Bandi PRIN, arriveranno meno fondi per tutti gli Atenei. UNIFG: “Ci aspettiamo il massimo richiedibile”

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La comunità scientifica italiana si è riunita ieri a Foggia, dove è stata folta la partecipazione, nell’aula magna di via Caggese dell’Università, scelta dal Ministero dell’Università e della Ricerca quale sede ufficiale dell’evento nazionale di presentazione dei bandi PRIN 2026 e PRIN 2026 Hybrid, tra i principali strumenti di finanziamento per la ricerca di base in Italia. La domanda rivolta da Unifg è stata accolta dal MUR, una designazione di assoluto rilievo che testimonia il consolidato rapporto di collaborazione istituzionale tra l’Ateneo foggiano e il Ministero, nonché il crescente riconoscimento del ruolo strategico dell’Università di Foggia quale polo di eccellenza nella promozione e nello sviluppo della ricerca scientifica. Il programma ha visto la partecipazione di autorevoli rappresentanti delle istituzioni e del sistema di valutazione della ricerca, tra cui il presidente dell’ANVUR (Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca) Antonio Felice Uricchio e dirigenti e funzionari del MUR direttamente coinvolti nella definizione e gestione dei bandi PRIN. Di “impegno condiviso verso una ricerca sempre più solida e capace di incidere” ha parlato il rettore Lorenzo Lo Muzio. Il bando per i progetti di rilevante interesse nazionale (PRIN) da circa 260 milioni, emanato con un decreto dal MUR, avvia di fatto il nuovo Piano per la ricerca voluto dalla ministra Anna Maria Bernini per l’utilizzo del fondo da 1,2 miliardi istituito con la legge di bilancio 2025. 

Oltre che ad assicurare risorse stabili a tutti i player dell’innovazione il Piano triennale 2026-2028 si propone di garantire tempi certi per i bandi. E almeno con il primo appuntamento fissato dal cronoprogramma ministeriale dovremmo esserci. Il bando PRIN finanzia progetti di ricerca fondamentale di durata triennale, caratterizzati da elevata qualità scientifica e realizzati in forma collaborativa tra università, enti e Afam. Il fine esplicito è favorire la mobilità e l’integrazione delle competenze sul territorio, favorendo, ad esempio, la costituzione di gruppi di ricerca più ampi rispetto al passato. È previsto, infatti, che i progetti siano sviluppati da partenariati composti da quattro a sei unità di ricerca appartenenti a istituzioni diverse. Per la prima volta, il bando consente anche di coinvolgere all’interno degli stessi gruppi ricercatori e giovani studiosi non appartenenti all’istituzione capofila, rafforzando così il focus sul progetto e favorendo la circolazione delle professionalità. La dotazione complessiva ammonta a 259,88 milioni di euro e una quota del 15% (cioè 38,9 milioni) è riservata ai ricercatori under 40. L’età va calcolata alla data di presentazione del bando, con una serie di deroghe codificate per congedi di maternità, paternità e malattie di lunga durata, che allineano l’Italia agli standard europei nelle procedure di selezione. Il finanziamento per ciascun progetto potrà essere compreso tra 1 e 1,2 milioni di euro. Le proposte possono riguardare tutti i settori di ricerca riconducibili ai tre macrosettori definiti dello European research council (Erc): scienze della vita, a cui sono riservati 90,9 milioni; scienze fisiche e ingegneria che ne hanno a disposizione altrettanti; scienze sociali e umanistiche che si spartiranno invece 77,9 milioni. Mente il bando PRIN Hybrid ha una dotazione di 59 milioni di euro. Per candidarsi c’è tempo fino al prossimo 1° giugno.

“Don’t stop me now è il titolo di una nota canzone. Ebbene, “non fermarci mai” può essere il paradigma del nuovo corso del MUR. Si parla di finanziamenti in progressione”, ha sottolineato il delegato rettorale alla ricerca, il professor Massimo Conese. Il dg Unifg Sandro Spataro ha sottolineato la partecipazione numerosa. “Il nostro Ateneo apre oggi le porte alla comunità scientifica nazionale con auspicio di rafforzare una collaborazione ampia e sinergica per affrontare le sfide poste dai bandi PRIN. L'evento testimonia la vicinanza di Ministero ed enti pubblici di ricerca. Siamo grati per la scelta della città di Foggia per questo importantissimo confronto, volto ad elevare ulteriormente la qualità della ricerca italiana e garantire che sia di eccellenza. La sinergia è particolarmente importante perché si possano mettere in campo progetti di livello”. “Questa presentazione è fondamentale non solo per la componente scientifica ma anche per quella amministrativa per il supporto alla prima”, ha fatto eco il responsabile dell’area ricerca Pierluigi Centola, ricordando come la dotazione dell’edizione 2026 sia nettamente inferiore e dimezzata per i ricercatori under 40.

“La dotazione è di 260 milioni di euro, di cui il 15% riservato ai ricercatori under 40, mentre prima era il 10%. Dunque il dato è aumentato. E’ stato introdotto un nuovo strumento di programmazione dei fondi per la ricerca con la legge di bilancio 2025. Non esiste più una frammentazione tra i vari interventi finanziari ma un unico fondo per la programmazione della ricerca e che determina gli interventi del triennio”, ha replicato la dirigente MUR Laura Patella. “E’ prevista una dotazione incrementale. La grande novità è l'introduzione del PRIN Hybrid per integrare le varie componenti della ricerca, secondo le linee internazionali. Sarà effettuata una valutazione ex ante, in itinere ed ex post”. Gli obiettivi sono chiari: “Favorire la collaborazione tra Università, enti di ricerca ed istituzioni AFAM, finanziare la ricerca di eccellenza e sostenere i giovani. La misura nuova è stata fortemente voluta per creare una vera integrazione tra le discipline umanistiche e le altre tipologie di discipline, ovvero scienze pure e area medica. Quanto a PRIN Hybrid la dotazione è di 56 milioni con una quota destinata agli under 40. L'obiettivo del programma è favorire progetti ad alto contenuto tecnologico”.

“La ricerca sta andando davvero bene in Unifg”, il commento a l’Attacco del professor Conese. “Col PRIN 2022, la precedente edizione, abbiamo avuto oltre cento progetti finanziati: circa 40 progetti come principal investigator e più di 60 come collaboratori all’interno di progetti nazionali. La novità di quest’anno è che vi è anche una manifestazione di interesse per la multidisciplinarietà, ovvero la interazione e contaminazione tra saperi che porterà sicuramente a benefici per la ricerca e l’innovazione in Italia”. Oggi sono sette i dipartimenti di Unifg, dopo la disattivazione del Demet: Economia, Giurisprudenza, Medicina clinica e sperimentale, Scienze mediche e chirurgiche, Diss (Scienze sociali), Dafne (Scienze agrarie, alimenti, risorse naturali e Ingegneria) e Distum (Studi umanistici, Lettere, Beni culturali, Scienze della formazione).

Chi è più attivo nella ricerca? “Direi che Agraria rispecchia un notevole interesse a livello locale, nazionale e internazionale. Potrei sembrare un po’ di parte, ma anche i dipartimenti di area medica registrano un andamento molto positivo nella ricerca nazionale e internazionale”, ha affermato il delegato rettorale.

La minore dotazione finanziaria dell’edizione 2026 rende consapevoli in Unifg che si otterranno meno fondi rispetto al passato. Appaiono del resto lontanissimi i quasi 742 milioni di euro del PRIN 2022, dovuti ai fondi PNRR. “Purtroppo sarà fisiologico non avere lo stesso successo avuto col bando 2022. Ci sarà una riduzione non solo per Unifg ma per tutti gli Atenei italiani”, ha spiegato a l’Attacco il dottor Pierluigi Centola, responsabile dell’area ricerca dell’Ateneo daunio. “E’ anche vero, però, che, sebbene la dotazione finanziaria sia inferiore rispetto ai bandi precedenti, si prevede la possibilità di presentare progetti di più grossa entità. Quindi ci aspettiamo un numero inferiore di progetti finanziati ma con importi più elevati. Contiamo di confermarci con un’altra, ottima performance dopo quella del PRIN 2022. Abbiamo un Ateneo che, nonostante sia molto giovane, è assai dinamico e propenso rispetto alla ricerca. Mi aspetto candidature da tutti i dipartimenti, indistintamente, anche perché sono bandi molto interdisciplinari”, ha aggiunto Centola. “Per quanto riguarda l’entità del finanziamento credo che ci attesteremo sul valore massimo richiedibile al Ministero, quindi mi aspetto progetti che vadano ciascuno da 1-1,2 milioni di euro per il PRIN 2026 e da 1,2-1,7 milioni di euro per il PRIN Hybrid”.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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