Le accuse a carico dell'uomo e del suo collaboratore sono intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro aggravati (artt. 110 cp - 603 bis cp), cui si aggiunge un ampio corollario composto da altre violazioni previste dal D. Lgs. 81/2008 in materia di formazione dei lavoratori sui rischi per la salute e la sicurezza sul lavoro, nonchè relative all'igiene del lavoro e di uso dei dispositivi di protezione individuali.
L'operazione si è inserita in un più ampio contesto di lotta al caporalato che in particolare in Capitanata le autorità stanno conducendo.
Un'altra importante conseguenza dell'indagine è la decisione di sottoporre al controllo giudiziario le cinque aziende agricole risultate di fatto riconducibili all'imprenditore, attraverso la nomina da parte del GIP del Tribunale di Foggia di un amministratore giudiziario, con il compito quindi di attuare tutte le procedure per la regolarizzazione della corretta gestione aziendale, assicurando anche il pieno ed effettivo ripristino dei diritti dei lavoratori. Queste realtà aziendali, nel complesso, nel periodo oggetto dell'indagine avevano un totale di 222 dipendenti, che, oltre ai 1968 ettari di proprietà , ne lavoravano numerosi altri presi in affitto, per un volume di affari nel 2019 calcolato in oltre 5 milioni e 800 mila euro.
Anche il ministro dell'agricoltura Teresa Bellanova ha commentato l'operazione.
"I carabinieri hanno eseguito un nuovo arresto per caporalato, disponendo la custodia cautelare per un importante imprenditore foggiano che reclutava decine di migranti nei ghetti della zona, per poi sfruttarli per il lavoro nei campi, approfittando delle loro condizioni disperate. Paghe basse, 9 ore di lavoro al giorno, mancanza di giorni di riposo, pausa pranzo e ovviamente periodi di ferie e malattia. L'imprenditore inoltre avrebbe messo in piedi un giro di falsi braccianti, italiani, a cui versava una cifra molto inferiore di quella riportata in busta paga, riuscendo così ad ottenere anche sgravi fiscali a cui assolutamente non aveva diritto. Una vera e propria truffa ai danni dello Stato, un sistema rodato di sfruttamento di lavoratori italiani e stranieri e di concorrenza sleale verso le altre aziende che le nostre forze dell'ordine, da tempo impegnate in controlli stringenti nella zona, sono riuscite a smantellare. A loro va tutta la nostra gratitudine. Assicurando l'applicazione della legge per il contrasto del caporalato, svolgono un ruolo essenziale nel garantire la legalità sui territori".
"Ma se vogliamo che il caporalato venga sconfitto - ha aggiunto il ministro -, a controlli e sanzioni dobbiamo affiancare un sistema efficace di prevenzione, che supporti la ricerca di lavoro legale e assicuri ai lavoratori che ne hanno necessità trasporti, alloggi e un lavoro dignitoso. Che garantisca alle tante aziende oneste, che sono la maggioranza, di poter lavorare in condizioni di leale concorrenza. E che sottragga i tanti lavoratori stranieri, che vivono magari da anni vivono sul nostro territorio, all'invisibilità e a condizioni di vita indegne. In questa direzione vanno il Piano per il contrasto al caporalato e la norma per l'emersione del lavoro e la regolarizzazione, che sta raggiungendo risultati importanti. Ad oggi, sono state ricevute ben 80mila domande, un dato in costante aumento che mi lascia molto soddisfatta. Non possiamo pensare di estirpare il caporalato in breve tempo, ma ne sono convinta, con le leggi che stiamo mettendo in campo abbiamo certamente intrapreso la strada giusta".
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