Proprio come la pizza, gli spaghetti e l’inno nazionale anche il bar è diventato negli anni uno dei simboli per eccellenza dell’Italia, un luogo fondamentale, un vero e proprio punto di riferimento per milioni di italiani. E non c’è social che tenga: diciamocelo francamente, nonostante l’avvento della modernità e delle nuove tecnologie l’abitudine del “prendiamoci un caffè al bar” non tramonterà mai. Questi luoghi affondano le loro radici nella storia non solo italiana ma mondiale. In Italia, il primo bar, o per meglio dire la prima bottega del caffè nacque esattamente nel 1720 a Venezia, dove grazie al porto avvenivano gli scambi commerciali con la Turchia, dunque lo smercio di caffè. Da quel momento in poi, il caffè si diffuse un po’ in tutta Italia. Nei secoli il bar è diventato un punto di riferimento per le persone: in questi storici locali sono nate amicizie, amori, governi e perfino modi di dire. “Chiacchiere da bar”, n’è un esempio.
Anche la cinematografia italiana ha spinto negli anni il settore. Tra i tanti “Al bar dello sport”, un celebre film del 1983 diretto da Francesco Massaro con protagonisti Lino Banfi e Jerry Calà; ed ancora il “Bar Sport”, un film del 2011 diretto da Massimo Martelli, tratto dall’omonimo libro di Stefano Benni, che vede come protagonista principale Claudio Bisio. E non solo. Anche il panorama musicale italiano ha da sempre considerato questi luoghi magici in modo diretto o indiretto. “Quattro amici al bar” di Gino Paoli, o il celebre “Roxy bar” di “Una vita spericolata” di Vasco Rossi, o il “bar Mario” di “Certe Notti” di Ligabue. Tanto per citarne alcuni esempi. Insomma nei secoli i bar hanno affrontato periodi altalenanti, virus e cambio di abitudini. Eppure, nonostante tutto, ne sono usciti sempre vincitori.
Da un recente studio la provincia di Nuoro, in Sardegna, è risultata essere la prima in Italia per concentrazione di bar. Qui se ne contano 5,7 ogni mille abitanti. La Capitanata, dal canto suo, non sarà al primo posto, ma può contare certamente su migliaia di attività anche storiche. E Foggia non è da meno. I bar rappresentano davvero il cuore pulsante del capoluogo dauno. Ne sa qualcosa Pasquale Annese che insieme al papà, ha aperto l’omonimo bar su viale XXIV Maggio. “La mia famiglia conta ben quattro generazioni dedite ai bar – spiega a l’Attacco –, i bar rappresentano la cultura italiana, un luogo di eccellenza per la condivisione e la socialità. Anche la gente che lavora riesce comunque a trovare cinque minuti per prendersi un caffè al bar, da soli o in compagnia. È un’antica tradizione che fortunatamente – e a differenza di altre – ancora mantiene. La scelta di aprire sul viale della Stazione a Foggia è stata una scommessa finora vinta, nonostante l’iniziale scetticismo. Mio padre ha voluto azzardare questo passo e, ammetto, finora non ce ne siamo mai pentiti. Abbiamo ricevuto tante belle soddisfazioni, dai nostri clienti abitudinali a quelli occasionali”, aggiunge.
I bar simboleggiano il culto italiano, hanno nei secoli creato un vero scudo contro ogni forma di cambiamento. Erano e sono rimasti dei luoghi di cui non si può fare a meno. “Al bar si cerca di staccare la spina dai cellulari e dai problemi quotidiani. Certo i tempi sono cambiati, così come sono cambiate le modalità di comunicazione. L’avvento dei social ha sì minato la loro resistenza, ma ha altresì influito sulla loro promozione e sulla loro ricerca da parte del cliente. Una persona non abitudinale, che non frequenta il bar solitamente o che non abita in zona, spesso e volentieri sceglie il locale in base alla promozione fatta dai social che rappresentano quindi un’arma a doppio taglio. In buona sostanza c’è oggi la necessità di restare al passo coi tempi – conclude Pasquale Annese che sull’anno venturo riflette –, i auspico che questi brevissimi momenti che ciascuno di noi si ritaglia durante la giornata, non vadano mai persi. Uno scambio di battute, una chiacchiera veloce possono davvero fare la differenza”. Una cosa è certa al giorno d’oggi anche i bar, nonostante la loro innata forza, devono restare al passo coi tempi. Lo sa bene Alfredo De Martino titolare del Bar Duetto sito sull’isola pedonale. “Certamente i social hanno fatto perdere quel contatto diretto tra la gente – dice l’imprenditore -. Ecco che i bar devono giocarsi bene la partita, aprendosi anche ad altro. Penso ai bar che sanno offrire quel qualcosa in più del ‘solo’ caffè, capaci cioè di servire pranzi, pizze e tutta una serie di altri servizi che abbracciano una maggiore utenza possibile. Come cerchiamo di fare noi al Duetto. Diamo ai nostri clienti quella ‘scusa’ in più per restare al tavolo e parlare. Bisogna adeguarsi e diversificare l’offerta: dal cibo ai caffè speciali, dai cocktail ai dolci. Al momento non ho mai sentito nessuno dire ‘ci vediamo in ferramenta’ - scherza De Martino –, i bar resistono è vero, ma bisogna restare al passo coi tempi. Una volta questi locali erano principalmente frequentati il lunedì, all’indomani di un evento sportivo. Oggi che gli eventi sportivi sono invece spalmati su tutta la settimana questo non accade più, ogni giorno è un buon momento per vedersi al bar. E posso confermare che spesso e volentieri in questi luoghi vengono prese decisioni fondamentali, vengono decise le coalizioni politiche, vengono svolte riunioni importanti”.
Insomma fin dalla notte de tempi l’espressione “vediamoci per un caffè” nasconde un mondo dietro.
“Ad oggi ci sono tante buone occasioni per incontrarsi al bar che comunque sia vive le sue difficoltà, tasse in primis – conclude De Martino –, sarebbe forse necessario ritoccare qualche prezzo. Ma ci rimbocchiamo le maniche ed andiamo avanti. Cosa mi auguro dal 2024? Maggiore tranquillità, vorrei che finissero tutte quelle cose, guerre in primis, che causano solo disperazione e dolore nelle persone”.
Ma i bar, oggigiorno, non sono solo un punto di riferimento per un determinato territorio cittadino, possono altresì giocare un ruolo fondamentale anche in campo della solidarietà come sta facendo ormai da tempo il bar di Vito Di Tullio che ogni sera, prima di tornare a casa, appende alla saracinesca della sua attività delle buste contenenti cornetti ed ogni ben di Dio avanzato in giornata.
“Ciascuno di noi può fare tanto per la collettività – spiega a l’Attacco -. Con il bar accade anche questo: siamo ancora un punto di socializzazione valido per tante persone. Ma possiamo fare molto di più: proprio per questo abbiamo ideato ‘Prendine se ne hai bisogno’, un’iniziativa che vuole andare incontro alle persone meno fortunate. Per restare in tema stiamo anche organizzando una raccolta per i poveri. Quante cose potremmo fare per aiutare i bisognosi noi titolari di bar e non solo”.
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