Una sparatoria, l’ennesima, a San Severo dove ieri mattina, intorno alle ore 10, un uomo, Mario Furio, 59enne, ex agente di polizia penitenziaria in pensione, ha sparato alla moglie dopo averla attesa all’uscita dell’Eurospin di viale 2 Giugno. Al tentativo di alcuni presenti di disarmare l’uomo quest’ultimo si è poi diretto nella parte retrostante del supermercato dove si è tolto la vita all’interno della sua automobile. La donna, Celeste Palmieri, 56enne sanseverese, è stata colpita all’altezza della trachea e trasportata d’urgenza al Policlinico Riuniti di Foggia; è deceduta ieri pomeriggio a causa delle gravissime ferite riportate. Sul caso indagano gli inquirenti. Non era la prima volta che l’uomo tentava di uccidere la moglie, dalla quale si era sostanzialmente separato. Tant’è che lo stesso era già noto alle forze dell’ordine e portava con sé un braccialetto elettronico. Ma veniamo ai fatti. La vittima, contattata dai Carabinieri ieri mattina per l’attivazione dell’allarme del dispositivo di sicurezza, aveva riferito di avere incrociato suo marito al supermercato e di averlo visto uscire, senza che il suo dispositivo si fosse attivato. Una pattuglia dell’Arma, inviata comunque sul posto, è intervenuta all’atto dell’esplosione di colpi d’arma da fuoco, pochi attimi prima che l’uomo, dopo essersi allontanato repentinamente in auto, a poca distanza si sarebbe tolto la vita con la stessa arma all’interno dell’abitacolo. La donna era stata più volte accolta dal Centro antiviolenza cittadino. “La signora ha contattato telefonicamente il nostro centro antiviolenza in data 21.09.2023 e, per suoi motivi personali, il primo colloquio di presa in carico si è svolto in data 16.10.2023- precisano dalla cooperativa sociale Il Filo di Arianna - per motivi personali la signora ha dapprima interrotto la sua relazione con il CAV per poi riprenderla in data 6.11.2023, attraverso una ulteriore telefonata al nostro numero H24. Nel febbraio di quest’anno, a seguito dell’ennesima violenza subita e denunciata, il maltrattante è stato destinatario di un provvedimento di allontanamento e dell’apposizione del braccialetto elettronico, poi revocata”.
“La signora è stata presa in carico anche dai Servizi Sociali. L’ultimo colloquio della signora con le professioniste del centro antiviolenza è stato registrato agli inizi di giugno. La signora ha poi nuovamente interrotto la relazione con il CAV per suoi motivi strettamente personali. Si precisa, inoltre, che l’eventuale allontanamento in casa rifugio è esplicitamente richiesto e deciso dalle donne e che la presenza dei figli, a volte, per loro può diventare un ostacolo insormontabile. Non certo per il sistema di accoglienza e protezione delle vittime di violenza. Appare evidente che sarebbe opportuno prendere atto che non dovrebbero essere allontanate le donne ma perseguiti, con strumenti efficaci, i maltrattanti”.
“Una pagina terribile per la nostra città, siamo attoniti per quel che è successo ed esprimo a nome dell’amministrazione comunale e di tutta la comunità un sentito cordoglio assicurando vicinanza alla famiglia” - ha commentato il Sindaco di San Severo Lidya Colangelo. A dire la sua anche l’assessore Bruno Savino che ha poi aggiunto: “Purtroppo la signora aveva rifiutato la possibilità di recarsi in un luogo più sicuro con i propri figli minori. Proprio in questa triste occasione vorrei appellarmi a tutte le donne che si trovano in condizioni di difficoltà di denunciare e di avere il coraggio di allontanarsi dalle proprie residenze verso luoghi più sicuri che vengono messe a disposizione proprio per evitare che si giunga ad episodi così dolori”. Parole, quest’ultime, che hanno scatenato l’ira dell’ex consigliera comunale di centrodestra Fabiola Florio.
“È gravissimo – ha fatto sapere - che l’Assessore ai Servizi Sociali abbia divulgato dettagli riservati, precisi con date e riferimenti temporali, di una procedura del codice antiviolenza, nello specifico riguardo la scelta della donna di rinunciare a vivere in una località sicura. Questo tipo di dichiarazione rischia di spostare la responsabilità sull’operato della vittima, ignorando il contesto complesso e doloroso in cui si trovava. Molte donne che si rivolgono ai Centri Antiviolenza affrontano difficoltà enormi nel prendere decisioni così drastiche: abbandonare il proprio ambiente, il lavoro e gli affetti non è mai una scelta semplice, e spesso comporta un sacrificio emotivo e psicologico insostenibile. Inoltre, una località sicura non è sempre una soluzione definitiva, poiché la sensazione di essere in fuga o sotto controllo può peggiorare lo stato emotivo della vittima”.
“Questo dimostra quanto sia fragile il sistema di protezione, che spesso offre scelte limitate e cariche di sacrifici. L'assessore avrebbe dovuto concentrarsi su come il sistema possa migliorare la rete di assistenza e dimostrare solidarietà ed empatia invece di divulgare informazioni riservate che possono suonare come una colpevolizzazione della vittima. Confido molto e me lo auguro sinceramente, che il Sindaco, anche in quanto prima donna della città a ricoprire questo ruolo, garantisca dopo oggi un impegno maggiore nel fare in modo che le vittime non siano mai marginalizzate, minimizzate e dimenticate”.
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