Onda d’urto, il documentario fotografico dell’ICPI: la Festa del Soccorso vista da un’altra angolazione

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Nella serata di ieri, presso il Foyer del Teatro Verdi di San Severo, è stato presentato Onda d’urto, il volume n. 9 della collana Visioni d’Archivio sugli archivi fotografici dell’Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale dedicato alla Festa del Soccorso, curato da Fabio Fichera e Cinzia Marchesini con fotografie di Francesco Faraci.

Alla presentazione hanno partecipato i curatori, il Sindaco Lidya Colangelo, Annalisa Gualdani (Università degli Studi di Siena), Emanuele d'Angelo (Accademica delle Belle Arti di Bari), Girolamo Sciullo (AEDON/II Mulino), Leandro Ventura, direttore dell’ICPI, il Presidente del Comitato Festa Patronale Mons. Mario Cota e i rappresentanti delle Associazioni Locali APS Tradizione Fujente, Pro Loco, Pro Civitate, Terra dei Fuochi.

“Il volume è un momento di riflessione, un lungo percorso di ricerca e collaborazione con le associazioni e le istituzioni coinvolte nell’organizzazione festiva. È un lavoro che dall’inizio ha messo insieme tutte le varie componenti organizzative per cercare di creare un’armonia intorno alla festa e superare quelle che possono essere le complessità del presente legate agli aspetti organizzativi”, hanno commentato all’unisono i due curatori del volume.

“Abbiamo parlato e concentrato la nostra attenzione sull’idea di creare un modello San Severo. Che possa essere esportato a livello normativo per valorizzare la tradizione della Festa del Soccorso, preservare la batteria alla sanseverese pur assicurando sicurezza e incolumità a tutti i cittadini e a tutti i turisti”, ha detto a l’Attacco il Sindaco Lydia Colangelo.

“Onda d’urto è un progetto che nasce sul dialogo, poiché l’armonia tra le varie istituzioni, le associazioni e i cittadini è fondamentale. La collettività non deve entrare in scontro con gli altri attori, ma creare un motivo di comunione, di contatto, tutelando questo bene immateriale. Quest’ultimo vive nella sua immanenza, che è fatta dalle persone. Quindi, siamo noi stessi il bene culturale immateriale – ha aggiunto il Prof. Emanuele d’Angelo –. Soltanto evitando contrasti inutili e cercando di capire che da un lato c’è la tradizione, la cultura, l’arte e la storia e dall’altra la salvaguardia dell’individuo e della collettività contro i pericoli, si riesce a dare un futuro al nostro patrimonio”.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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