“Non so se realmente si chiamava Ike, se era nigeriano, se aveva 49 anni e se, quando si é sentito male, magari aveva avuto modo di salutare la moglie o la madre. É morto qualche giorno fa, in una baracca di cartoni e lamiere, nella pista di Mezzanone - racconta il Sindaco di Manfredonia, Domenico la Marca -. É morto "di morte naturale" tanto che il magistrato, leggendo i referti del 118, non ha disposto un’autopsia”.
“Quando é arrivato in Ospedale a Manfredonia, é arrivato senza un nome, senza nessun parente, senza che alcuni sapesse di lui o avesse informazioni sull’accaduto”.
“Successivamente, quando é stato affidato al Comune di Manfredonia per la sepoltura perché privo di parenti, la Questura ci comunicava che, dai rilievi dattiloscopici e comparazione, quel corpo senza vita era di Ogbodo Ike Chukwu, nigeriano, classe 76”.
“Questa mattina, eravamo presenti alla sua sepoltura. Abbiamo posato dei fiori con il tricolore. Ben poca cosa di fronte alla morte di un uomo, ben poca cosa rispetto ad una vita spezzata, un sogno infranto in quell’inferno dove sembra dimenticato da Dio e dall’uomo”.
“In Africa qualcuno lo aspetterà. Aspetterà per anni il suo ritorno. Semmai, amici e parenti, quando parlano di lui, lo chiamano l’ "italiano" o l’ "europeo"', convinti che avrà fatto fortuna, non sapendo che é morto nella miseria, in una terra straniera che gli ha rubato non solo l’identità, ma anche la sua dignità”.
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