La perizia medico-legale per la dinamica dell’agguato ai Bruno: così il proiettile ha ucciso Antonio Stefano

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L’autopsia eseguita sul corpo di Antonio Stefano Bruno può risultare come una chiave per ricostruire l’intera dinamica dell’agguato consumato nel cortile dell’officina di famiglia, alle porte di Foggia. La ricostruzione sembrava oscillare tra ipotesi e frammenti di testimonianze, ma l’esame medico-legale ha introdotto un elemento nuovo che costringe gli investigatori a riconsiderare ogni passaggio di quella mattina di sangue.

Il trentatreenne, incensurato, è stato colpito da due proiettili. Il primo gli ha sfiorato l’addome, un colpo superficiale che non avrebbe messo a rischio la vita. Il secondo, invece, è entrato dalla spalla e ha seguito una traiettoria discendente, devastante, capace di raggiungere organi vitali. È stato questo colpo a ucciderlo, ed è questo colpo che ora diventa il centro dell’indagine: capire da quale arma provenga, da quale posizione sia stato esploso, da quale distanza. Una risposta che potrebbe sciogliere il nodo più intricato: chi ha sparato per primo e chi ha risposto al fuoco.

Nel cortile dell’officina, quel giorno, c’erano almeno quattro persone. Oltre alla vittima, il padre Pasquale e il fratello Saverio, entrambi feriti gravemente, e Giuseppe Robustella, il quarantatreenne di Manfredonia che gli agenti hanno intercettato poco dopo, sanguinante, a bordo di una Lancia Musa. Addosso aveva una pistola Beretta calibro 9x21 con matricola abrasa.

Non ha detto una parola né al momento del fermo né davanti al gip, che ha convalidato l’arresto per detenzione dell’arma ma lo ha lasciato ai domiciliari in ospedale. Per l’omicidio, invece, è indagato a piede libero.

Il silenzio di Robustella pesa quanto le condizioni cliniche dei Bruno, che non hanno ancora potuto essere ascoltati. L’inchiesta procede così su un terreno scivoloso, fatto di immagini di videosorveglianza da analizzare fotogramma per fotogramma, di bossoli repertati sul piazzale, di testimonianze indirette e di una ricostruzione che cambia a seconda di chi, in quel momento, aveva l’arma in mano. 

Gli investigatori non escludono nessuna ipotesi: che Robustella abbia aperto il fuoco, che sia stato colpito mentre tentava di fuggire, che la sparatoria sia nata da un confronto improvviso degenerato in pochi secondi.

Il proiettile recuperato dal corpo di Antonio Stefano è ora l’oggetto più importante dell’intero fascicolo. Se dovesse risultare compatibile con la pistola sequestrata al manfredoniano, la traiettoria individuata dall’autopsia potrebbe indicare una posizione precisa dello sparatore. Se invece dovesse emergere un’arma diversa, significherebbe che almeno un’altra pistola era in scena e che qualcuno, al momento, non ne ha parlato.

Il pubblico ministero Domenico Riccio mantiene il massimo riserbo, consapevole che ogni dettaglio può spostare l’equilibrio dell’indagine. 

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testatina dillo al direttore WEB

 

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