Niscemi è solo la punta dell’iceberg, perché l’Italia ha un indice di rischio idrogeologico del 94%. Inoltre, la Puglia è ad alto rischio idrogeologico in un indice del 97%. C’è da agire subito, perché non ci sono aree esenti dal rischio. “Sono dati del ministero, risultanti dall’ultimo rapporto dell’Arpa – ha esordito a l’Attacco, il presidente dell’ordine dei geologi pugliesi, Giovanni Caputo –. In Puglia ci sono 839 frane censite con ben 63.000 persone che risiedono in territori colpiti da frane; gli edifici sono circa 17.280, mentre sono 5.752 le imprese e, addirittura, 849 i beni culturali che si trovano in aree a rischio frane. Dunque il dissesto idrogeologico c’è anche in Puglia come c’è il rischio alluvioni – ha specificato il dottor Caputo -. Sono 135.932 le persone che risiedono in aree a rischio alluvionale e 36.600 gli edifici e 409 i beni culturali. La Puglia non è esente dai rischi naturali”. Regione e comuni devono interpellare i professionisti, i geologi, per rendersi conto della situazione nei territori regionali e nell’area del proprio comune, nel caso dei sindaci, in modo da rendersi conto del rischio. Non è più il tempo delle tavole rotonde ma dell’agire. Ancora il presidente Caputo: “I comuni pugliesi con il rischio frane più alto si concentrano nelle province di BAT (100% dei comuni), Foggia (95%), Brindisi (95%), Bari (90%) e Lecce (81%), dove l’intero territorio, o quasi, è classificato a pericolosità da frana elevata/altissima (P3-P4), secondo i Piani di Assetto Idrogeologico (PAI). Su 257 comuni totali, 230 (89%) presentano questo livello di esposizione. In Puglia il rischio frane è diffuso e in crescita: circa l’89% dei comuni (oltre 230 su 257) è interessato da pericolosità idrogeologica elevata, con una quota significativa di territorio esposta a frane, soprattutto in Appennino Dauno e lungo le coste alte”. Le indicazioni del presidente Caputo: “Quella dei Monti Dauni è la zona più esposta al dissesto idrogeologico, con frequenti fenomeni franosi che interessano anche infrastrutture viarie. Le coste alte (Gargano, costa nord‑adriatica, tratti del Salento): presenza di frane da crollo in calcareniti e calcari, spesso innescate da eventi pluviometrici intensi e dall’erosione marina. Aree interne e collinari (BAT, Bari, Brindisi): elevata pericolosità da frana in molti Comuni, con livelli di rischio che superano il 90–100% in alcune province. La superficie pugliese a pericolosità da frana è aumentata dell’1,5% rispetto alle precedenti valutazioni, in un contesto nazionale con +15% di territorio a rischio idrogeologico. La Puglia rientra tra le Regioni con più Comuni interessati da pericolosità da frana elevata/altissima (classi P3–P4) o da pericolosità idraulica media, con percentuali superiori al 90%”.
Fattori che aggravano il rischio, come il cambiamento climatico ed eventi estremi (piogge brevi e intense) che saturano rapidamente il terreno e innescano frane rapide; cementificazione e uso del suolo: riduzione delle aree permeabili e alterazione dei versanti (scarpate artificiali, sbancamenti) aumentano la suscettibilità; abbandono agri colo: diminuzione della manutenzione dei versanti e delle reti di drenaggio superficiale, con conseguente maggiore vulnerabilità. “L’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) ha già mappato i comuni italiani e il dato è noto e si potrebbe già agire, mettendo in sicurezza le aree più a rischio. Quindi, quando una persona è malata deve, per la cura specifica, chiamare il medico. E tanto vale, come esempio, per i geologi: “Grazie a quest’intervista, emerge chiaramente ciò che già si può fare – ha ripreso il presidente dei geologi pugliesi, Giovanni Caputo, a l’Attacco -. Per le aree a rischio c’è il divieto in abitabilità, o meglio, c’è il divieto per gli edifici che lì sono stati costruiti. Poi, ci possono essere interventi di ristrutturazione straordinaria o altri a seconda della situazione, come la delocalizzazione. Per cui si può fare qualcosa subito, con interventi strutturali. Ma per fare ciò occorre caratterizzare il territorio, individuare le aree e conoscere lo stato dell’arte di quel territorio”. Per il presidente Caputo, la prima cosa da fare è chiara: “Non può essere che la messa in sicurezza, tra cui verificare e, se necessario, delocalizzare. Non si deve aspettare l’evento nefasto o il danno”. Altro problema, per la Puglia, è la sua costa: “Il 50% sono coste rocciose. La nostra costa è fragile, ma su di essa è stato costruito, sono stati realizzati stabilimenti balneari e strutture ricettive. Devo dare atto a l’Attacco che ha impostato il tutto sull’evidente questione rivolta ai geologi, alla sensibilizzazione dei suoi lettori e degli amministratori comunali. Come geologi – ha sottolineato Caputo - non ci piace fare la “lezione” sulla frana ma discutere nel concreto di ciò che si può, e deve, fare in un territorio, per metterlo in sicurezza subito, non perché è accaduto l’evento distruttivo. Il tutto, però, va tenuto insieme dalla cabina di regia della Regione Puglia”. Come detto a chiare lettere, non ci sono posti “tranquilli”. Solo per fare due esempi di città in pianura, con il presidente Caputo si sono analizzate le situazioni di Foggia e San Severo: “Foggia è a rischio idrogeologico per le alluvioni. La questione non è da sottovalutare. Per San Severo, invece, ci sono 2.800 persone a rischio, nel centro storico, per via della falda freatica. Non si devono guardare solo i fiumi di superfice, ma anche quelli che non si vedono perché scorrono nel sottosuolo”.
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