La Capitanata sta affrontando una delle stagioni agricole più difficili degli ultimi anni a causa di una persistente e grave siccità. La mancanza di piogge e la scarsità d'acqua negli invasi hanno scatenato una reazione a catena che sta mettendo a rischio l'intero comparto agricolo, motore dell'economia locale. Le conseguenze della crisi idrica sono già evidenti e, secondo i dati forniti da Confagricoltura Foggia, si preannunciano drammatiche. Le colture cerealicole sono state le prime a subire i danni, ma la situazione si sta rapidamente estendendo ad altre produzioni. Il pomodoro è il settore orticolo più colpito, con una contrazione delle superfici coltivate superiore al 20% e una perdita stimata della produzione lorda vendibile (PLV) superiore al 30%. Vigneti e oliveti, anche le colture permanenti stanno mostrando i segni della siccità, con danni già visibili e una produzione autunnale che si prospetta fortemente penalizzata in termini di quantità. Confagricoltura sottolinea come questa crisi non avrà solo un impatto economico diretto, ma avrà anche pesanti conseguenze sociali, con una forte riduzione dell'occupazione nel settore a causa della mancanza di raccolto. Intervistato da l’Attacco a seguito della grave siccità che sta colpendo la Capitanata, il presidente di Confagricoltura Filippo Schiavone ha fornito una panoramica preoccupante della situazione, sottolineando come “la crisi idrica non sia solo un problema di mancato raccolto, ma una minaccia a lungo termine per l'intera economia agricola locale”. Schiavone conferma che “la coltura più colpita è il grano duro, ma l'emergenza si estende a tutti i seminativi e a un'ampia varietà di altre coltivazioni”. Spiega che la mancanza di piogge ha avuto un duplice effetto negativo: “Le coltivazioni che tradizionalmente si affidano solo alla pioggia, come il grano, sono state devastate. Anche le colture che necessitano di irrigazione, come il pomodoro, stanno subendo danni ingenti a causa della chiusura della diga di Occhito. Anche le falde dei pozzi si stanno prosciugando e in alcuni casi hanno registrato un aumento del grado di salinità, rendendo l'acqua inutilizzabile per l'irrigazione”.
Un riscontro negativo si evidenzia anche sulla perdita di quote di mercato e sull'occupazione. “La diminuzione del 25% circa nella produzione di pomodoro in provincia di Foggia si tradurrà in un trasferimento della produzione verso altre regioni. Il pomodoro non prodotto in Capitanata sarà coltivato in altre aree del centro-nord Italia, che guadagneranno così quote di mercato. Questo fenomeno si estenderà anche ad altre orticole invernali come asparagi, cavoli, broccoli e finocchi, che potrebbero spostarsi verso il centro Italia, in particolare in areali come Latina”.
Schiavone aggiunge: “La manodopera locale sarà costretta a spostarsi verso le aree che stanno guadagnando quote di mercato e che, di conseguenza, necessitano di più lavoratori”. Schiavone conclude sottolineando l'importanza di non “banalizzare” il problema, definendolo non solo “una crisi idrica, ma una questione complessa che si riflette negativamente su tutto il tessuto economico-sociale”.
Di fronte a questa emergenza, il comune di Foggia ha agito prontamente. La giunta comunale ha approvato una delibera per richiedere ufficialmente al governo e alla regione Puglia il riconoscimento dello stato di emergenza e di calamità naturale. L'assessore del Comune di Foggia Lorenzo Frattarolo ha evidenziato che si tratta di un “atto necessario” che dimostra l'attenzione dell'amministrazione per le esigenze del mondo agricolo. Contestualmente, il Comune ha sollecitato l'adozione di misure straordinarie di sostegno per le aziende, inclusa l'applicazione di deroghe e agevolazioni fiscali e contributive.
Anche la Regione Puglia si sta muovendo per affrontare la crisi. Il vicepresidente Raffaele Piemontese e l'assessore all'agricoltura Donato Pentassuglia hanno incontrato una delegazione di sindaci del Gargano e dei Monti Dauni. “L’incontro odierno con i sindaci dei Comuni interessati – sottolinea l’assessore Piemontese - è stato utile per ascoltare direttamente i territori e condividere un percorso operativo concreto insieme ai sindaci. Abbiamo affrontato anche gli effetti che i recenti incendi in una vasta area del parco nazionale del Gargano hanno causato ad aziende agricole e zootecniche, impossibilitate ad oggi a praticare attività di pascolo. Con l’assessore all’agricoltura, Pentassuglia, abbiamo ascoltato le istanze e invitato i territori, insieme alle associazioni di categoria, a segnalare agli uffici territoriali di competenza quali sono le colture colpite e a quanto ammonta la perdita di produzione lorda vendibile. Seguiranno immediatamente i sopralluoghi degli uffici regionali competenti per la verifica dei danni e sì dovrà predisporre la relazione tecnica necessaria da trasmettere al ministero, nei casi di una perdita della PLV superiore al 30%, secondo la normativa vigente e in caso di calamità naturali o eventi eccezionali. Solo con un lavoro coordinato tra istituzioni e territori potremo dare risposte efficaci al comparto agricolo e zootecnico del Gargano”.
Pentassuglia sottolinea: “Comprendiamo a fondo le difficoltà che gli agricoltori stanno affrontando e ci adoperiamo per offrire risposte immediate e soluzioni durature. Il Gargano, in particolare, con le sue colture cerealicole, uliveti, i vigneti e le produzioni ortofrutticole, rappresenta una delle realtà agricole di maggior valore per la nostra regione. Ma purtroppo, oggi paga un prezzo alto a causa della cronica carenza di approvvigionamento idrico. Non appena ci perverranno le segnalazioni sulle perdite produttive subite, ci attiveremo secondo legge per risarcire, il comparto agricolo”.
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