Chi segue le mie iniziative parlamentari ben conosce il mio impegno per la tutela della salute, dell'ambiente e per i diritti del Mezzogiorno. Tra queste battaglie rientra certamente l'istituzione della Cun, la Commissione unica nazionale, che è lo strumento di riferimento nazionale, operante al fine di formulare, in modo regolamentato e trasparente, i prezzi indicativi e la relativa tendenza di mercato e che assicura la trasparenza del processo di formazione dello stesso, rispondendo in modo tempestivo alle esigenze degli operatori di mercato di avere punti di riferimento sui quali basarsi per le proprie contrattazioni. Lo ha dichiarato Saverio De Bonis, membro della IX Commissione Agricoltura e produzione alimentare, agricoltore e presidente GranoSalus.
Tre sono gli aspetti controversi. Vogliono istituire la sede a Bologna anziché a Foggia: l'ennesimo strappo contro il Sud. Vogliono escludere dai listini il grano bio in violazione della salute e dell'ambiente. Vogliono inserire, tra i commissari della Cun, rappresentanti delegati da agricoltori che hanno sottoscritto contratti di filiera a prezzi già predefiniti, alterando così il libero mercato.
"Con interrogazione dell'8 aprile 2021 ho quindi chiesto al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali di sapere: anzitutto se non ritenga che la sede naturale della Cun grano sia Foggia; al fine di avere un quadro delle superfici agricole sottoposte a contratto e non a libero mercato, se non ritenga di dover verificare: l'esatta entità delle superfici ricadenti nei contratti di filiera nel periodo in questione; se vi sia stato un controllo, da parte degli uffici preposti, degli elenchi dei beneficiari dei predetti contratti rispetto ai sottoscrittori di deleghe, al fine di valutare la sussistenza di eventuali incompatibilità o posizioni dominanti da parte di alcune organizzazioni; se, all'esito della verifica, sia opportuno decurtare o rettificare le percentuali di rappresentanza per garantire il giusto equilibrio tra commissari e mercato libero.
Infine, se concordi sul fatto che vada inserito nel provvedimento che istituisce la Cun anche il grano duro biologico, che tra l'altro c'è già nelle rilevazioni delle borse merci, al fine di monitorare i prezzi di vendita dei prodotti dalle campagne ai grossisti e la catena del prezzo, considerato che il biologico sugli scaffali costa il 30, 40 e anche il 50 per cento in più, mentre attualmente all'agricoltore viene pagato al pari del prodotto convenzionale, con una evidente sorta di speculazione volta a privare i produttori biologici di uno strumento di tutela dei loro redditi e i consumatori di uno strumento di trasparenza del mercato.
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