Da più parti, dopo la pubblicazione su questo giornale dei miei articoli su redditi e ricchezza della Capitanata, mi viene chiesto di quantificare a quanto ammonta l’economia sommersa e quella illegale nel nostro territorio, poiché non si riesce a dare una spiegazione tra redditi dichiarati e percezione di benessere che ognuno di noi più o meno vede in giro, soprattutto sulla qualità delle auto in circolazione, sui locali più o meno sempre pieni, ecc. I dati ufficiali sulle dichiarazioni dei redditi presentate dalle famiglie di Capitanata per l’anno 2022 “raccontano” che l’82,63 per cento pari a 303.328 famiglie vivono con un reddito medio lordo annuo di euro 11.059 (euro 921 mensili lordi), e solo il 17,37 per cento pari a 63.763 nuclei familiari vive con un reddito medio annuo lordo superiore euro 26.000. Questi dati, in effetti, portano a porsi una domanda che tutti ci facciamo: come è possibile che con livelli di povertà così elevati non succede nulla, malcontento, proteste, se non addirittura elementi di rottura della coesione sociale? Una parte della risposta, credo non tutta, la troviamo nel report pubblicato dall’Istat qualche giorno fa proprio sull’economia sommersa in Italia.
L’Istituto nazionale di statistica stima che nel 2022 il Pil generato dall’economia non osservata, che è la somma di economia sommersa e attività illegali, nel nostro Paese si è attestato a euro 2.016 miliardi, pari al 10,8 per cento del Pil dichiarato. L’economia sommersa, al netto delle attività illegali si è attestata a euro 182 miliardi, mentre le attività illegali sfiorano euro 20 miliardi. Le unità di lavoro irregolari in Italia sfiorano i 3 milioni. L’Istat spiega che le principali componenti dell’economia sommersa sono costituite dal valore aggiunto accertato tramite ricavi non fatturati e l’impiego di lavoro nero e irregolare, a questo si aggiunge il valore dei fitti in nero. Le attività illegali includono sia le attività di produzione di beni e servizi che sono proibiti dalla legge sia quelle che, pur essendo legali, sono svolte da operatori non autorizzati (abusivi). Le attività illegali incluse nel Pil sono la produzione e il commercio di stupefacenti, prostituzione, contrabbando di tabacco.
E in Capitanata come siamo messi? Il Pil prodotto nel 2022 dalla provincia di Foggia ammonta a circa 9,3 miliardi, l’economia sommersa stimata è pari a circa euro 2,4 miliardi pari al 25,8 per cento del Pil ufficiale, suddivisa tra lavoro nero per euro 1 mld e sotto fatturazione per euro 1,4 miliardi. Il lavoro irregolare equivale nel nostro territorio al 40 per cento dell’intera economia sommersa. Si è stimato che in provincia di Foggia il 40 per cento delle famiglie ha una persona che lavora in nero, di contro l’occultamento di fatturato è pari al 58,1 per cento dell’intero valore dell’economia sommersa. Il settore agricolo incide per il 18,3 per cento sul totale dell’economia sommersa, ed è quasi tutta componente lavoro nero (euro 439 milioni), le costruzioni incidono per il 20,1 per cento (euro 482 milioni), tra lavoro nero (euro 180 milioni) e sotto fatturazione (euro 302 milioni), il commercio al dettaglio, trasporti, alloggi e ristorazione si attestano al 35,5 per cento (euro 852 milioni), di cui lavoro nero euro 410 milioni e sotto fatturazione euro 442 milioni, il settore industria ha una economia sommersa pari al 24 per cento (euro 676 milioni), di cui lavoro nero euro 187 milioni e sotto fatturazione euro 489 milioni.
L’attività illegale, stupefacenti, prostituzione, traffico di armi, contrabbando è stimata in euro 800 milioni, pari all’8,6 per cento dell’intero Pil di Capitanata dichiarato. Il Sole 24 ore di qualche mese fa nella sua classifica annuale sulla qualità della vita delle provincie italiane poneva al primo posto la provincia di Foggia nel riciclaggio di denaro rispetto al Pil prodotto. In altre parole, questi numeri ci dicono che in Capitanata ogni anno circolano circa euro 3,2 miliardi di denaro proveniente da economia sommersa e attività legali pari al 34,4 per cento dell’intero valore aggiunto, denaro che contribuisce in maniera significativa a sostenere i consumi e il benessere di una parte significativa della popolazione. I dati sul reddito da lavoro dipendente pubblico e privato 2022 nella provincia di Foggia è stato pari a euro 3,4 miliardi circa, di contro quello irregolare stimato è pari a euro 1 miliardo circa, il 30,39 per cento di quello legale. Se togliamo dal reddito da lavoro dipendente quello di provenienza pubblica pari a circa euro 1,3 miliardi, il lavoro dipendente privato ammonta a euro 2,1 miliardi, ciò significa che il lavoro irregolare in Capitanata è stimato nell’ordine del 57 per cento rispetto a quello ufficiale. Ci troviamo, in effetti, di fronte a un livello di illegalità veramente preoccupante. Se aggiungiamo l’economia sommersa a quella legale il Pil totale raggiunge euro 11.625 milioni a fronte di euro 9.350 milioni ufficiali (+24 per cento), ed il Pil-pro capite passerebbe da euro 15.696 a euro 19.515.
Questi numeri spiegano solo in parte la percezione che noi tutti abbiamo su livelli di consumo superiori ai redditi dichiarati. Facendo un ragionamento di ripartizione del valore dell’economia sommersa tra sotto fatturazione (euro 1,2 mld) e lavoro irregolare (euro 1,1 mld) solo quest’ultimo possiamo immaginare che vada ad incrementare in maniera significativa i consumi (domanda) poiché la sotto fatturazione è a vantaggio degli imprenditori che consumano solo in minima parte ciò che proviene dall’evasione fiscale, il maggior valore diventa ricchezza ulteriore accumulata, e questo spiega anche il crescere delle disuguaglianze nel nostro territorio (e non solo).
Per tornare alla domanda iniziale del perché non succede nulla nonostante i livelli di povertà che emergono dai dati ufficiali, possiamo dire sicuramente che il lavoro nero e le attività illegali attenuano il disagio, ma secondo me, la ragione vera è un’altra, e cioè siamo diventati un popolo di sonnambuli e di individualisti che pensiamo che nulla si possa cambiare, siamo abituati a questo da anni e anni, e l’unica soluzione per sopravvivere non è più la partecipazione attiva o il bene collettivo ma quello di “fregare” l’altro e il prossimo dove la scorrettezza, la mancanza di etica e moralità sono diventate prassi comune e normale, a ciò si aggiunge l’esistenza ancora di una “protezione familiare” che ha usufruito di benefici passati, la cui rendita oggi va a vantaggio dei figli.
Questo tipo di modello di economia e di vita non sociale non dà nessuna prospettiva e speranza di crescita e sviluppo al nostro territorio, di contro lo sta totalmente desertificando della migliore gioventù e del più importante capitale sociale e umano, pilastri di un maggior benessere per tutti. Abbiamo più volte rimarcato con forza come l’inverno demografico che ci colpisce da anni potrebbe portarci verso un futuro nefasto.
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