Qualche giorno fa l’Istat ha pubblicato due interessanti rapporti, il primo riguarda i giovani tra i 18 e i 34 anni che vivono ancora in famiglia in Italia e il secondo i consumi delle famiglie per l’anno 2023. Per quanto riguarda il primo rapporto è emerso che nel nostro paese i giovani tra i 18 e i 34 anni che vivono ancora con i genitori sono pari al 63,3%, pari a 6,5 milioni di abitanti. Di questi 2,5 milioni hanno un’occupazione, 1,5 milioni sono disoccupati e 2,5 milioni ancora studiano. Nel Mezzogiorno la percentuale di giovani che vivono ancora con i genitori cresce al 68,2%, e riguarda la stragrande maggioranza giovani disoccupati e che non studiano.
Il secondo rapporto sui consumi delle famiglie per l’anno 2023 evidenzia che la spesa media delle famiglie italiane è stata di Euro 2.738, e si è ridotta rispetto al 2014 (Euro 2.951) del 7,2%, mentre la spesa media dei single, che in Italia costituiscono il 33% delle famiglie, è stata di Euro 1.919 in riduzione anch’essa del 7,6% rispetto al 2014 (Euro 2.079).
Estrapolando i dati dei due rapporti relativi alla provincia di Foggia risultano a dir poco drammatici per la permanenza dei giovani nella famiglia di origine e sorprendenti per i consumi delle famiglie rispetto ai redditi dichiarati all’Agenzia delle Entrate per l’anno 2022. I giovani di Capitanata tra i 18 anni e i 34 anni sono pari a 135.248 (22,7% della popolazione totale), di questi il 75,2% (101.706) vive ancora con i genitori, di cui 15.255 (15%) hanno un’occupazione più o meno stabile e sottopagata, 61.023 (60%) sono disoccupati e 25.426 (25%) sono i giovani che ancora studiano. Sono numeri che mortificano non solo i giovani ma anche i genitori che non vedono un futuro per i propri figli.
Le cause della permanenza dei giovani con la famiglia di origine sono da ricondurre principalmente alla mancanza di lavoro, soprattutto qualificato e a salari da fame e precari per quelli che un lavoro ce l’hanno, ciò ovviamente impedisce di avere una vita indipendente e dignitosa. Per quanto attiene alla spesa media delle famiglie di Capitanata questa è stata pari nell’anno 2023 a Euro 1.917, mentre la spesa media dei nuclei familiari unipersonali è stata di Euro 1.343 (vedere tabella e grafico per la ripartizione della spesa tra abitazione, alimentari, etc).
Ancora una volta emerge, comparando i consumi con i redditi dichiarati che questi ultimi sono inferiori del 63% rispetto alla spesa effettuata dalle famiglie. Più in dettaglio i redditi netti complessivi dichiarati dalle famiglie sono stati pari a Euro 4.892 milioni nell’anno 2022 di contro la spesa complessiva è stata pari a Euro 8.003 milioni. In altri termini ci sono Euro 3,1 miliardi di maggiore spesa rispetto al reddito prodotto proveniente per Euro 1 miliardo circa dal lavoro nero e circa Euro 2 miliardi dalla rendita parassitaria ed ereditata.
Se pensiamo che il reddito da lavoro dipendente complessivo netto è stato nel 2022 pari a Euro 2,9 miliardi, la rendita in capitanata vale il 70% del reddito da lavoro. In altre parole, fatto 100 il reddito disponibile annuo costituito da reddito da lavoro e da reddito riveniente dalla ricchezza posseduta, emerge che il reddito prodotto dalla ricchezza posseduta (42%) tenda progressivamente ad avvicinarsi a quella prodotta dal lavoro regolare pari al 58%. Questo evidenzia che una buona parte della popolazione vive e sopravvive grazie alla rendita improduttiva. In economia quando il reddito prodotto dalla trasmissione dinastica patrimoniale raggiunge valori così importanti rispetto al lavoro la conseguenza è che il passato sta divorando il futuro, il patrimonio accumulato in maniera più o meno lecita in passato conta molto di più del reddito da lavoro, ciò che si eredita in questo territorio conta più di ciò che si realizza lavorando.
Questo ha una valenza drammaticamente superiore soprattutto quando il lavoro, come da noi, non ha più il giusto valore poiché sottopagato, sfruttato, precario e non sufficiente. La conseguenza è stata l’arresto della mobilità sociale, che costituisce un grave e “criminale” impedimento alla crescita e allo sviluppo sociale ed economico poiché potranno affermarsi solo i figli di persone ricche e già affermate a cui gran parte della rendita appartiene, a discapito delle famiglie più povere anche se più meritevoli a capaci. Per dirla in altre parole, le opportunità appartengono soltanto a chi ha avuto la fortuna di nascere in contesti familiari già ricchi che possono permettersi per i propri figli le scuole e le università migliori e tutte le possibilità di sperimentare le più diaprate esperienze professionali. Siamo arrivati a tutto questo grazie ad una qualità delle istituzioni pubbliche e private di scarso valore nella ipotesi migliore, corrotta e estrattiva nella peggiore, e comunque tollerata, appoggiata e favorita da una parte. Il sonnambulismo di tutti ha fatto il resto.
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