Il Paese si ferma per Gaza, sciopero nazionale: cortei in 100 piazze. Landini: “Stop al genocidio, siamo tutti Flotilla”

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L’Italia si è fermata oggi in solidarietà con la popolazione palestinese e contro l’aggressione subita dalla Global Sumud Flotilla, la spedizione civile che portava aiuti umanitari verso Gaza e che è stata attaccata in acque internazionali dalla marina israeliana.

A bordo delle navi anche cittadine e cittadini italiani, lavoratrici e lavoratori, volontari lasciati soli da un governo che, secondo la Cgil, “si è coperto di vergogna” scegliendo la via del silenzio e della complicità. La risposta sindacale è stata durissima: sciopero generale di 24 ore in tutti i settori, dai trasporti alla scuola, dalla sanità ai servizi pubblici e privati. Già dalla serata di ieri, in numerose città – da Roma a Napoli, da Milano a Torino – si erano moltiplicate mobilitazioni spontanee, con blocchi nelle stazioni e nei porti.

Oggi almeno 100 piazze si sono riempite di cortei e presidi. Circa 100.000 persone hanno manifestato a Milano, altissima anche l’affluenza nella capitale. In testa ai manifestanti il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, che reggeva lo striscione con la scritta: “Stop al genocidio, siamo tutti Global Sumud Flotilla”.

La giornata ha avuto effetti immediati sul Paese: alla stazione Termini di Roma cancellazioni e ritardi fino a 80 minuti, mentre in Puglia sono stati soppressi due voli da e per Linate. Nonostante il maltempo abbia aggravato la situazione, è lo sciopero a segnare un vero e proprio tilt dei collegamenti, costringendo milioni di persone a confrontarsi direttamente con la protesta. Lo sciopero di oggi, hanno affermato gli organizzatori, è solo un primo passo.

Sabato le sigle sindacali saranno a Roma per una maxi-manifestazione nazionale, con un messaggio chiaro: il governo italiano deve pretendere la liberazione dei connazionali fermati e rompere ogni complicità con la politica di guerra israeliana. Quella di oggi, dunque, si preannuncia come un assaggio della determinata reazione nazional-popolare che, al di là delle appartenenze politiche, delle ideologie e delle etnie, ha scelto di alzare la voce. Un grido collettivo e trasversale che risuona nelle piazze e nelle stazioni: stop al genocidio, stop al silenzio, pace e dignità per la Palestina.

(di Imma Ceci)

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