Adesso, pullula un po' dovunque di villeggianti e bagnanti autoctoni o del circondario ma, tra poco più di un mese, Siponto tornerà a essere – per il quinto anno consecutivo – il teatro di una delle più importanti campagne archeologiche italiane degli ultimi anni. Le “squadre” delle Università di Foggia e Bari – dirette dai professori Giuliano Volpe, Roberto Goffredo, Maria Turchiano e, da quest’anno, Giovanni De Venuto – con la collaborazione della canadese McGill University, lavorano in un cantiere che sa di laboratorio internazionale e passione condivisa. Dall’8 settembre al 17 ottobre prossimo, la quinta campagna di scavo e ricognizione a Siponto. “Anche quest’anno avremo una un’equipe molto consistente – riferisce a l’Attacco il professore Volpe -. Siamo quasi un centinaio di persone e, tra questi, sono tantissimi gli studenti che tornano dopo aver fatto la loro prima esperienza qui. E in più, quest’anno, ci sarà anche un’esperienza interessante con la partecipazione di un liceo scientifico di Bari”. L’archeologo ed ex Rettore dell’Università di Foggia si riferisce al liceo Arcangelo Scacchi, dove c’è un corso di approfondimento “sul patrimonio culturale, tra architettura e paesaggio”. Ben 70 di questi studenti raggiungeranno Siponto e ci resteranno 3 settimane per “seguire le attività di scavo e i laboratori, e prendere parte ad una serie di attività di educazione all’archeologia. La stagione degli scavi è scandita da rituali semplici, che combinano gesti antichi e tecnologie contemporanee. Cappelli con visiera, bandane, occhiali da sole e, per qualcuno, anche la crema solare sono dotazione comune e utile per fronteggiare il calore opprimente delle giornate estive. Le mani si alternano tra cazzuole, pennelli, spatole, e – in presenza di reperti delicati – persino cotton fioc e piccoli aspiratori. La tecnologia non manca: droni per il rilevamento dall’alto, laser scanner, GPS di precisione, tablet per la raccolta dati in tempo reale. Tuttavia, il cuore dello scavo resta il gesto manuale, la sequenza meticolosa di movimenti ripetuti e attenti, la concentrazione assoluta mentre si distingue un coccio da una pietra.
Un lavoro che è accompagnato da spiegazioni reciproche, scambi di ipotesi, domande che alimentano il senso di scoperta condivisa. Le serate sono spesso segnate dalla stanchezza, ma anche dalla voglia di riflettere sulle scoperte del giorno, confrontarsi sulle strategie per il domani, scambiarsi racconti di altri scavi e discuterne. Perché, in fin dei conti, gli archeologi di Siponto non lavorano soltanto insieme: vivono insieme.
Il loro è un mestiere “che si impara come si faceva nelle botteghe artigianali rinascimentali”, secondo Volpe. “Ha bisogno, ovviamente, di conoscenze teoriche storico-culturali e metodologiche teoriche, ma poi ha un aspetto manuale, per certi aspetti artigianale”. E la trasmissione delle conoscenze e delle esperienze rende lo studente “un po' come il ragazzo della bottega, che sta lì e con gli occhi ruba il mestiere al capo o, comunque, a chi ne sa un po' più di lui”.
“Mi auguro che in futuro esperienze di questo tipo si possano fare anche con un liceo di Manfredonia – prosegue -, o comunque di questo territorio. Ne avremmo certamente piacere”.
Da settembre prossimo, Volpe anticipa a l’Attacco che “proseguiremo, ovviamente, con gli scavi sia nella zona dell’anfiteatro e sia in quella delle mura, ma stiamo anche valutando l’ipotesi di riprendere nella zona del porto dell’antica Siponto. Dal punto di vista organizzativo e logistico è un pò complicato per via della strada che divide le aree degli scavi, però sarebbe un peccato, dopo che abbiamo cominciato a indagare anche l’area portuale, non poter proseguire”. Quella zona “è importantissima, perché tutta la città di Siponto gravava sul porto, che era il suo elemento essenziale”.
Parallelamente agli scavi archeologici, sono state già previste una serie di attività e, tra queste, ci sarà la proiezione a Manfredonia del docufilm “Diario di scavo. Archeologi a Siponto”, diretto da Lorenzo Scaraggi e prodotto da Omero su Marte. Una giornata a Siponto diventa il racconto del mestiere dell’archeologo e del valore civile dell’archeologia pubblica.
Concetto caro a Volpe, quello dell’archeologia pubblica, perché rafforza il legame tra scavo e territorio raccontando la complessità di Siponto come centro portuale romano, città medievale, cava di materiali per Manfredonia. Archeologia così pubblica che è confermato anche quest’anno l’Open day, un appuntamento che attira qualche migliaio di visitatori e che si terrà il 5 ottobre prossimo. “È una domenica, la prima del mese, perciò ci sarà l’accesso gratuito al Parco delle Basiliche. E cercheremo di ripetere ancora l’esperienza della chiusura del tratto di strada che divide in due le aree degli scavi”. E va dato atto a Volpe e all’equipe che lavora con lui di essere stati finora gli unici ad esserci riusciti, garantendo una piena fruizione in sicurezza dell’intera zona oggetto di scavi e indagini.
Oltre alle visite guidate, ai laboratori per i bambini e ad altre iniziative con i rievocatori, “avremo con noi anche la compagnia teatrale dell’Università La Sapienza di Roma”, i cui studenti metteranno in scena una tragedia di Sofocle.
Scavare a Siponto non significa soltanto portare alla luce le vestigia di un mondo perduto, ma vivere ogni giorno inseriti in una grande narrazione umana. Le indagini di Siponto sono molto più di una campagna di scavo: è la lettura di un affascinante libro di pietre, ceramiche, ossa e monete, con la consapevolezza che ogni nuova domanda genera nuove ipotesi e altrettanto nuove sfide. Nella costruzione di una memoria collettiva.
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