Fallimento Amica spa: Comune di Foggia chiamato in giudizio anche dal proprio consulente Belfiore, mai pagato

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Prosegue a Foggia il dibattito, in ambito politico e non, sulla responsabilità politiche e amministrative del Comune capoluogo per la sentenza di condanna con cui si è chiuso in primo grado il filone principale, dei tre procedimenti pendenti, relativi ad Amica spa, la fallita ex municipalizzata del servizio di igiene urbana. Il procedimento più rischioso partiva dal mega importo di 57.753.000 euro, ridotto dalla CTU a 27.498.334,25 euro. Il Tribunale di Bari – Sezione specializzata in materia di impresa ha condannato in solido il Comune di Foggia e numerosi tra ex amministratori, revisori e sindaci a risarcire la curatela fallimentare per un importo complessivo pari a 27.498.334,25 euro, oltre interessi e rivalutazione. Il conto finale sarà assai più salato per l’ente municipale, proprio alla luce degli interessi e della rivalutazione: ben 38.600.000 euro, calcolando dal 2012 ovvero dalla data in cui fu dichiarato il fallimento di Amica spa, che potrebbero arrivare a 40 milioni con le spese legali. Sta ora partendo la trattativa per un un accordo transattivo con la curatela fallimentare, ovvero con la professionista foggiana Mirna Rabasco, nella speranza ottimistica di potersi accordare per la metà, vale a dire per una ventina di milioni. Al contempo, però, Palazzo di città è obbligato ad accantonare quasi tutto l’avanzo 2024 (16-17 milioni del tesoretto complessivo di quasi 19 milioni) a copertura di tale debito, in aggiunta ai 22 milioni che già il dirigente finanziario Carlo Dicesare aveva previdentemente messo in bilancio proprio per la vertenza Amica. Fondi sottratti alla comunità, che erano destinati per rifacimento di strade ed altri interventi necessari. Ma alle responsabilità dichiarate in sentenza verso l’ex municipalizzata si unisce anche l’accusa di un’altra mancanza del Comune. Difatti un ulteriore aspetto surreale di tale vicenda è rappresentato dal comportamento tenuto dall’ente nei confronti del commercialista foggiano Giuseppe Belfiore La Caprio, il quale è stato consulente del comunale in questo procedimento giudiziario e che non è stato ancora pagato, a distanza di diversi anni. Eppure, non solo la sua consulenza tecnica di parte, frutto del lavoro di quattro anni, è stata utilizzata dall’ente in sede processuale ma oggi il professionista ha un incarico dal Comune per il controllo analogo sulle società partecipate. 

Ecco perché appare assurdo che Belfiore abbia dovuto citare in giudizio l’ente e l'avvocato Domenico Dragonetti, ex dirigente comunale, lamentando il mancato pagamento delle prestazioni professionali da lui espletate in qualità di consulente tecnico di parte nell'ambito del giudizio civile che si è appena concluso in primo grado presso il Tribunale di Bari, procedimento del valore di 57.753.000 euro. 

Il foggiano ricevette la nomina quale consulente a febbraio 2017 da Dragonetti, con riferimento alla nota con cui l’allora assessore al contenzioso Sergio Cangelli invitava il dirigente comunale a predisporre ogni atto utile alla nomina di Belfiore. Tale nomina come CTP fu poi formalizzata dal Comune, che in tale procedimento contro il Fallimento Amica è stato difeso dall'avvocato Felice Eugenio Lorusso, oltre che da Dragonetti. 

Il lavoro prestato da Belfiore è durato ben quattro anni ed è consistito nella partecipazione alle sedute di operazioni peritali, nello studio dell'imponente mole di documenti relativi ad una causa di elevata complessità, nello studio della prima e della seconda bozza della consulenza tecnica di ufficio, nella redazione delle osservazioni a tali bozze. 

Belfiore ha sottolineato come la prestazione da lui resa abbia prodotto l’importante risultato di indurre i tre CTU (consulenti tecnici d’ufficio) a ridurre il danno lamentato in almeno la metà, perché in primis fu chiesta la condanna a 57.753.000 euro mentre la relazione di CTU lo ha calcolato poi in 27.498.334,25 euro. 

Nonostante varie interlocuzioni, Belfiore non è riuscito a ottenere il pagamento per l'attività professionale svolta tanto da aver dovuto fare formale richieste di accesso agli atti, per sentirsi rispondere dal Comune che “agli atti dell'ufficio non risultano assunti impegni di spesa riferibili al suo incarico e non risultano conferimenti di incarico formalizzati con determinazioni dirigenziali”. Questa è la ragione per cui il noto e stimato commercialista si è dovuto rivolgere ai propri legali, che nel 2024 chiesero per l'ultima volta il pagamento diffidando l'avvocato Domenico Dragonetti, come ex dirigente dei servizi legali, e lo stesso Comune a corrispondergli la somma complessiva di 168.004,35 euro (132.412 euro, oltre a Cassa nazionale di previdenza ed IVA). 

Infine, visto l’esito negativo anche di quest'ultima richiesta di pagamento, Belfiore è stato costretto a citare in giudizio il Comune e Dragonetti davanti al Tribunale di Foggia, chiedendo il pagamento all’ex dirigente, che consentì il suo incarico e lo svolgimento della prestazione professionale, e, in via autonoma e concorrente, al Comune affinché si sostituisca in via surrogatoria rispetto a Dragonetti. La prima udienza era prevista il 24 febbraio 2025. 

Stando a quanto trapela da Palazzo di città, nessuno dei dirigenti che negli ultimi anni si sono susseguiti all’Avvocatura – Angela Paradiso, il segretario generale Alfredo Mignozzi e Silvia Siciliano – ha mai voluto riconoscere tale pagamento in favore di Belfiore, creando il relativo debito fuori bilancio. 

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testatina dillo al direttore WEB

 

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