Fede e figli, l'avventura nella ristorazione e la voglia di tornare in politica: il secondo tempo di Max Di Fonso

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Dopo 60 anni di onorata carriera la trattoria Da Italo in Via Fiume a Foggia ha conosciuto la sua seconda vita grazie a Max Di Fonso che nell’agosto del 2024 ha rialzato la saracinesca e riacceso i fuochi della cucina. Ospitalità e familiarità, piatti dai sapori tradizionali ma anche invitanti variazioni con l’introduzione di novità sempre di buon gusto. Ma è soprattutto l’accoglienza che qui ha preso un ritmo diverso, è facile per clienti e avventori vedersi rivolgere un’attenzione particolare, tanto che spesso finiscono per restare - e tornare - per sentirsi parte di un piccolo mondo in cui non manca la disponibilità all’ascolto, alla conversazione, alla relazione. A fare la differenza è proprio il titolare Max Di Fonso che si è buttato con convinzione nell’avventura imprenditoriale della ristorazione insieme al figlio più piccolo, Massimiliano Elia, che seppur ancora giovanissimo già mostra di avere la stoffa giusta per farsi strada nel mondo del food e di tutto quanto è connesso all’universo enogastronomico. La seconda vita del ristorante che il politico e sindacalista foggiano ha deciso di rilevare è coincisa con la sua rinascita che lo stesso Di Fonso descrive come una riappropriazione di sè stesso dopo la perdita di ogni punto fermo a cui aveva ancorato per decenni le certezze della sua esistenza. “Il mio radicale cambiamento è stato innescato dalla delusione scottante che ho ricevuto dopo le ultime elezioni amministrative” rivela Di Fonso. Anche grazie al 3,20% raggiunto dalla sua lista Popolari Pugliesi, rientrata nel rassemblement del campo largo, Episcopo vince le elezioni ma il consigliere eletto Benedetto Buenza volta le spalle a Di Fonso e cambia subito casacca. “Dopo un mese e mezzo si sono interrotti i rapporti con Buenza, mentre la sindaca non ha mai risposto alle mie telefonate, una ventina di giorni dopo essere stata eletta mi ha bloccato sul telefono, è sparita, si è negata”. Sarà la grande delusione scaturita da questo “tradimento” a convincere Max Di Fonso ad allontanarsi da tutto, impegno politico e incarico nel sindacato, a staccare la spina alla disponibilità all’ascolto che tiene insieme problemi e soluzioni di tante persone. Prima rallenta, poi si ritrae, poi sente che è il momento di prendere le distanze da tutto. E lì comincia il periodo nero, a cui si somma anche il dolore per la separazione dalla moglie dopo 33 anni di vita insieme, tra fidanzamento e matrimonio, la vita di un tempo comincia ad essere avvolta da una nebbia che toglie colore alle cose che prima lo facevano sentire vivo ma che ora gli sembrano lontane. Arriva la depressione che non fa rumore, ma occupa tutto. “Si è innescato un meccanismo di stress inverosimile, sono caduto in una depressione che mi ha anche portato a fare delle sedute dallo psicologo. Ero rimasto completamente solo, mi hanno tutti voltato le spalle - si rammarica Di Fonso -. Andavo a pranzare tutti i giorni alla trattoria Da Italo, lui e sua moglie donna Irma mi hanno accolto come un figlio, non ero più un ospite per loro, ma uno di famiglia”.

La vicinanza affettuosa ad Italo - venuto a mancare tre mesi fa -  ed Irma sarà anche l’inizio della svolta che giungerà a compimento con la decisione di riaprire la trattoria e riprendere il percorso che si era interrotto nello storico ristorante del quartiere ferrovia. Un anno e mezzo definito “sabbatico” è il tempo che Massimiliano dedica a sè stesso per rimettere in sesto la sua vita “non erano rimaste che macerie”, dice oggi. Ed è così che la storia di una caduta che sembra definitiva diventa invece una soglia. Gioca un ruolo fondamentale la sua grande forza di volontà che si misura anche con la perdita di 35 chili, un alleggerimento che genera più energia, più lucidità, benessere e controllo in una prova di costanza e perseveranza nel riuscire a consumare per mesi un solo pasto al giorno. Aumenta la fiducia e si riduce l’apatia e cambiamenti radicali nel corpo e nella mente non tardano a manifestarsi, anche con l’aiuto di una guida spirituale che lo libera definitivamente da propositi disperati. “Quando perdi tutto nello stesso momento, politica, famiglia, sindacato ti spingi anche a pensare di farla finita - ammette nella sua confessione commossa - .  Allora non mi rimaneva che rivolgermi al Signore Gesù, prima invocandolo e pregando tantissimo da solo, poi ho avuto la buona sorte di incontrare padre Michele Bianco, un sacerdote ed esorcista che sta a Torre delle Nocelle, una frazione a 8 chilometro da Benevento.  Io sono cresciuto nell’oratorio di San Michele, ho passato la mia infanzia e la mia adolescenza nell’azione cattolica, vengo da quel mondo, ma è con don Michele, grazie al suo potente carisma, che ho capito davvero cos’è la fede, che Dio c’è, i miracoli avvengono, basta crederci e pregare tanto”.

Non solo con la solida certezza della fede ritrovata ma anche dal bene dei suoi tre figli ricomincia il secondo tempo della vita di Max Di Fonso che a 54 anni da poco compiuti ha trovato il modo e la forza per riorientare i suoi passi verso la luce. Riscopre dentro di sè una forza nuova e sorprendente, diversa da quella che aveva prima: è la forza del fare, del costruire, del vivere pienamente, passo dopo passo. La testimonianza della traversata nel buio resta impressa sulla pelle dove è impossibile non notare i molti tatuaggi ben visibili: “Li ho fatti nell’arco dell’ultimo anno e si riferiscono a tutto quello che mi è capitato - spiega l’imprenditore -. Sono simboli e parole che rappresentano il momento più brutto della mia vita ma anche la rinascita, non voglio dimenticare nulla...”. Molti i richiami religiosi, le croci, i cuori trafitti, le frasi dal significato profetico, sul palmo della mano sinistra le lacrime sgorgano da un grande occhio aperto sulla notte dei giorni più tristi: “Mi ricordano i pianti di quando mi sono separato ed ho perso tutto”. Sono invece occhi che si accendono di gioia quelli che si posano sul cellulare per mostrare le foto dei suoi tre gioielli, il già citato Elia e le due ragazze Erica e Noemi Enza, 4 D intrecciate sono il marchio di fabbrica di una famiglia che ha superato la tempesta ed oggi riparte di slancio “con l’amore per Foggia” e irrobustisce gli investimenti nel settore della ristorazione. “Il primo aprile apriremo La Fraschetta di Elia, una nuova trattoria che proporrà esclusivamente cucina romana, di fronte ad Italo - annuncia Max Di Fonso -.  E il 1 giugno apriremo anche l’Officina della mortadella, nel chiosco che si trova a corso Matteotti”.

Il tempo cura le ferite e Max ha saputo aspettare il tempo della cura: ci sarà ancora posto per un’altra scommessa in politica, passione che non si è mai spenta. è stata proprio la grande delusione a permettere a Di Fonso di fare una lunga riflessione sull’identità e i valori dell’impegno. “Mi appresto a ricandidarmi alle prossime elezioni comunali, credo che sia doveroso dimostrare a qualcuno che ci sono ancora come entità politica ed ho un mio seguito”, chiosa Di Fonso, già campione di consensi elettorali a Foggia, con uno personale bottino di 1436 che lo consacrò primo degli eletti. 

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testatina dillo al direttore WEB

 

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