La dotazione supplementare di sedie nel chiostro di Palazzo San Domenico, quando era già iniziata la presentazione del libro ‘Uno Stato senza Stato’, è la fotografia della nutrita partecipazione registrata ieri sera a Manfredonia. È più facile dire chi non c’era, piuttosto chi fossero i presenti noti in politica tra quei circa 350 spettatori. Angelo Riccardi, autore del libro, è l’unico in grado di radunare ancora tanta gente e, nell’occasione della prova muscolare esibita ieri, ha saputo far convergere sponde opposte dell’arco politico. Non sono passati inosservati le decine e decine di rappresentanti del centrodestra locale, provinciale e regionale, oltre all’ospite forzista Mauro D’Attis.
I quattro capitoli in circa 300 pagine del libro di Riccardi tratteggiano la sua esperienza di amministratore pubblico che, seppur non più in carica, ha visto il Comune di Manfredonia sciolto per sospette infiltrazioni mafiose. “Sospette” non è un particolare da poco, bensì una condizione sufficiente perché il Prefetto di turno chieda lo scioglimento. Una norma che contrasta con il diritto alla difesa, dal momento che non è previsto nessun contraddittorio.
Una battaglia di civiltà che Riccardi sta portando avanti con tenacia, al fine di modificare in qualche modo il famoso articolo 143 del TUEL: una norma che avrebbe dovuto essere transitoria e che, invece, continua a incombere come una mannaia sugli amministratori pubblici.
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