Monte S. Angelo, dietro aggressioni e liti delle gang giovanili le leve ventenni dei clan: le intercettazioni

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C’è una vera emergenza sociale che, a detta di autorevoli fonti di Monte Sant’Angelo, sta affliggendo la città garganica. E’ data dagli ormai numerosi episodi di violenza che vedono protagonisti gruppi di giovani, persino minorenni. “A Monte ci sono gang giovanili che hanno fatto cose molto, molto gravi: sparatorie, aggressioni gratuite in strada, pestaggi. E’ una vera piaga, un fenomeno nuovo che andrebbe monitorato e contrastato”, dicono a l’Attacco alcuni beninformati. Un fenomeno che trova un preciso richiamo nella ordinanza, lunga quasi 500 pagine, dell’ultima operazione della DDA di Bari contro la mafia garganica, che lunedì scorso ha portato a misure contro nove persone. Gli inquirenti hanno lavorato per riscontrare le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, per i quali Ivan Rosa – ucciso il 19 marzo 2014 da un commando di fuoco formato, stando ai pentiti Quitadamo, da Pietro La Torre, Andrea Quitadamo e Pasquale Ricucci – era vicino ai Libergolis, dunque al clan avverso a quello Romito-Ricucci-Lombardi-La Torre. Il clan dei Montanari è guidato da anni dal reggente Enzo Miucci. Dopo aver evidenziato che il figlio del fratello Antonio Rosa, oggi 23enne, è fidanzato con la nipote di Enzino Miucci (in quanto figlia della sorella di quest’ultimo), gli investigatori sottolineano l’importanza di alcune conversazioni captate in auto. I colloqui, risalenti al 2023, hanno per oggetto alcuni litigi, sfociati in vere e proprie aggressioni, che hanno visto protagonisti a vario titolo e in diverse occasioni il figlio di Ivan Rosa (oggi 20enne), il figlio piccolo di Enzo Miucci (classe 2011) ed altri ragazzi di Monte Sant’Angelo, molti dei quali minorenni, che organizzati in vere e proprie bande giovanili imperversano in paese. In particolare, laddove le liti hanno coinvolto Miucci jr, temendo reazioni da parte della sua potente e vendicativa famiglia, al fine di non alterare delicati equilibri e non inimicarsela, i vari soggetti coinvolti si sono sempre preoccupati di giustificare il proprio coinvolgimento per dimostrare la propria buona fede. A novembre 2023 i due fidanzati furono intercettati mentre parlavano dei continui alterchi, che in quel caso vedevano coinvolti in episodi diversi due fratelli, contrapposti ai cugini Rosa. Mentre circolavano per il centro abitato, il nipote di Ivan Rosa fece salire a bordo dell’auto monitorata il figlio di Miucci e il fratello della propria fidanzata, cugino di Miucci jr.

Una conversazione considerata dagli investigatori interessante, perché Rosa mostrava tutto il proprio ossequio nei confronti di Antonio Miucci, figlio grande del capo clan Enzo e classe 2002, presso il quale si accreditava: “A me il perno principale, il fratello (Antonio, fratello dell’altro Miucci che era in auto e al quale Rosa jr si rivolgeva, ndr) a me mi porta così vedi? a differenza tua a me non mi ha mai vantato, a differenza tua...perché a me mi rispetta, anzi massimo...si abbiamo fatto qualche cosa assieme, ad esempio...però...ehm...perchè quello ha detto in faccia a me, voi dovete fare i fatti...noi i fatti li abbiamo fatti, però non lo sa nessuno, lo sappiamo solo io e lui, Antonio, e non lo sa nessuno nel gruppo...se non ci credete mò che sarà, quando esce, se lui, se lui mi dà l'autorizzazione a me posso parlare, ma se lui non mi da l'autorizzazione io non posso parlare...”.

Peraltro, il nipote di Ivan Rosa era perfettamente consapevole che quello dello zio era stato un omicidio di stampo mafioso, con gli aguzzini che avevano infierito sul cadavere sparandogli al volto per marchiare la provenienza dell’azione delittuosa, com’è tipico della mafia garganica: “Per tre chilometri se ne è scappato…Però hanno fatto una cosa...proprio...era morto, che è andato a sbattere e lo dovevano menare capito? allora era morto, che l'hanno dato in faccia”.

Molto interessante anche una conversazione registrata il 17 novembre 2023, questa volta tra Antonio Rosa e suo nipote, il figlio di Ivan. Oggetto del colloquio erano ancora le aggressioni tra ragazzi. In questo caso a subirla era stato un ragazzo, oggi 20enne, che era stato malmenato dal nipote di Salvino Ricucci (anch’egli classe 2006) e da altri ragazzi. In difesa di quest’ultimo accorsero anche i cugini Rosa e il figlio piccolo di Enzo Miucci, un intervento che provocò la reazione del padre di Ricucci, il quale ne chiese conto ad Antonio Rosa.

Costui, ben a conoscenza delle dinamiche delinquenziali locali e di chi fossero i Ricucci (legati al defunto boss di Macchia Pasquale Ricucci, alias Fic secc, e quindi al clan opposto di Manfredonia), per scongiurare possibili ritorsioni, aveva paventato la necessità di rivolgersi superiormente alla famiglia Miucci, in questo caso a Dino, visto che Enzo stava in carcere. Dino Miucci è il fratello del boss, imprenditore edile residente a Manfredonia. “Dice fai uscire quello la...mbà Antò, quella è sempre casa mia capito? io mò il padre non c'è (Enzo Miucci è detenuto, ndr) e non posso parlare con il padre...ehm...e gliel'ho detto ad Antonio, sennò poi devo andare dallo zio a Manfredonia (da Dino Miucci, ndr)...perchè se poi dobbiamo arrivare alle cose malamenti (situazioni pericolose, ndr) prima di arrivare”.

Ancora più indicativo, per la DDA, quanto captato nel prosieguo. Sempre nell’ottica di salvaguardare i precari equilibri, Antonio Rosa raccontò a suo nipote che nell’ambito della discussione con Ricucci, al fine di ingraziarsi la sua fiducia “ho detto però perché io gliel'ho detto a mio nipote, ho fatto vedere, e a mio figlio, se la succedono casini e muntuem (litighiamo, ndr) con Salvatore, poi si vanno a rompere quegli equilibri, il rispetto che c'è con il padre”. Poi Rosa aggiunse che, simulando pretestuosamente una forma di rispetto con la famiglia Ricucci, non avrebbero potuto sospettarli qualora Salvatore Ricucci fosse stato malmenato/ucciso: “Metti il caso che qualcuno ammocca (malmena, uccide, ndr) a Salvatore, quello non pensa di noi capito?”.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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