La brutale aggressione, avvenuta all'interno del suo bar Gocce di caffé, del mondo che si era ritagliato a immagine e somiglianza di una vita fatta di lavoro, sacrifici, piccoli sogni realizzati, è avvenuta il 17 settembre dello scorso anno, in un primo pomeriggio che nessuno a Foggia ha dimenticato
Un lutto collettivo, per la gravità dell'accaduto e per la ferocia mostrata dai rapinatori, perché in quel giovane uomo privato del suo futuro per un misero incasso di un'attività commerciale a conduzione familiare era ed è impossibile non identificare una città fragile ed esposta nella sua normalità e nei valori sani; così come è impossibile non comprendere il dolore dei suoi familiari, di sua madre che ogni mattina arriva in quel bar per riempire un'assenza insopportabile della sua presenza e dei tanti ricordi che nessuna morte può spezzare.
E un senso di liberazione, di riscatto collettivo è arrivato la mattina del 25 febbraio scorso, con le sirene spiegate delle vetture della polizia davanti al bar ad annunciare l'Operazione Destino andata a buon fine, l'arresto dei cinque presunti colpevoli (ripresi da telecamere) salutato da applausi di sollievo, di liberazione, di ringraziamento per le forze dell'ordine e per gli inquirenti, perché Foggia non può essere sempre e solo la città dove si può pagare con la vita la scelta di non scappare e rimanere.
Ieri nella Corte d'Assise del tribunale di Foggia, presidente Mario Talani, si è tenuta la prima udienza, già decisiva per le sorti del dibattimento e per il destino giudiziario dei foggianiAntonio Bernardo, 23enne con precedenti penali, Christian Consalvo, Antonio Pio Tufo, entrambi 20enni (tutti imputati per omicidio, rapina e furto) e Simone Pio Amorico (agli arresti domiciliari perché non ha partecipato direttamente alla rapina). Secondo la ricostruzione degli inquirenti, infatti, un diciassettenne (il quinto imputato, ritenuto l'autore materiale del delitto: per lui il processo, appena iniziato in altra sede, segue un iter parallelo) è entrato nel bar armato di coltello accompagnato da Bernardo. Entrambi per sottrarre l'incasso dalla cassa avrebbero poi aggredito Traiano, che ha vanamente cercato di difendersi, e che dopo essere stato già gravemente ferito, a terra ormai esanime è stato ulteriormente investito da una scarica di calci e pugni. All'ingresso a fare da palo Consalvo, ad attenderli in macchina - una Fiat Punto rubata la sera prima in via Radesca - Tufo.
L'auto è stata poi incendiata a 12 ore di distanza, nella notte tra il 17 e il 18 settembre, con la complicità di Amorico (che deve quindi rispondere di ricettazione, incendio e favoreggiamento personale).
Questo il quadro indiziario, rafforzato da filmati, intercettazioni telefoniche e ambientali, pedinamenti, interrogatori e quindi piuttosto grave, che ha determinato le ordinanze di custodia cautelare prima, e poi il rinvio a giudizio poi. Da qui la richiesta dei legali dei quattro (gli avvocati Paolo D'Ambrosio per Consalvo, Carlo Mari per Bernardo, Carlo Alberto Mari per Amorico, Ettore Censano per Tufo) di riproporre la richiesta di rito abbreviato, che era già stata rigettata dal Giudice per le Udienze Preliminari Antonio Sicuranza. Il concorso anomalo nell'omicidio la motivazione a supporto, duramente contestata dai legali della famiglia Traiano, gli avvocati Gianluca Ursitti e Raul Pellegrini, che fanno invece riferimento alla legge n. 33 del 12 aprile 2019 (pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del successivo 19 aprile) sull'inapplicabilità del giudizio abbreviato ai delitti puniti con la pena dell'ergastolo, che ha modificato gli articoli 438-441 bis- 442 e 429 del codice di procedura penale. Una differenza sostanziale che va spiegata: il giudizio abbreviato è infatti di tipo volontario (è infatti l'imputato che lo sceglie, attraverso i suoi legali) e ha natura premiale: in caso di condanna, dopo le modifiche introdotte dalla legge n. 103 del 2017, la pena è diminuita di un terzo per i delitti, e l'ergastolo è sostituito con la reclusione di trenta anni. La riforma introdotta non permette invece né tale richiesta per i delitti che prevedono la pena dell'ergastolo (tra cui l'omicidio aggravato, art. 576 e art. 577 del codice penale), né di beneficiare di sconti di pena.
Il 9 luglio è fissata la prossima udienza, che imprimerà comunque una svolta, in un senso o nell'altro. Aperta al pubblico, pur nel rigoroso rispetto delle normative anti Covid. E con la presenza dei familiari di quel giovane uomo che chiedono giustizia, non vendetta ma giustizia.
Claudio Botta
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