La storia di Antonio Giacomantonio: incompatibilità con carcere ma non ha domicilio e resta dietro le sbarre

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Antonio Giacomantonio, cinquantatreenne nato a Barletta e domiciliato a Margherita di Savoia, viene arrestato due anni fa per maltrattamenti in famiglia ai danni della madre. È uno degli oltre settecento detenuti che fanno fronte alla situazione disastrosa all’interno del carcere di Foggia e che inoltre patiscono la negligenza del personale dell’istituto. Attualmente sta scontando la sua pena, la cui estinzione è programmata tra circa un anno, ma dallo scorso dicembre ha registrato l’incompatibilità con il regime carcerario per motivi di salute a causa di una cardiopatia ischemica rivascolarizzata. Tuttavia, le scarse disponibilità economiche e la mancanza di un domicilio non gli permettono di scontare il resto della pena con la misura della detenzione domiciliare. Come forma di protesta ha deciso di sospendere la terapia farmacologica mettendo quindi a repentaglio la sua vita. A sottolineare la negligenza del personale sanitario, la decisione intrapresa già da febbraio è stata scoperta solo ad aprile dalla dottoressa Daniela Casella, che si impegna nel visitarlo periodicamente. Dopo la prima visita medica effettuata dalla cardiologa a novembre dello scorso anno, in quella di aprile e di sabato scorso ha riscontrato una pressione molto alta, pari a duecento su cento. Inoltre, la direzione del carcere non si è mossa per fargli ottenere un’invalidità civile, per la quale sarebbe bastato fare una richiesta telematica all’INPS che verificherebbe se le sue condizioni di salute sono tali da fargli beneficiare di un assegno ordinario d’invalidità. È intervenuta a l’Attacco l’avvocato penalista Margherita Matrella, difensore di fiducia di Giacomantonio, con alle spalle quarantasei anni di attività, di cui quaranta dedicati ai processi italiani più importanti: “Dopo averlo assistito in primo grado, l’ho seguito anche in appello. La Corte d’Appello di Bari aveva disposto il ricovero in ospedale e il suo successivo trasferimento in un domicilio. Ma non avendolo, sta facendo tutta la carcerazione presso l’istituto penitenziario di Foggia”.

Secondo la penalista è necessario un cambiamento del sistema carcerario italiano, che dovrebbe partire anzitutto dall’adozione di alcune misure: “Mi sto battendo perché tra tutti i provvedimenti di questo governo, credo che la questione urgentissima da affrontare sia quella dell’amnistia e dell’indulto. La prima non esce da trentacinque anni, la seconda da diciotto. In uno Stato che si dichiara civile, i due provvedimenti devono servire anche ad una pacificazione sociale. L’amnistia estingue il reato e rappresenta la non volontà dello Stato di perseguire chi ha commesso reati, e da questa sono esclusi i reati gravi e gravissimi. Mentre l’indulto estingue la pena principale, ma non le pene secondarie, e anche qui sono esclusi i reati gravi e gravissimi. Non capisco la preoccupazione del Ministro della Giustizia Carlo Nordio che non riesce o non vuole affrontare i problemi dolorosissimi che attraversano il sistema carcerario italiano”.

“Non è giusto che un detenuto che non ha un domicilio debba continuare a stare in carcere fino a quando la pena non si estingue. Ho tentato in mille modi di sistemare questa persona, anche perché molto stanca e con gravi problemi di salute, ma è complicato. Ho fatto anche una discussione sulla sentenza Torreggiani per fargli avere almeno un semestre di liberazione anticipata. Sono intenzionata a fare richiesta ad una comunità di stranieri situata a San Severo, dove si fa anche detenzione domiciliare, per il trasferimento del detenuto. Le carceri avrebbero bisogno di personale, tra assistenti sociali e psicologi, ma non si fa nulla per rendere possibile tutto ciò. La civiltà di uno Stato si vede anche da come si svolge la vita nelle carceri e da come si attrezzano i tribunali. Con l’amnistia e l’indulto i tribunali vedrebbero la cancellazione di migliaia di processi, ma forse ci si preoccupa più di non perdere clienti”, continua Matrella. 

“Affronto sui miei social il disastro delle carceri, sottolineando come in tante di queste ci sia una sproporzione tra i detenuti ospitabili e quelli ospitati. Foggia è una delle carceri dove c’è il maggior sovraffollamento. Ho girato in tante carceri della penisola, conosco la situazione e sono terrorizzata da quelli che possono essere gli episodi futuri, difatti c’è un aumento di suicidi spaventoso rispetto agli anni scorsi. Questa pessima gestione si traduce spesso in violenza contro sé stessi oppure ai danni della polizia penitenziaria”, conclude l’avvocato.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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