Pacchi bomba a Pescara, indagata Lady Coumadin Daniela Lo Russo, originaria di Manfredonia

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"Salteranno in aria 4 palazzi", questo il volantino che il mese scorso letteralmente paralizzò Pescara, ad accompagnare 5 sospetti pacchi bomba, davanti al Tribunale, alla sede del Comando Provinciale dell'Arma e del Distretto Asl di via Rieti. I pacchi sospetti erano delle buste postali imbottite utilizzate per le spedizioni e al cui interno sono stati rinvenuti della plastilina e dei fili elettrici, ma nessun ordigno. Uno dei finti pacchi bomba è stato trovato dinanzi al portone dell'abitazione di un magistrato, Rosangela Di Stefano, che lavora per la Procura di Pescara. Il volantino riportava anche minacce nei confronti del Pm.
Ora l'inchiesta, passata alla Procura Campobasso torna a Pescara.
La principale indiziata è Daniela Lo Russo, nota come Lady Coumadin, a processo con l'accusa di aver tentato di uccidere il secondo marito insieme al figlio somministrando una dose elevata del farmaco anticoagulante. La donna, 47enne originaria di Manfredonia ma a Pescara da anni, resta l'unica indagata per procurato allarme, interruzione di pubblico servizio e minacce aggravate nei confronti del magistrato Rosangela di Stefano.
Il 9 settembre scorso, quando vennero trovati i finti pacchi bomba, il magistrato avrebbe dovuto sentire l'indagata ma la Lo Russo si ricoverò in ospedale per un malore. L'inchiesta era nelle mani del Pm di Campobasso Elisa Sabusco ma i giudici del riesame di Pescara sono tornati ad occuparsene perchè i legali della donna Gianluca Travaglini e Franco Abbruzzese l'8 ottobre scorso hanno presentato ricorso sostenendo la nullità  del sequestro avvenuto in seguito alle perquisizioni guidate dal dirigente Dante Cosentino.
L'autovettura della donna sarebbe compatibile con quella delle immagini riprese dalle videocamere, potrebbe essere decisiva la presenza di un fanale rotto, identico a quello ripreso e in orari compatibili con il deposito dei 5 finti chi bomba. Tra le cose sequestrate anche un paio di scarpe facilmente identificabili, il responsabile del deposito dei pacchi era riuscito a camuffarsi a regola d'arte ma il particolare delle scarpe oggi diventa un indizio importante. La difesa sostiene che quelle perquisizioni siano state eseguite per un mero sospetto: Lo Russo non ha agli atti alcuna notizia di reato nemmeno in forma anonima. Per i legali si tratterebbe quindi di un atto arbitrario.
(Fonte: LAQTV Abruzzo)

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