Lupara bianca di Francesco Armiento: omicidio mafioso che conferma strategia di terrore su territorio garganico

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Il 27 giugno 2016, nelle campagne di Mattinata, scompare Francesco Armiento. Il suo corpo non verrà mai ritrovato: è un’altra “lupara bianca”, un altro tassello della strategia del terrore che la mafia garganica ha usato per decenni per controllare il territorio. L’ordinanza del Gip di Bari ricostruisce un delitto che porta la firma del gruppo Romito‑Lombardi‑Ricucci, e che si inserisce nella lunga scia di sangue della faida con i Li Bergolis.

Armiento viene attirato in un luogo isolato da Renato Quitadamo, che poi mente agli inquirenti: “Forniva dichiarazioni non rispondenti al vero… taceva sull’acceso diverbio”. Il delitto viene eseguito da Mario Luciano Romito, capo indiscusso del clan, che usa una pistola Smith & Wesson calibro .357. Antonio Quitadamo riceve l’arma e la nasconde: “Occultata ed illegalmente detenuta… utilizzata per commettere l’omicidio”.

Il movente è lo stesso che ricorre in tutti gli omicidi della faida: supremazia criminale, controllo del territorio, punizione di chi viene percepito come traditore o ostacolo. L’ordinanza parla di “necessità di mandare un messaggio chiaro ed inequivocabile di supremazia criminale”.

Dopo l’omicidio, il cadavere viene fatto sparire. Antonio Quitadamo e Francesco Notarangelo lo occultano in località Alvaro: “Distruggevano e sopprimevano il cadavere… con l’aggravante di aver commesso il fatto con metodo mafioso”. L’arma viene nascosta, le tracce eliminate. La lupara bianca è un marchio di fabbrica: non lascia corpi, né funerali.

Il delitto si inserisce in un contesto di violenza sistemica. L’ordinanza ricorda che Armiento era stato portato in un luogo isolato, vicino a un ponticello, e che il clan aveva già dimostrato di poter far sparire i corpi senza lasciare tracce. La lupara bianca è un messaggio: chi sfida il clan non solo muore, ma scompare.

Il terrore è amplificato dal silenzio. Nessun corpo e nessuna scena del crimine. Solo la consapevolezza che il clan può colpire ovunque, senza lasciare tracce. L’omicidio di Armiento è la dimostrazione di una mafia che non aveva bisogno di platealità: basta la scomparsa di un uomo per ricordare a tutti chi comanda.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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