Impasse a danno imprese tra Autorità portuale e Consorzio ASI: rischio serio delocalizzazione in altre regioni

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L’incertezza e l’impossibilità di programmazione sono i fattori che maggiormente causano difficoltà alle imprese, per le quali una buona e tempestiva pianificazione è tutto. A Manfredonia lo stallo relativo alle aree retroportuali è un problema per le imprese che vi esercitano attività, strette in una tenaglia: da un lato l’attesa per la conclusione dell’iter avviato dall’Autorità di sistema portuale del Mar Adriatico meridionale volto all’allargamento dell’area demaniale, a scapito del Consorzio ASI di Foggia che perderebbe alcune zone; dall’altro il mancato via libera dell’ente pubblico economico di via Farina rispetto alle richieste avanzate da anni da alcune imprese storiche intenzionate ad espandere le proprie attività e che comunque non confliggerebbero col progetto del Consorzio finalizzato, coi 31,5 milioni ottenuti dai fondi FSC, al ripristino del collegamento ferroviario stazione Frattarolo-agglomerato ASI del porto industriale di Manfredonia. Rispetto al primo motivo di impasse la sensazione, sia in ASI che tra gli imprenditori, è che l’iter – che comunque necessiterà del vaglio finale del Ministero – non verrà ultimato prima della nomina del nuovo presidente dell’Autorità di sistema portuale, che dopo le dimissioni dell’ex numero uno Ugo Patroni Griffi è guidato dallo scorso anno dal contrammiraglio Vincenzo Leone. “Credo che l’Autorità di sistema portuale sta aspettando la nomina del nuovo presidente sia per smantellare i nastri sia per concludere quel procedimento che riguarda l’ampliamento dell’area demaniale”, ha detto a chiare lettere su queste colonne giorni fa il presidente del Consorzio ASI di Foggia Agostino De Paolis. Le imprese non sono preoccupate (“come paghiamo ad ASI pagheremmo all’Autorità portuale”) ma mettono in preventivo che se si volesse fare un’infornata di nomine degli enti portuali italiani potrebbe trascorrere ancora diverso tempo. E’ piuttosto il secondo motivo di impasse che rende complicato lavorare. De Paolis ha fatto un discorso generale nell’intervista a l’Attacco: no agli impianti rinnovabili nelle aree industriali rientranti nella competenza dell’ente pubblico economico laddove interferiscano e pregiudichino i progetti del Consorzio.

“Le nostre aree industriali sono state assalite dalle richieste. Ma se io ho un piano che prevede che in quell'area o attraverso quell'area arrivi la linea ferroviaria da Manfredonia e tu su quelle aree chiedi la realizzazione di impianti fotovoltaici, avrai sicuramente una resistenza da parte mia e quindi si sono aperti tutta una serie di contenziosi davanti al TAR, molti dei quali conclusi a favore e altri diciamo ni. Ma nel frattempo la legge nazionale ha previsto che sia dentro gli agglomerati ASI la realizzazione degli impianti. Quindi, nel momento in cui il consiglio comunale di Foggia approva l'ampliamento, quell'area che al momento è salva per proprio per quelle battaglie che abbiamo fatto come ASI, sarà aggredita. Ma se io su quell'area ho fatto un programma, devo realizzare infrastrutture, illuminazione, strade, devo fare dei lotti produttivi, come faccio a realizzare tutto ciò e a far sviluppare il territorio se tu mi riempi di proposte di impianti rinnovabili? Allora alcune cose importanti si stanno facendo, per esempio a Manfredonia dove ci sono possibilità realizzative. A Manfredonia molti terreni sono di proprietà dell'ASI”, ha spiegato De Paolis. 

Ci sono noti nomi operanti nel retroporto del Golfo: la Sidap di Saverio de Girolamo (fratello di Armando patron di Lotras, concessionaria della piattaforma logistica di Incoronata) in un’area di oltre 60mila mq si occupa da 25 anni di depositi portuali e stoccaggio e imballaggio per lo più di cereali dall’estero, oltre 2 milioni di tonnellate di merci movimentate ogni anno; mentre l’agenzia marittima Galli&Figlio di Vincenzo Prencipe ha reso il porto sipontino il principale hub del Sud Italia per la componentistica finalizzata agli impianti eolici. L’agenzia Galli da anni ha presentato una richiesta volta ad ottenere altri insediamenti per il revamping di impianti eolici e solari, per occuparsi in maniera strutturata dello smontaggio di impianti datati e della loro rigenerazione in impianti nuovi, attività con elevato indice di manodopera e totale sostenibilità. Le aree oggetto di tale richiesta sono quelle più a nord, vicine al centro commerciale Gargano. 

“L’iter di allargamento della zona demaniale non sappiamo quando verrà concluso. Nel frattempo riteniamo che non si possa negare l’insediamento agli operatori i cui progetti presentati non confliggono con la realizzazione della ferrovia”, spiega a l’Attacco Vincenzo Prencipe. 

La storica impresa, attiva nel Golfo sin dal 1906, intende investire ed assumere, ma così stando le cose rischia di delocalizzare le proprie attività visto che nel frattempo si stanno facendo avanti – dopo Brindisi – porti e aree industriali “non solo del Centro-Sud”. 

“A Manfredonia questo nostro progetto esiste ormai da quattro anni ed ancora non si procede. Altrove ci invitano ad insediarci”, continua Prencipe.

A questa situazione si aggiungono le perplessità di quelle imprese e quei pezzi di società civile che non credono nel raccordo ferroviario con Incoronata. “Che cosa dovrebbe trasportare?”, osservano alcuni operatori a l’Attacco. “La ferrovia comunque disterebbe ben 4 km dal porto, dove non ci sarà più il nastro trasportatore, visto che sarà smantellato congiuntamente ai lavori di rifunzionalizzazione del Bacino Alti Fondali. Sarebbe preferibile l’elettrificazione della linea passeggeri, anziché di quella merci, come affermato dal neonato comitato “La Ferrovia da salvare”, che si oppone alla soppressione del tratto ferroviario dalla stazione Campagna a Siponto”. 

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testatina dillo al direttore WEB

 

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