Il 31 marzo 1995, due colpi di pistola misero fine alla vita di Francesco Marcone, direttore dell’Ufficio del Registro di Foggia – Ministero delle Finanze. Fu freddato nel pomeriggio dentro l’androne del palazzo dove abitava. Da allora verità e giustizia sono negati alla famiglia di Marcone e alla comunità intera di Foggia. Nulla è riuscito a squarciare l’omertà totale sull’assassinio che ha segnato per sempre la storia del capoluogo daunio. Nell'ultimo decreto di archiviazione, arrivato nel 2004, la GIP Lucia Navazio scrisse parole che fanno tuttora provare vergogna: “La lettura degli atti delle indagini ha determinato nel GIP il convincimento che un concreto contributo alle indagini poteva essere dato anche in prima battuta da soggetti inseriti nel circuito sano della società civile, chiaramente venuti meno a quel dovere civico di collaborazione, che riguarda ogni cittadino”. Vale a dire che i colletti bianchi furono di fatto complici e corresponsabili.
“Una pagina scandalosa, la più buia della città di Foggia”. Non ha dubbi l’ex dirigente comunale e provinciale Micky de Finis, giornalista e segretario regionale del sindacato Direl. L’Attacco lo ha intervistato.
Cosa ricorda di quel giorno?
Quando morì Marcone mi trovavo in riunione con altre persone nello studio di mio zio Vittorio Gentile, che era candidato sindaco contro Paolo Agostinacchio. Quel pomeriggio scesi dallo studio di mio zio e passai davanti a via Figliolia proprio pochi minuti dopo l'omicidio. Trovai un’ambulanza e pensai che qualcuno si fosse sentito male.
I figli di Marcone hanno rimarcato nei giorni scorsi come l’omicidio sia rimasto senza alcuna verità né sui mandanti né tantomeno sugli esecutivi.
Le indagini non produssero nulla perché prevalse un sistema omertoso veramente senza precedenti, conclamatosi qualche tempo dopo a seguito di ulteriori fatti come la morte, molto strana, dell'unico indagato in un incidente automobilistico e il ritrovamento di una pistola marca Gamba, la stessa marca rara che secondo gli inquirenti aveva sparato uccidendo Marcone. Fatti che lasciano un sapore mafioso di altissimo livello, che fa da sfondo a un omicidio rimasto impunito.
Pochi giorni fa il presidente della Regione Michele Emiliano ha detto: “Si valuti l’opportunità di riaprire le indagini sul caso Marcone. Le archiviazioni possono essere revocate se la Procura, anche senza necessariamente aver acquisito nuovi elementi, dovesse sentire il bisogno di ulteriori approfondimenti, anche alla luce di nuove tecniche o di nuove capacità investigative. Ci auguriamo che col sostegno dell’intera comunità foggiana si possa sostenere lo sforzo dei magistrati e della famiglia per ottenere la verità”. Cosa ne pensa?
Ben venga l’iniziativa di Emiliano. Da quanto mi risulta la Procura di Foggia non ha mai lesinato attenzione a questo caso, pure negli ultimi anni col procuratore capo Vaccaro. Si è rovistato ovunque anche di recente nel tentativo di sapere qualcosa. E’ chiaro che quell'omicidio maturò in ambienti mafiosi non lontani dagli ambienti dei colletti bianchi. E’ chiaro a tutti cosa Marcone faceva e cosa deve aver negato su pratiche edilizie intorno alle quali c'erano interessi di gruppi di pressione legati ai mondi del mattone e della politica. Questa è la verità. Quella del delitto Marcone rimane la pagina più buia per la città di Foggia perché sullo sfondo c'è una commistione, neanche tanto rarefatta, tra edilizia ed ambienti molto contigui alla politica dell'epoca e in particolar modo alla DC e al PSI. Non so se Emiliano abbia fatto tale affermazione perché ha prevalso in lui la logica giuridica ovvero quella politica, in ogni caso farebbe piacere se riaprissero le indagini. Abbiamo vissuto una nebbia totale intorno a questo delitto, per il quale ci sono stati dei burattinai tra politici e commercialisti e gli inquirenti lo sanno bene, sebbene non sia trapelato nulla per poter approfondire su mandanti ed esecutori.
Com’è cambiata Foggia in questi tre decenni?
Oggi sicuramente il clima è molto diverso rispetto al 1995. Quel delitto fa comprendere quali fossero all'epoca i poteri forti, quale fosse l'atmosfera che si respirava in questa città. Non credo che gli inquirenti dell'epoca fecero tutto quello che si poteva fare per dare un nome ai colpevoli e negli anni successivi non si scandagliò bene, ad esempio, chi stava dietro le pratiche edilizie di cui Marcone si era occupato. Quale pratica non avrebbe dovuto toccare? Chi c'era dietro certe lottizzazioni? Quale era il suo rapporto con la tecnostruttura di vertice del suo ufficio (l’allora direttore della sede foggiana era Caruso, cognato del parlamentare Franco Cafarelli, indagato per tale vicenda, ndr). In quell'epoca c'era una contiguità della politica col malaffare e con ambienti adulti all'uso del revolver. Abbiamo la certezza che fu un omicidio commissionato, ovvero che era stata emessa una sentenza di condanna a morte. E’ una pagina scandalosa per Foggia.
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