Il subbuglio e il malcontento sono ancora numericamente bassi, ma promettono di ingrossarsi sempre di più con il passare del tempo, visto che sono trascorsi solo pochi giorni da una importante novità introdotta da Ferrovie del Gargano che ha cambiato le regole di ingaggio con i clienti per quanto riguarda i singoli titoli di viaggio. Dal 1° gennaio, per tutti gli utenti che fruiscono dei servizi di trasporto su gomma e rotaia, il biglietto acquistato in un tale giorno è valido solo per quel giorno stesso, e se ciò non è possibile, allora a bordo di treni e bus si è costretti a pagare una cifra fortemente maggiorata: sulla tratta Foggia-Lucera, per esempio, si passa da 1 euro e 80 centesimi a corsa (aumentato di altri 10 centesimi nel 2026) e 4 euro e 80 centesimi. Non è l’unica azienda che fa valere questa disposizione, ma nel caso del vettore foggiano ci sono delle situazioni che rischiano di penalizzare arbitrariamente la fascia di utenza che non ricorre all’abbonamento da pendolare classico, perché la biglietteria di Lucera, per esempio, è aperta dalle 6.20 alle 20.05 (peraltro dal lunedì al sabato), ma i convogli partono sia prima che dopo quell’orario e quindi a quei passeggeri dell’alba e della tarda serata viene preclusa la possibilità di acquistare biglietti a prezzo normale, ma solo incrementato a bordo. Chi volesse viaggiare la domenica, per giunta, è costretto a recarsi allo sportello di sabato, dichiarare la propria intenzione all’operatore che “segnerà” la posticipazione sul biglietto stesso, costringendo quindi a recarsi due volte sul posto. C’è sempre la possibilità di prendere il biglietto on line sul sito, ma questa opzione non è detto che sia chiaramente e agevolmente accessibile a tutti, mentre non c’è traccia di distributori automatici installati, a questo punto sia alla stazione di Viale Ferrovia che nella più piccola della zona 167, tanto meno nel grande hub del capoluogo foggiano. È presumibile, e comprensibile, che da Via Bengasi abbia valutato il rischio concreto di frequenti danneggiamenti dei dispositivi, a cui si potrebbe rimediare ricorrendo a interfacce automatizzate per sole carte di pagamento, senza la possibilità di inserire e quindi custodire monete e banconote al loro interno. Non risulta alcuna concessione, a ogni modo, per rivendite affidate a terzi nelle vicinanze delle stazioni di partenza, per cui di agevolazioni all’utenza se ne vedono sempre meno.
Chi lavora a bordo dei mezzi e dietro il vetro del desk non nasconde le perplessità, pur dichiarando di non volersi esporre pubblicamente, segno evidente che di proteste e lamentele ne hanno dovute già registrare parecchie, attenendosi comunque alle disposizioni ricevute.
“Se proprio devo attenermi a questa regola – ha riferito il signor Mario che è viaggiatore saltuario – allora mi deve essere consentito di acquistare il biglietto in stazione per tutto il tempo in cui i treni sono in viaggio, perché se torno a casa dopo le 21 a chi mi devo rivolgere? È già successo che qualcuno sia stato costretto a pagare 3 euro in più perché nessun terminale era aperto. È una cosa assurda da eliminare, ma ho capito che l’azienda fa valere la mancanza di alternative, e non è giusto”.
“Io sono in grande difficoltà – ha aggiunto Francesca, studentessa che non va tutti i giorni all’Università di Foggia, e quindi non le conviene prendere l’abbonamento – perché prima acquistavo un carnet da dieci biglietti che poi usavo all’occorrenza. Ora devo ricordarmi di prenderlo al momento, e magari sono già in ritardo e rischio di perdere il treno. Capisco che questa possa essere una mia esigenza personale, ma onestamente è uno stress inutile che fino all’anno scorso non c’era, perché al rientro in serata non posso nemmeno prendere il biglietto per il mattino successivo”.
“Questa novità di FerGargano non mi piace per niente – ha detto Filippo, imprenditore che usa il treno per il capoluogo solo quando deve andare a prendere una “Freccia” per Milano – perché preferisco salire sulla prima corsa delle 6, ma la biglietteria a quell’ora è chiusa. A chi mi devo rivolgere? Basterebbe mettere un macchinetta come ormai stanno dappertutto, e io che abito in zona 167 sarei pure costretto ad andare comunque alla stazione centrale. È pazzesco”.
E in effetti, un altro elemento di criticità è l’assenza di un tabellone elettronico informativo sulla banchina di Viale Canova, su cui si resta completamente tagliati fuori in caso di novità dell’ultimo minuto, al contrario di quanto accade nella stazione di partenza, dotata almeno di filodiffusione per annunci verbali. E’ già accaduto qualche mese fa con una cancellazione improvvisa non comunicata a chi attendeva.
È possibile che l’intero pacchetto di questioni finisca sul tavolo dell’Amministrazione comunale, magari con una discussione in Consiglio che funga anche da moral suasion nei confronti di un soggetto privato che di proteste ne ha incassate parecchie negli ultimi tempi, anche in termini di logistica pura.
A San Nicandro, la recente e frequente chiusura della biglietteria ha portato a un ulteriore rimostranza da parte di una viaggiatrice: “Ma perché chiudete anche la sala d’attesa – ha scritto Annalisa sulla pagina Facebook di FerGargano – visto che sabato scorso sono rimasta al freddo e al gelo fuori ad attendere che arrivasse il treno in ritardo più di mezz’ora poi sostituito da con bus, senza la minima possibilità di avere informazioni. È stato l’ennesimo disservizio. Chiudete a chiave la biglietteria, ma la sala lasciatela almeno aperta…”.
Un altro caso emblematico è stato quello di mercoledì 8 gennaio quando a causa di una “Allerta gialla per neve diffusa” sono stati soppressi e nemmeno sostituiti da bus numerosi convogli tra Foggia e Lucera. L’annuncio, poi parzialmente rientrato nel corso della giornata addirittura soleggiata, ha suscitato l’ilarità e lo sdegno di parecchi cittadini che hanno fatto notare come sulla tratta non ci fosse nemmeno la pioggia, invitando ad adottare certi drastici provvedimenti solo dopo aver analizzato la situazione del momento e non preventivamente, senza verificare la reale situazione sulle rotaie.
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