibile pensare a un futuro delle aree interne dove ancora si registrano fenomeni di abigeato? Il Gargano, luogo di grandi flussi di turismo estivo e di pellegrinaggio ai grandi santuari, può ancora assistere senza reagire alla sottrazione sistematica di sicurezza a chi vive di allevamento, agricoltura e turismo lento in un territorio riconosciuto da 30 anni come Parco nazionale? A che punto sono le iniziative di contrasto alle mafie e soprattutto come stiamo organizzando l’antimafia sociale capace di occupare spazi con iniziative chiare e non coinvolte in dinamiche criminali? Sono questi i temi che abbiamo discusso con allevatori, operatori boschivi, artigiani, guide turistiche, associazioni e amministratori locali”, continuano.
“L’analisi evidenzia segnali di peggioramento nel passato recente sul piano dei fenomeni criminali, sulla mancanza di denunce da parte delle persone che subiscono il danno, che non permettono l’avvio di procedimenti giudiziari e sottraggono i dati reali alle evidenze delle statistiche, sulla debolezza dei presidi delle forze di polizia (i carabinieri forestali sono drammaticamente sotto organico e i cacciatori di Puglia sono stati trasferiti dalla Foresta Umbra all’aeroporto Amendola) e dei mezzi tecnologici di controllo del territorio. Ma lo scenario di partecipazione e consapevolezza è enormemente diverso da quello di qualche decennio fa. C’è speranza e ognuno nel suo ruolo deve rimboccarsi le maniche per fare la sua parte e per chiedere a tutte le istituzioni di fare meglio il proprio lavoro. Come sempre abbiamo registrato l’assenza dall’incontro, e dal dibattito pubblico, del Parco nazionale del Gargano. Legittimo chiedersi se sia al nostro fianco e a quali riunioni decide di partecipare”, proseguono gli organizzatori dell’incontro di sabato scorso.
La discussione, che ha visto molti interventi dalla platea, è stata introdotta con i contributi dell’avvocato Giuseppe Aulisa di Legambiente, della guida turistica ed escursionistica Domenico Sergio Antonacci, dello stesso Santucci e del sindaco d’Arienzo.
“Ecco le richieste avanzate durante l’incontro: investimenti per l’ammodernamento dei mezzi tecnologici di controllo del territorio, aumento dell’organico dei carabinieri per la biodiversità, ritorno in Foresta Umbra del nucleo dei Cacciatori di Puglia, un lavoro capillare da parte dei comuni per evitare fenomeni di occupazione e sfruttamento abusivo di terreni e arterie della viabilità demaniali, maggiori attenzione all’utilizzo multifunzionale del territorio per evitare che le uniche attività in campagna siano solo quelle dell’allevamento, con maggiori risorse per l’agricoltura delle aree interne e più attenzione e incentivi per il turismo lento. Incentivare le attività degli enti di terzo settore per costruire reti sociali e d’interessi tra la vita del Gargano interno e quello costiero, tra città e campagna”, concludono.
“Intanto continua la raccolta fondi per aiutare l’azienda agricola Sitizzo a ricomprare le pecore rubate. Grazie a piccole donazioni, oltre settanta, al momento è stato raccolto un fondo che rende possibile comprare trenta pecore, ma sono centocinquanta quelle rubate. Pertanto è necessario continuare a donare e chiunque può farlo”.
“Il punto è che mancano drammaticamente carabinieri della biodiversità, sono nettamente sotto-organico, e lo spostamento ad Amendola dei Cacciatori di Puglia è stata una tragedia”, spiegano alcuni dei presenti a l’Attacco.
“Tanti allevatori hanno raccontato che quando i Cacciatori di Puglia stavano a Iacotenente non si muoveva una mosca. Altro argomento importante è l’occupazione abusiva dei demani comunali: i Comuni solo raramente contrastano i prepotenti che recintano tratturi comunali e fanno pascolo e tagli abusivi. Su quello possono e devono fare di più, perché da lì comincia il controllo mafioso del territorio”.
“Il sindaco ci ha fatto un quadro esaustivo rispetto a due ipotesi investigative”, spiega Aulisa a l’Attacco. “Stiamo parlando di un furto valso poche migliaia di euro. Siamo orientati all’idea che permanga un tentativo mafioso di controllare il territorio, dalla valle di Carbonara fino alla Foresta Umbra. Inoltre c’è la permanenza di recinzioni abusive e arbitrarie volte a non far passare nessuno e ribadire che quel territorio è roba loro. Al di là del singolo episodio, la battaglia che va fatta e che va vinta una volta per tutte è la vertenza per la sicurezza”, conclude l’avvocato Aulisa.
“Il territorio è sguarnito di forze di polizia. Inoltre nel 2025 ci sono gli strumenti per un presidio anche tecnologico, sono risolvibili i problemi legati alle aree non coperte da segnale wi-fi”.
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