Duplice omicidio Apricena, arrestati Scirpoli e La Torre. Rossi (Dda): “In Capitanata la mafia non fa più ciò che vuole”

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A otto anni di distanza dal duplice omicidio di Apricena, la Direzione Distrettuale Antimafia di Bari e la Polizia di Stato hanno chiuso il cerchio su una delle pagine più cruente della guerra di mafia che ha insanguinato la Capitanata. Nella mattinata di ieri, due ordinanze di custodia cautelare in carcere sono state eseguite nei confronti di presunti esponenti del clan Lombardi-La Torre-Ricucci. I provvedimenti, emessi dal Gip del Tribunale di Bari su richiesta della Dda, contestano i reati di duplice omicidio volontario con aggravante mafiosa e porto e detenzione di armi da guerra e comuni da sparo. Le vittime furono Nicola Ferrelli e Antonio Petrella, uccisi il 20 giugno del 2017 in un agguato consumato alla luce del sole nelle strade di Apricena. Secondo le indagini, quell’azione fu ordinata per agevolare la consorteria mafiosa nata dalla rimodulazione del clan Romito, legata da un patto di sangue alla batteria Moretti-Pellegrino della Società foggiana. L’episodio segnò una delle fasi più violente dello scontro tra fazioni per il controllo delle attività illecite, in particolare del traffico di droga tra Apricena e San Marco in Lamis. L’agguato venne eseguito con modalità che gli investigatori hanno definito militari. I sicari inseguirono le vittime a bordo di veicoli e spararono con kalashnikov, pistole e fucili a pompa, incuranti della presenza di cittadini estranei che in quel momento percorrevano la stessa strada. Le telecamere di sorveglianza immortalavano la scena fino al colpo di grazia esploso al volto di uno dei due giovani. Fondamentale per l’inchiesta fu il lavoro della Polizia Scientifica di Roma, che riuscì a incrociare i filmati con consulenze antropometriche, individuando la compatibilità tra l’altezza dei sicari e quella degli indagati. Determinante si rivelò anche il contributo dei collaboratori di giustizia: tra questi Marco Raduano, Danilo Pietro Della Malva, Antonio e Andrea Quitadamo, Gianluigi Troiano, Carlo Verderosa e Matteo Pettinicchio. Le loro dichiarazioni furono ritenute attendibili e riscontrate con ulteriori elementi investigativi. Gli uomini arrestati sono Francesco Scirpoli, 42 anni, originario di Mattinata, e Pietro La Torre, anch’egli classe 1982, di Manfredonia. Entrambi appartengono all’organizzazione criminale Lombardi-Scirpoli, alleata con i Romito e in contrapposizione al clan dei Montanari, Miucci-Libergolis. Durante la conferenza stampa di presentazione degli arresti, il Procuratore della Dda di Bari Roberto Rossi ha sottolineato la portata dell’operazione: “Non possiamo impedire gli omicidi, ma chi li commette deve sapere che non è più come quando nel territorio di Foggia restavano irrisolti. Sugli altri ci stiamo lavorando, ma avremo più che altro il problema di gestirli. Questa operazione è importante perché l’omicidio è lo strumento attraverso il quale la mafia impone il terrore tra la gente e non soltanto la privazione del bene più prezioso che è la vita”. Rossi ha aggiunto che l’agguato, così come documentato dalle immagini, fu brutale perché doveva provocare paura e lo ha definito una vera e propria azione militare. Le sue parole hanno evidenziato come la lotta alla mafia garganica si misuri oggi non soltanto sul piano investigativo ma anche su quello simbolico, perché restituire risposte agli omicidi significa contrastare la strategia del terrore con la certezza della giustizia. Il Procuratore aggiunto della Dda Francesco Giannella ha spiegato: “La mafia nel Foggiano è cambiata molto nei metodi, perché ha subito dei colpi molto importanti grazie al lavoro delle polizie, delle forze dell’ordine e della magistratura. Ma non è cambiata nella sua identità. In questo caso parliamo specificamente di mafia garganica, che come potete purtroppo vedere in queste immagini manifesta ancora oggi la sua brutalità con azioni omicidiarie che nella loro fase esecutiva evidenziano un chiaro disprezzo non soltanto per la vita umana ma persino per i corpi di persone sostanzialmente già morte. Ed è un modo per dare segnali di ferocia che intimidiscono la popolazione e i rivali”.

Sul ruolo dei collaboratori di giustizia, Giannella ha chiarito: “Ha facilitato moltissimo l’accertamento definitivo almeno sul quadro giudiziario. È chiaro che però i collaboratori di giustizia non sono un regalo che ci viene dal cielo, ma sono il risultato di un lavoro lunghissimo, perché i collaboratori non sono altro che candidati che hanno commesso reati gravissimi, che sono stati arrestati, che sono stati condannati e che poi hanno fatto una scelta”. Il Questore di Foggia Alfredo D’Agostino ha evidenziato il lavoro quotidiano sul territorio: “C’è un lavoro quotidiano per cercare di ottenere la collaborazione dei cittadini, facendo capire loro che lo Stato è presente in modo massiccio”. Le parole del Questore si inseriscono in un percorso già avviato con iniziative di prevenzione e contrasto, dalle operazioni antimafia alle campagne di sensibilizzazione, nel tentativo di spezzare l’omertà che ancora resiste in alcune zone della provincia. Il Prefetto di Foggia Paolo Giovanni Grieco ha espresso il proprio apprezzamento istituzionale: “Al Procuratore della Repubblica di Bari Roberto Rossi, unitamente al suo gruppo di lavoro, e al Questore di Foggia Alfredo D’Agostino, insieme al personale della Polizia di Stato da lui guidato, rivolgo il mio sincero e pieno compiacimento per l’efficace attività investigativa condotta, che ha consentito di assicurare alla Giustizia i presunti responsabili degli efferati omicidi, confermando la piena validità del modello di controllo del territorio sviluppato e l’alta capacità e qualificazione professionale di tutte le Forze di Polizia nell’azione incessante di contrasto alla criminalità che stanno svolgendo sul nostro territorio”. Infine, è intervenuto sulla questione, con un comunicato stampa, anche Nicola Gatta, già presidente della Provincia di Foggia e oggi responsabile unico del Cis Capitanata: “Gli arresti operati questa mattina da Sisco di Bari e Squadra Mobile di Foggia su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia nei confronti di due persone accusate del duplice omicidio di Nicola Ferrelli e Antonio Petrella confermano e rafforzano la fiducia nella macchina-Stato”. Gatta ha aggiunto: “Un fatto di sangue avvenuto nel 2017 su cui si è lavorato alacremente e senza sosta, che ha evidenziato – come ha commentato anche il procuratore di Bari Roberto Rossi – che, quando lo Stato trova la sua unità, raggiunge i risultati. La sinergia tra forze dell’ordine, magistratura, collaboratori di giustizia e semplici cittadini darà sempre risultati positivi. Da qualche anno, proprio con l’apporto dei collaboratori di giustizia, molti vasi vengono risolti e molte organizzazioni sgominate. Questo è un segnale tangibile del lavoro eccellente svolto soprattutto da chi mette in condizione i collaboratori di giustizia di divenire tali grazie all’intelligence, agli arresti, a tante operazioni di polizia propedeutiche ai grandi blitz come quello odierno. Quando la fiducia nelle istituzioni cresce, aumenta il benessere, basti pensare che più del 90 percento delle estorsioni denunciate portano all’arresto di chi le ha commesse. Liberare il territorio dalla criminalità significa favorirne lo sviluppo, significa debellare un cancro che non permette una crescita e non consente alcuna innovazione. Questa terra non può essere soggiogata. Oggi – ha concluso Nicola Gatta – altre due persone sono state assicurate alla giustizia e per questo voglio ringraziare lo Stato, le procure, le questure e chi ha reso possibile tutto ciò”. L’operazione, salutata come un passaggio cruciale nella lotta alla criminalità organizzata foggiana, segna un nuovo punto fermo nella lunga battaglia contro i clan della Capitanata, che negli ultimi anni hanno subito colpi sempre più incisivi da parte delle forze dell’ordine grazie a indagini, collaborazioni e una crescente fiducia nello Stato.

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