Con l’avvicinarsi delle Feste patronali a Lucera, uno dei luoghi maggiormente frequentati è ovviamente Piazza Duomo, dominata dalla sua cattedrale gotica di ispirazione angioina. Ma nonostante sia il crocevia del centro cittadino, al suo interno c’è un posto tra i più inaccessibili, sicuramente tra i meno conosciuti, nonostante sia visibile a tutti e facilmente a portata di occhi: il campanile stesso della Cattedrale. Si contano veramente sulle dita di una mano i lucerini che hanno avuto il privilegio (e anche il coraggio) di entrare per vedere cosa c’è e cosa succede al suo interno, salendo lungo un percorso di quasi 30 metri fatto di strettissime scale a chiocciola di antichissimi mattoni e ripidissime strutture lignee, "sorvegliate" e abitate costantemente dagli immancabili piccioni che riescono a intrufolarsi e poi difficilmente a uscirne da monofore e bifore. L'edificio conserva perfettamente ancora i fori dentro cui passavano le spesse corde tirate da terra dai campanari, e collegate direttamente con la cima: suggestivi link temporali che favoriscono la narrazione di storie di devozione e spiritualità dei lucerini, patrimonio materiale e morale da conservare così come accaduto fino a oggi. Con una maestosità che lo rende praticamente unico nel complesso della facciata asimmetrica, il campanile nel '500 ha subito la ricostruzione quasi totale della cella alla sua sommità, dopo il crollo di quella originaria, ospitando ancora oggi nove campane tutte forgiate nel corso dei secoli nella Pontificia Fonderia Marinelli di Agnone o in quella di Nicola Giustozzi di Trani. Ciascuna racconta, con parole e immagini, eventi che hanno segnato la chiesa locale nel corso dei secoli e degli episcopati.
Non tutte suonano ogni giorno, ma tutte sono pronte ogni qual volta vengono chiamate a far sentire i propri battiti nelle occasioni in cui ciascuna è designata. Anzitutto il Campanone, la più grossa del gruppo e incaricata di annunciare con solennità l’inizio della Quaresima e l’uscita delle processioni del Corpus Domini e dell’Assunta; pesa oltre 30 quintali, risale al 1787 su iniziativa del Capitolo dell’epoca, e sopra reca le immagini di Gesù Crocifisso, Santa Maria Patrona, San Rocco, San Michele e il Beato Agostino Casotti, con tanto di raffigurazioni in rilievo e relative didascalie. È praticamente dedicata ai protettori della città, riconosciuti dalla storia lucerina e dal suo popolo di Dio.
Le altre hanno nomi piuttosto particolari: c’è la Picchiosa, caratterizzata da un suono triste e sofferente, datata 1729 ma rifatta nel 1804; la Vigilia è utilizzata per annunciare soprattutto i riti sacri della Quaresima, e ha un ulteriore valore storico, perché nel 1803 risulta essere stata rifusa con il bronzo donato nel 1302 da Carlo II d'Angiò proprio all’erigenda cattedrale; l’Addolorata entra in azione in occasione dei funerali, ed è datata 1933; l’Argentina è del 1560 e quindi risale quasi alla costruzione della cella, utilizzata solo la notte di Natale; la Mezzana invece è del 1895, associata soprattutto alle celebrazioni in onore della Madonna; poi c’è quella detta “del Curato” (1403), antesignana di una sirena, perché con il suo ruolo di servizio, veniva “tirata” per richiamare in sede proprio il curato della chiesa, specie quando c’era da assistere un moribondo. Le ultime due sono di dimensioni minori, risalgono al 1933 e sono associate ai “Santi”, oggi praticamente inutilizzate perché solo nel passato venivano suonate per richiamare le confraternite nell’imminenza delle processioni più importanti.
Insieme formano un ensemble di tonnellate di bronzo udibile praticamente nel resto della città, un sofisticato sistema di comunicazioni (di orario, di giubilo, di lutto, di annuncio) che, nonostante il tempo inesorabile, continua a essere efficiente, sia nell'attuale azionamento elettrico che quando ci volevano braccia umane per farle cantare di gioia o afflizione a seconda delle evenienze contemporanee, molte comunque nel frattempo soppresse. C’erano i rintocchi destinati a fissare alcuni momenti importanti della giornata, svolgendo quindi una funzione non solo religiosa, ma anche apertamente sociale con cui tutti trovavano subito una familiare connessione mentale.
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