“Nei giorni scorsi è uscito un comunicato da parte degli investigatori di Foggia - annota Federico Pilagatti, segretario nazionale del Sindacato Autonomo di Polizia Penitenziaria -, con cui si informava la stampa della conclusione di un operazione svolta all’interno del carcere di Foggia che vedeva un poliziotto penitenziario indagato (subito sospeso dal servizio) poichè accusato di peculato e truffa in quanto avrebbe “sottratto” del cibo destinato ai detenuti per portarlo a casa. Il reato di peculato riguarda l’appropriazione indebita di beni o denaro altrui, commesso da pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio”.
“A seguito di tale comunicato si è scatenato sui social e tra la gente un accesa discussione, con ingiurie, minacce, frasi molto offensive nei confronti dell’intero reparto di Foggia”.
“Ormai i poliziotti sono diventati il capro espiatorio di ogni evento negativo che avviene nel carcere. Parliamo di suicidi di detenuti, morti “sospette”, rinvenimento di materiale proibito ecc.ecc. per cui i primi provvedimenti , “atti dovuti”, sono quelli di indagare proprio i poliziotti penitenziari con prime pagine di giornali e televisioni che pubblicizzano tutto ciò, per poi ignorare che a conclusione degli “atti dovuti” non emerge nulla a carico dei lavoratori”.
“Chi non ricorda un detenuto morto qualche tempo fa, che a detta di un “ testimone” era stato picchiato, tanto da etichettarlo come un nuovo caso “Cucchi” e con pagine e pagine di giornali che alimentavano il sospetto contro la polizia penitenziaria. Anche in quel caso dopo tutti gli adempimenti della magistratura nulla è emerso a carico della polizia penitenziaria, ma nessuna prima pagina, giusto qualche trafiletto”.
“Abbiamo voluto fare questa premessa per evidenziare come la polizia penitenziaria di Foggia e della regione che è costretta a lavorare in condizioni massacranti in violazione dei contratti di lavoro ed accordi sindacali, in ambienti che l’ASL ed NAS dovrebbero chiudere immediatamente considerata la fatiscenza del carcere, è stanca di essere additata, come violenta, brutale, corrotta. Proprio per questo il SAPPE, sindacato autonomo polizia penitenziaria, a tutela della dignità e della professionalità dei lavoratori penitenziari di Foggia che anche domani giorno di Ferragosto saranno al lavoro, vuole fare alcune precisazioni sulla vicenda della “presunta sottrazione di generi”.
“In primo luogo vogliamo evidenziare che il poliziotto fatto oggetto dell’inchiesta è stato spiato ed intercettato per mesi da cui è emerso che non ci sarebbe stato il concorso del reparto di Foggia, per cui eventuali responsabilità sono individuali, e poichè c’è la presunzione di innocenza per chi commette un reato, chiediamo che ciò valga anche per il poliziotto inquisito, fino a condanna”.
“Il SAPPE si augura che la magistratura, di cui nutre grande fiducia, faccia presto poiché risulta essere altamente infamante passare per chi ”sottrae il cibo ai detenuti”, anche se dalle informazioni che abbiamo ricevuto, sembrerebbe che il materiale che il poliziotto che portava via (verdura, frutta, ecc.), regalandolo anche agli altri detenuti che lavoravano nel suo ufficio, non faceva parte delle quantità riservate alla preparazione dei pasti dei detenuti, ma rappresentavano una quota eccedente che comunque sarebbe finita nei rifiuti; ciò in quanto la ditta appaltatrice inviava al carcere una percentuale di prodotti in più per compensare eventuali problemi; stesso discorso per i generi in scadenza che non potevano essere utilizzati; per cui sembra che “non ci sarebbe stata sottrazione di cibo ai detenuti” in quanto i generi da utilizzare erano quelli previsti”.
“Il poliziotto addetto a tale servizio che sarebbe il principale accusato non entrava di notte con un furgone per portare via quintali di materiale, ma ci dicono che quando c’era disponibilità di alimenti che non sarebbero stati usati e quindi buttati nella spazzatura, li metteva in una busta di plastica con cui attraversava tutto il carcere ben inquadrato dalle telecamere, fino all’uscita”.
“Se quanto riferito al SAPPE verrebbe confermato, sarebbero bastati degli immediati provvedimenti nei confronti del responsabile poiché non autorizzato, e la cosa sarebbe finita lì”.
“Il SAPPE chiede con grande rispetto che in attesa della definizione della vicenda giudiziaria, si ponga attenzione nella pubblicizzazione dei fatti e si informi in maniera corretta il pubblico, poiché questa demonizzazione nonché criminalizzazione della polizia penitenziaria, oltrechè offendere la dignità e la professionalità di centinaia di lavoratori che fanno un lavoro infernale, alimenta un clima di tensione ed odio nei confronti di questi ultimi, che vogliamo ricordare sono l’ultimo argine della legalità in un posto ove la legalità non esiste oppure è molto difficile da tutelare, e per cui molti poliziotti penitenziari ci hanno rimesso la salute e la psiche”.
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