Gli Stati Uniti nel capoluogo, la scuola di volo di Foggia Sud che ha formato 500 piloti americani nel 1917-18

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Una storia poco conosciuta, ma che proietta Foggia al di là dell’Atlantico. Mercoledì scorso, nella Sala del Tribunale di Palazzo Dogana, lo storico Carmine de Leo ha tenuto una conferenza multimediale dal titolo “La scuola di volo di Foggia Sud e la formazione di circa 500 piloti americani nel 1917-1918”, a cui è seguita l’inaugurazione della mostra “Foggia e la Capitanata nei due conflitti mondiali”, presso la Galleria provinciale d’Arte Moderna e Contemporanea, curata da: Archivio di Stato, Ass. Naz. Sottufficiali Italiani, Amici Museo Civico, Ass. Naz. Famiglie caduti e dispersi in guerra e Ass. Naz. Finanzieri d’Italia. Lo studioso foggiano ha illustrato, tramite immagini, filmati d’epoca e varia documentazione d’archivio, la storia della Scuola di volo di Foggia Sud – che si trovava nei pressi del Gino Lisa –, dove nel 1917-1918, guidati dall’allora maggiore Fiorello La Guardia, italoamericano figlio di foggiani, due volte Sindaco di New York e deputato al Congresso, guidò centinaia di giovanissimi avieri americani. Alcuni di essi, caduti nei voli di addestramento, sono ricordati da una lapide nella Cattedrale di Foggia. La mostra – che resterà aperta fino al 22 aprile – narra, attraverso foto, documenti inediti dell’Archivio di Stato di Foggia e vecchi filmati, le due guerre mondiali, come sono state vissute dalla popolazione e dai militari, puntando in particolar modo sulla visione delle tragedie provocate dai bombardamenti aerei che distrussero quasi completamente la città di Foggia provocando migliaia di vittime. Durante la conferenza, allietata da brevi intermezzi musicali in tema – prima i due inni nazionali e poi la melodia de “Il Silenzio” –, alla presenza del Prefetto di Foggia, Paolo Giovanni Grieco, dei rappresentanti dei corpi militari e del consigliere Nicola Formica, portavoce del Comune, sono intervenuti il Console Generale Stati Uniti a Napoli, Terrence Flynn, lo storico De Leo, Massimo Mastroiorio, direttore Archivio di Stato Foggia, Francesco Paolo Iudice, presidente A.N.S.I. sezione di Foggia, Francesco Paolo Finaldi, presidente A.N.F.C.D.G. sezione di Foggia, Angelo Cammarata, presidente A.N.F.I. sezione di Foggia, e Marco Altobello, docente molisano.

“Per me è un grande piacere essere a Foggia. Essere qui ha anche un valore personale: la mia famiglia ha origini pugliesi – ha detto il console –. La storia che celebriamo oggi non è tra le più conosciute, ma è davvero significativa. Proprio a Foggia, durante la Prima Guerra Mondiale, giovani americani arrivarono per diventare piloti. Qui non trovarono solo un luogo di addestramento, ma anche una comunità che li ha accolse. Il fatto che ancora oggi siamo ricordati e onorati con affetto da questa città è una testimonianza forte del legame umano che si creò già allora tra italiani e americani, e che si rafforzò ulteriormente durante la Seconda Guerra Mondiale. Questa mostra ci ricorda che la relazione tra Stati Uniti e Italia ha radici profonde. Non è fatta solo di accordi o istituzioni, ma da legami personali ed esperienze condivise. Preservare questa memoria è fondamentale e condividerla con le nuove generazioni è essenziale, ci aiuta a comprendere il presente per guardare al futuro con maggiore consapevolezza”.

“I Tuskegee Airmen sono stati i primi piloti neri nella storia dell’aviazione statunitense, in un periodo nel quale la società statunitense era caratterizzata da una forte segregazione – ha spiegato il prof. Altobello –. Noi, nel territorio di Campomarino abbiamo ospitato il Ramitelli, che era un piccolo aeroporto per piloti neri. A Campomarino avevamo cinque piccoli aeroporti che facevano parte del più ampio Foggia Air Free Complex, il complesso aeroportuale di Foggia. La storia di questo territorio dimostra quanto l’Italia e gli Stati Uniti siano unite nei valori di uguaglianza, democrazia e libertà. E la storia di questi piloti è fondamentale in questo senso, parliamo di oltre 1.000 piloti che hanno combattuto due guerre: una contro il nazifascismo e l’altra nella loro stessa società contro la segregazione e il razzismo”.

Dopo aver ascoltato le note de “Il Silenzio”, ne è stata raccontata l’origine. “Tutto accadde nel 1862, durante la guerra civile americana, quando il capitano dell’esercito dell’Unione (nordisti), Robert Ellicombe, con i suoi uomini si trovava presso Harrison’s Landing, nella Virginia, mentre l’esercito confederato (sudisti) era dall’altra parte del campo di battaglia – ha narrato Finaldi –. Durante la notte, il capitano Ellicombe sentì i gemiti di un soldato ferito nel campo. Senza sapere se fosse dell’Unione o della Confederazione, decise di rischiare la vita per aiutarlo e dargli assistenza. Quando finalmente giunse tra le proprie linee, scoprì dall’uniforme che era un soldato confederato e che, purtroppo, era già morto. Il capitano accese la sua lanterna per vedere il viso del soldato nella penombra. E allora restò senza fiato e paralizzato. Si trattava di suo figlio. Il ragazzo stava studiando musica nel Sud, quando era scoppiata la guerra. Senza dire nulla a suo padre, si era arruolato nell’esercito confederato. Il padre chiese il permesso ai superiori di dare al figlio una degna sepoltura, con tutti gli onori militari, nonostante fosse un soldato nemico. Il capitano chiese se potesse contare sui membri della banda militare per suonare al funerale di suo figlio. La richiesta fu accolta parzialmente. Per rispetto al padre, concessero un solo musicista. Il capitano allora scelse un trombettiere per suonare alcune note musicali, che aveva trovato nella tasca della divisa del giovane defunto. Nacque così la melodia indimenticabile, che oggi conosciamo come Taps, per noi Il Silenzio”.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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