Fatta eccezione per la fortezza svevo-angioina, la cattedrale di Lucera (che sempre angioina è) è uno degli edifici più antichi della città, e quindi la manutenzione è una costante per garantire adeguata accoglienza ed efficienza non solo in chiave liturgica. In questi ultimi giorni il suo interno è sembrato più un cantiere che una chiesa, conseguenza di una profonda operazione di riqualificazione di una parte importante di patrimonio storico, artistico e devozionale custodito, grazie a un progetto finanziato dalla Regione Puglia per quasi 200 mila euro in materia di valorizzazione e fruizione del patrimonio culturale, promosso dal Capitolo Cattedrale che formalmente detiene la proprietà di arredi, suppellettili e opere d’arte. La zona più coinvolta dagli elaborati redatti da Cesare Lucera e Francesca Inglese è stata quella absidale, dove sono stati sottoposti a disinfestazione sia il coro ligneo (compresi i blasoni vescovili) retrostante l’altare maggiore che le due balaustre presenti nel transetto, quella centrale e l’altra davanti all’altare di Santa Maria Patrona.
Altri interventi della stessa tipologia hanno riguardato la copertura del fonte battesimale, in questi giorni volutamente tenuta aperta anche per ammirare lo splendido dipinto interno raffigurante lo Spirito Santo, e il grande mobile (denominato “scarabattolo”) contenente la statua di San Raffaele, a sua volta restaurata e già collocata praticamente al lato opposto rispetto a quella di San Michele che domina invece la navata destra della basilica.
“Ci sono sempre tante cose da fare in una chiesa così bella e importante come la nostra – ha riferito il parroco, don Costanzo De Marco – e per ora siamo riusciti a portare a termine quasi del tutto questi obiettivi, con il proposito di passare al restauro delle balaustre. Peraltro da questa iniziativa ci siamo anche arricchiti di informazioni ulteriori: è stato confermato che il coro risale all’anno 1794 a opera di Nicodemo De Simone, mentre San Raffaele è stato attribuito all’artista settecentesco Giuseppe D’Onofrio, lo stesso che avrebbe realizzato il San Giuseppe che abbiamo alla chiesa di San Domenico e l’Addolorata a San Francesco. E’ importante questo aspetto, perché finora l’arcangelo lo si associava alla mano ancora più famosa di Giacomo Colombo, l’autore, tra gli altri, dell’Immacolata che sta sempre a San Francesco. I progetti che abbiamo nel cassetto sono diversi ma al momento dobbiamo fare i conti con le risorse disponibili, anche in materia strutturale. Dovrebbero iniziare a breve, inoltre, gli interventi di consolidamento della sagrestia, ma contiamo di mettere attenzione anche sul campanile e sulla muratura dell’edificio. Dopo Ferragosto, infine, comincerà il restauro della statua di San Rocco, con l’intenzione di riportarla in processione con Santa Maria nell’edizione delle Feste 2025”.
Proprio sabato scorso, peraltro, in cattedrale si è tenuta l’ordinazione diaconale degli accoliti Antonio Cataldo Miscioscia, della parrocchia San Giovanni Battista di Castelluccio Valmaggiore, e Davide Michele Pupillo, della parrocchia Natività di Maria Vergine di Alberona, per l’imposizione delle mani del vescovo Giuseppe Giuliano.
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