Adesso è la chiusura di una stagione di speranza per un territorio che aveva intravisto la possibilità di un riscatto autonomo. Perché era molto di più di un sogno a occhi aperti. Era una prospettiva concreta, frutto della forza (straordinaria) di 31 lavoratori che non si sono arresi quando la sede di Manfredonia dello stabilimento Dopla ha chiuso i battenti. Piuttosto si sono costituiti nella cooperativa Coopla Green per rilevare il capannone con i pochi macchinari che potevano essere funzionali al nuovo progetto imprenditoriale. Invece non sono bastati 1.710.000 euro raccolti per fiaccare le resistenze di un concorrente in particolare che si è spinto a mettere sul tavolo quasi mezzo milione in più: 2.160.000 euro, per l’esattezza. L’aggiudicazione a suo favore dello stabilimento ex Dopla di Manfredonia - teatro di questa battaglia per la dignità del lavoro – ha spento le speranze di un territorio che aveva creduto nella possibilità di un riscatto dal basso. “Per tutti noi è stata una Caporetto – l’ammissione di Gianfranco Rignanese, uno dei 31 soci della Coopla Green -. I nostri sogni di un possibile ritorno nello stabilimento che ci ha visto crescere sono svaniti. L’azienda, purtroppo, è stata acquistata da un imprenditore che non si sa cosa deciderà di fare. Tutti noi siamo profondamente amareggiati in questi giorni. Abbiamo fatto di tutto per portare a termine questo progetto. Ci abbiamo messo l’anima, ma non è bastato”. E poi, ancora: “Cercare le cause del fallimento dello sviluppo lavorativo del nostro territorio non serve più – la sua analisi -. Siamo il classico esempio di come anche nel presente non è possibile creare nulla, nemmeno quando gli stessi dipendenti si rimettono in gioco investendo sul proprio futuro. Evidentemente qualcosa non funziona in questa città se la politica non aiuta i suoi cittadini”.
La vicenda affonda le radici nel 2021, quando la normativa europea Single Use Plastic ha rivoluzionato il settore delle stoviglie monouso, vietando la produzione di materiali plastici usa e getta. Dopla Spa, marchio italiano leader fondato negli anni Settanta con sede principale a Casale sul Sile, in provincia di Treviso, si è trovata improvvisamente a dover affrontare una trasformazione radicale del proprio modello di business. Mentre il polo produttivo trevigiano è stato acquisito dal Fondo Azimut ELTIF – Private Debt Capital Solutions, lo stabilimento di Manfredonia è stato escluso dai piani industriali dell’azienda e destinato alla vendita. La chiusura definitiva arrivò nel marzo 2023, quando 67 lavoratori si ritrovarono senza occupazione. È in questo contesto di ‘disperazione’ che nacque l’idea coraggiosa: anziché arrendersi al destino, 31 di questi operai hanno deciso di trasformarsi in imprenditori, dando vita a un ‘workers buyout’.
Il progetto di Coopla Green rappresentava il simbolo di una rivolta pacifica contro un sistema economico che - in maggior specie con i famosi protocolli del Contratto d’area -, dopo aver usufruito di valanghe di soldi pubblici, spesso abbandona i lavoratori al loro destino.
Giovanni Guerra, presidente del consiglio di amministrazione della cooperativa, aveva espresso con parole cariche di speranza la filosofia del progetto: “Vogliamo dimostrare al comparto e al territorio che uniti possiamo rilanciare l’economia di questa terra. Noi vogliamo tornare a sperare”. Il piano industriale prevedeva la trasformazione dello stabilimento in un centro di produzione di materiali certificati a impatto ed emissioni zero. La cooperativa aveva elaborato una strategia che puntava a coniugare innovazione tecnologica, responsabilità ambientale e giustizia sociale, creando un modello replicabile in altri contesti industriali in crisi.
Il progetto ricevette il supporto di Cooperazione Finanza Impresa, con un investimento di 900.000 euro per sostenere la ripartenza dell'attività.
Da Giuseppe Conte a Michele Emiliano, da Nicola Fratoianni all’assessore regionale Leo Caroli, sono state numerose le visite di politici e rappresentanti istituzionali al presidio che era stato allestito davanti ai cancelli d’ingresso dello stabilimento sipontino. La vicenda locale ha assurto a caso di studio nazionale sui temi del lavoro, della cooperazione e dell’economia sostenibile.
“Abbiamo perso una grande opportunità. Noi volevamo solo lavorare nel nostro territorio e tornare a fare quello che per anni abbiamo prodotto. Purtroppo dopo tanti mesi di duro lavoro – l’amarezza di Gianfranco Rignanese - tra progetto, finanziamenti, mutuo e tanto altro, tutto è stato perso a pochi centimetri dal traguardo. La ferita brucia ancora. Per il nostro territorio è stata l’ennesima occasione persa. Spero comunque che ci sia ancora un briciolo di speranza. Nonostante tutto!”.
Questi 31 lavoratori avevano dimostrato che esiste un’alternativa al fatalismo economico e all’assistenzialismo. Che è possibile immaginare forme di impresa più inclusive e sostenibili. Che la crisi può trasformarsi in opportunità quando c’è volontà di innovare e cooperare. La sconfitta non cancella il valore simbolico e culturale del tentativo esperito, piuttosto mostra quanto sia difficile per le iniziative dal basso competere con logiche di mercato che privilegiano la disponibilità finanziaria immediata rispetto al valore sociale dei progetti.
La vendita dello stabilimento a un acquirente anonimo chiude una pagina, ma non cancella la lezione di Coopla Green. In un’epoca di crescenti disuguaglianze e precarietà lavorativa, la cooperazione e la solidarietà restano strumenti indispensabili per costruire alternative concrete. Il territorio di Manfredonia perde un’opportunità di rinascita, ma conserva l’esempio di chi ha saputo trasformare la disperazione in progetto, il licenziamento in imprenditorialità sociale, la rassegnazione in speranza attiva.
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